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IL FASCISMO DEI DEMOCRATICI

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Premessa indispensabile. La parola fascismo, al di là di ogni riferimento propriamente storico, ha assunto il significato corrente di dottrina e prassi politica fondata sulla violenza, sulla sopraffazione e su un sistema politico totalitario o dittatoriale.

Ciò premesso, la democrazia dei democratici, intesi come movimenti politici che si autodefiniscono tali, a cominciare dai Dem americani e dei socialisti che con i “democratici” si alleano, è la democrazia dei fascisti.

Facile spiegare il motivo di tale affermazione.

Quando Biden afferma che se dovesse vincere Trump la democrazia americana sarebbe a rischio dice in sostanza che l’unica democrazia non è quella che scaturisce dal voto popolare, laddove il potere appartiene al popolo, ma è democrazia quella dove il potere appartiene ai democratici, intesi come formazioni politiche così autodefinitesi.

In agosto 2023 Biden, dando avvio di fatto alla campagna elettorale per le presidenziali di quest’anno, ha detto: “Quello che stiamo vedendo ora o è l’inizio o è la campana a morto della filosofia estremista Maga (acronimo dello slogan Make America great again). Non è solo Trump, è l’intera filosofia che sostiene questa sorta di semi-fascismo”.

Se sei repubblicano, di quelli che non piacciono a Biden (leggi Clan Clinton), sei un semi-fascista.

Josep Borrell, il socialista che funge da ministro degli esteri europeo, ha affermato: “Le elezioni europee potrebbero rivelarsi più pericolose di quelle americane perché temo che i cittadini europei voteranno in base alla paura”.

Tirandosi sonoramente la zappa sui piedi, segno che la lucidità non è più di casa tra i Socialisti & Democratici, Borrell ci sta dicendo che avendo paura i cittadini europei voteranno a destra. Ne consegue che non hanno paura della destra, ma della sinistra, ossia di quella coalizione politica che ha governato l’Europa e che ha distrutto il welfare, imposto norme liberticide, creato un burosauro che sta distruggendo l’economia e che mette a rischio la stessa sopravvivenza di chi è più debole o, se si preferisce, meno ricco.

Il popolo vota a destra per paura della sinistra? Che la sinistra si faccia l’esame di realtà e reciti il mea culpa.

In Italia a dirci come stanno le cose ci ha pensato Giuliano Amato, in un’intervista a Simonetta Fiori per il quotidiano la Repubblica.

Dice Amato: «Quella di Fratelli d’Italia e della Lega continuiamo a chiamarla destra, ma di sicuro non ha la cultura politica di Reagan né della Thatcher né di Major, con cui mi è capitato di lavorare. È un’altra cosa, che ha che fare con l’ideologia dell’ostilità e del rancore. Ed è ancora più complicato sradicarla».

Cominciamo bene. Lega e Fratelli d’Italia non sono la destra, ma un’ideologia di ostilità e di rancore, pertanto, un’ideologia da sradicare.

Il messaggio è chiaro. Lega e Fratelli d’Italia sono fuori dal normale gioco della democrazia, perché non sono democratici.

La destra di Reagan era quella dei ricchi del liberismo e, pertanto andava bene, ma questa destra della Meloni è populista, parla in nome del popolo. Vade retro.

«È scaturita – dice Amato – proprio dalla crisi economica e sociale creata da quell’altra destra liberista. L’ideologia del trickle down ha aumentato le diseguaglianze e non ha certo fermato la povertà, ridotta sul piano globale ma accresciuta nei paesi più sviluppati. Ed è proprio qui, in Europa e negli Stati Uniti, che ha messo le sue radici la nuova destra populista, la quale non si nutre più della spinta dei ceti più ricchi ma di un’energia opposta che ricava agitando la bandiera dei perdenti».

“È la destra anti-establishment”, chiosa la giornalista.

«Sì – dice Amato -, quella che dice agli ultimi “io sto con te, io ti rappresento”, erigendosi a partito degli scontenti. Sulla scena mondiale Trump ne è forse l’espressione maggiore, ma in Italia Giorgia Meloni è stata capace di mettere a punto un metodo politico non meno efficace perché capace di raccogliere scontentezze di varia natura: i perdenti di una battaglia lontana, i nostalgici di un fascismo che non c’è più, e i perdenti di oggi, quell’enorme prateria del rancore alimentato dal disagio economico e sociale, oltre che dall’insofferenza per i nuovi diritti».

Cosa ci sta dicendo il socialista Amato? Ci sta dicendo che se la destra è guidata dai ricchi liberisti è democratica, se invece risponde agli interessi del popolo e dice agli ultimi che li rappresenta, allora non va bene, perché non riconosce i nuovo diritti e pesca nella prateria del rancore.

Amato ci sta dicendo che la destra sta facendo il mestiere che dovrebbe fare la sinistra, ossia si occupa dei più deboli e trae la propria legittimazione dal consenso popolare.

Se Amato sapesse fare due più due, dovrebbe dirci che, poiché la democrazia trae la sua legittimazione dal popolo, quella della destra della Meloni è democrazia. E invece no, perché, secondo Amato, mette assieme i nostalgici di un passato fascista con il rancore di oggi.

Insomma, la destra che non piace ad Amato, ossia ai socialisti del Pd e di questa sinistra woke ormai venduta al capitalismo finanziario internazionale, è necessariamente fascista e rancorosa e non democratica.

Da qui l’assioma che se non sei Socialista & Democratico che ha venduto l’anima al capitalismo finanziario sei fascista o rancoroso, comunque non democratico.

Lasciamo perdere il seguito dell’intervista, con tutta la sequela di riferimenti alla Carta Costituzionale (inchiostro inutile) e arriviamo al dunque.

Anche in Italia, come in Europa, come in America i Dem e i socialisti che stanno con i Dem hanno un’idea ben precisa in testa: la democrazia coincide con i partiti che si definiscono democratici e che sono alleati con i socialisti. Tutto quanto è fuori dal recinto è fascismo o semi fascismo.

La conseguenza di questo ragionamento è che sedicenti democratici e sedicenti socialisti che a loro stanno appresso sono, stando all’area semantica del termine fascismo che abbiamo delineato all’inizio, autenticamente fascisti.

I “demoscialisti” sono fascisti e danno del fascista a chi semplicemente si appella al voto popolare, ossia all’essenza della democrazia.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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