Home Politica TRUFFA GREEN: UMANI NELLA GABBIA CITTADINA A DISPOSIZIONE DELLE MULTINAZIONALI

TRUFFA GREEN: UMANI NELLA GABBIA CITTADINA A DISPOSIZIONE DELLE MULTINAZIONALI

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L’urbanizzazione è una delle tendenze in atto più importanti, capace di cambiare radicalmente l’ambiente nel quale vivrà l’essere umano, sempre più costretto in una gabbia di cemento, dove cibo e acqua sono e saranno sempre più in mano alle multinazionali e alla catena logistica di approvvigionamento.

Lontano dalla natura e riambientato nella gabbia cittadina, l’umano dipenderà in toto per l’acqua (lo è già in gran parte) e per il cibo da chi comanda la catena alimentare.

E’ qui il vero disastro che si affaccia in questo esordio di terzo millennio, per un’umanità denaturata e in procinto di essere schiavizzata.

Ovviamente il processo viene coperto da una narrazione green che introduce concetti come il ritorno alla natura incontaminata al fine di salvaguardare la biodiversità.

Va in questo senso l’idea dei socialisti europei, ormai totalmente asserviti ai disegni del capitalismo finanziario e alle idee di Davos, di imporre ai governi il ripristino di zone naturali in almeno il 20 per cento della superficie terrestre e marina entro il 2030 e l’estensione di tutti gli habitat che necessitano di recupero entro il 2050.

Ad esempio, riguardo ai fiumi, si dovrebbe avere 25 chilometri a libero scorrimento, rimuovendo tutti gli ostacoli, comprese le dighe. Per le foreste legno morto a terra e per il mondo agricolo   il “ripristino degli ecosistemi agricoli” per migliorare la biodiversità.

Siamo nell’ambito del Green new deal, sempre prodotto dalla mente fervida dei socialisti europei, con in capo il comandante Frans Timmermans.

Tutti questi assalti socialisti fanno parte di un disegno che, se si uniscono i puntini, prende forma e si chiama comunismo finanziario.

Procediamo con ordine.

Secondo il Consiglio nazionale degli architetti pianificatori paesaggisti conservatori (CNAPPC)

nei prossimi dieci anni, il 70% della popolazione mondiale vivrà nelle città.

Attualmente, il 54% della popolazione mondiale (4 miliardi di persone) vive in aree urbane. Entro il 2030, 2 miliardi di persone si saranno trasferite in città, con un impatto senza precedenti sulle infrastrutture e le risorse esistenti, soprattutto per quanto riguarda l’approvvigionamento idrico. 

Le dieci città più popolose al mondo saranno Tokyo (37.2 milioni), Delhi (36.1 milioni), Shanghai (30.8 milioni), Mumbai (27.8 milioni), Pechino (27.7 milioni), Dacca (27.4 milioni), Karachi (24.8 milioni), Il Cairo (24.5 milioni), Lagos (24.2 milioni) e Città del Messico (23.9 milioni). Dal 2016 al 2030, circa il 35% dell’aumento della popolazione interesserà queste 10 mega-città.

Partiamo dall’acqua.

Secondo uno studio di Mediobanca, pubblicato ad aprile 2021, il mercato mondiale dell’acqua confezionata è stimato in oltre 387 miliardi di litri, per un valore al dettaglio pari a 155 miliardi di euro.

Il prezzo medio al litro è attorno a 40€ centesimi, che scende a 30€ centesimi nella UE e a 20€ centesimi in Italia.

In base alle quantità, il consumo mondiale è cresciuto nell’ultimo ventennio al 7,4% annuo e le previsioni per il prossimo quinquennio indicano ritmi analoghi, tra il 7% e l’8%.

La Cina rappresenta il maggiore mercato con 103,1 miliardi di litri per 26,1€ miliardi al dettaglio, un primato incontrastato dal 2009 quando la Cina ha superato e infine doppiato gli Usa che oggi valgono 50 miliardi di litri e 34,6 miliardi di dollari.

Dal 2000, il mercato cinese è cresciuto del 13,7% all’anno, quello statunitense del 5,8%. Altri Paesi importanti e dinamici sono: il Messico (+5,9%), l’Indonesia (+11,4%), l’India (+13,7%), il Brasile (+6,9%) e la Thailandia (+6,8%).

Il consumo individuale mondiale è pari a 50,4 litri per abitante, ma circa metà della popolazione segna consumi pari a 17,7 litri pro-capite.

“L’acqua, bene primario necessario alla vita in tutte le sue forme – scrive Francesco Peloso su Internazionale – 10 giugno 2020 – comincia a scarseggiare. In particolare quella potabile, ma il problema ha un impatto crescente anche nell’agricoltura e nella produzione industriale. Per questo il possesso delle fonti e la gestione delle risorse idriche sono oggetto di un crescente interesse economico, spesso speculativo, ma non solo. Multinazionali del settore – per esempio quelle che controllano il mercato delle acque in bottiglia – e grandi gruppi finanziari stanno investendo in questo campo: chi infatti controllerà le risorse idriche del pianeta, le infrastrutture necessarie alla loro distribuzione, o gestirà le tecnologie per decontaminare l’acqua inquinata, si ritroverà per le mani un tesoro, e non solo in senso figurato. L’“oro blu” potrà insomma diventare una materia prima in grado di alimentare formidabili business e drammatici conflitti”. Nel luglio del 2010 l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha stabilito che “l’acqua potabile e i servizi igienico-sanitari sono un diritto umano essenziale per il pieno godimento del diritto alla vita e di tutti gli altri diritti umani”.

“Preservare l’acqua dolce per il prossimo futuro – scrive ancora Peloso – richiederà lo stanziamento di ingenti risorse economiche. Ma ogni grande crisi che fa nascere nuovi bisogni è anche un’occasione di guadagno per chi sa sfruttarla e possiede i capitali per farlo. È così che stanno nascendo i “mercati idrici”, ovvero forme di investimento sui diritti di utilizzo dell’acqua che possono essere poi rivenduti – per esempio a un paese, una città, una regione in cui cresca il fabbisogno idrico – o sfruttati per dissetare uno stato o una regione. Nel business rientra anche il complesso sistema di infrastrutture per uso civile o agricolo come acquedotti, tubature, pompe, dighe, impianti per la desalinizzazione o per il riutilizzo di acque reflue. Ma a che prezzo sarà possibile realizzare simili opere? A prima vista sono tutti favorevoli a investimenti sostenibili, magari in partenariato con le autorità pubbliche locali, ma le apparenze a volte ingannano. Grandi attori finanziari come Goldman Sachs, Barclays, Credit Suisse e Blackstone si stanno già muovendo nel settore”.

Eccoci arrivati al punto. Chi si muove nel settore? La finanza internazionale.

Un altro caso riguarda l’acquisizione delle terre in cui si trovano fonti e falde acquifere. Si tratta del cosiddetto land grabbing (accaparramento della terra), molto frequente in diversi paesi africani, in India, in Brasile. In pratica, attraverso l’acquisizione dei terreni, magari per uso agricolo, automaticamente si ottiene anche l’uso delle falde acquifere”.

Se guardiamo da vicino quanto sta accadendo notiamo che Bill Gates sta comperando terreni in quantità.

Bill Gates, infatti, è uno dei più grandi possidenti terrieri degli Stati Uniti: a dirlo, come riportato da vari media, è l’edizione 2022 del Land Report, un’indagine annuale sui maggiori proprietari terrieri del Paese. 

In questa particolare classifica il fondatore di Microsoft appare alla posizione numero 41, grazie al possesso di 275mila acri di terreno (in aumento di oltre 6mila acri nell’ultimo anno).

Secondo quanto riporta il Sole24Ore, le acquisizioni che hanno portato il miliardario statunitense in classifica sarebbero avvenute attraverso operazioni della sua finanziaria Cascade.

Al 24° posto troviamo Jeff Bezos.

“In questo processo però – avverte Francesco Peloso – anche gli stati hanno le loro colpe: spesso sottoscrivono accordi con grandi gruppi multinazionali che poi diventano “padroni” dell’acqua, destinandola allo sviluppo di colture specifiche di loro interesse”.

Nella produzione di acqua in bottiglia, i giganti del settore che controllano molti dei marchi più noti, sono tre: Nestlé Waters, Danone, Coca Cola.

Carne e latte sintetici

Ovviamente chi sarà rinchiuso nelle gabbie di cemento cittadine dovrà soggiacere anche alla scelte alimentari della multinazionali che, guarda caso con Bill Gates in prima fila, appoggiato da Ursula von der Leyen e dal solito Frans Timmermans, stanno dicendo che l’allevamento degli animali va ridotto ai minimi termini e che l’essere umano dovrà alimentarsi con carne e latte coltivati in fabbriche alimentari.

Bill Gates consiglia ai Paesi occidentali di consumare carne sintetica.

In particolare il consiglio è rivolto ai Paesi più ricchi, che possiedono le risorse economiche per sostenere la virata verso un’alimentazione che non preveda le emissioni di metano degli allevamenti intensivi, soprattutto quelli bovini.

“Ci si può abituare alla differenza di sapore“, ha spiegato Gates.

Al momento i prodotti sintetici rappresentano meno dell’1% della quota di mercato mondiale del consumo di carne, anche se nei prossimi anni Bill Gates prevede un cambio di rotta epocale grazie ad alcune start-up specializzate nella “coltivazione di carne”.

Per quanto riguarda i Paesi più poveri, dove i costi di produzione della carne sintetica non sarebbero sostenibili, Bill Gates ipotizza una riduzione del 20% delle emissioni di metano grazie all’utilizzo di mangimi sintetici.

Il tutto, ovviamente, per salvare il pianeta dal riscaldamento climatico.

La salute

Bill Gates è tra i maggiori contributori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la quela, come spiega Milena Gabanelli sul Corriere della Sera, “è finanziata dai 194 Paesi membri con contributi fissi in base al Pil, sostanzialmente congelati dal 1987, e da contributi volontari. Questi ultimi, che rappresentano la parte più consistente, provengono anche da una moltitudine di soggetti privati: parliamo di 4,6 miliardi di dollari su un budget complessivo di 5,6. Il primo contribuente sono gli Stati Uniti che versano in totale 893 milioni di dollari. Al secondo posto troviamo Bill e Melinda Gates con oltre 600 milioni, al terzo il Regno Unito con quasi 400, al quarto Gavi Alliance (di Bill Gates) con 370, poi il Rotary Club, il National Philantropic Trust. La Cina è al 14esimo posto con 85,8 milioni.

Di fatto l’Oms gestisce il 20% del suo budget, perché il resto riguarda progetti specifici decisi dai privati, e, scrive la Gabanelli, “non tutti trasparenti. Un’organizzazione quindi indebolita dalla mancanza di soldi e di personale con grande esperienza, liquidato per assumere giovani a contratto”.

CureVac , specializzata nella tecnologia RNA che sta alla base dei maggiori programmi di ricerca sul vaccino contro Covid-19, ha conquistato la scena con la pandemia.

Uno dei principali investitori di CureVac, accanto ai più ricchi miliardari del software tedeschi, c’è la Fondazione Bill e Melinda Gates.

Nicoletta Dentico, su La Repubblica, scrive: “Le diverse “galline dalle uova d’oro” di Bill Gates. CureVac non è la sola gallina dalle uova d’oro di Bill e Melinda. Stando alle ultime informazioni della Securities and Exchange Commission (SEC) americana, la Fondazione Gates ha un portafoglio di investimenti di oltre 250 milioni di dollari in una dozzina di aziende impegnate nella ricerca contro Covid19 – vaccini, medicinali, diagnostici o altre produzioni medicali. La Fondazione ha inoltre annunciato di voler utilizzare una parte cospicua del suo Fondo di Investimento Strategico (Strategic Investment Fund) di 2,5 miliardi di dollari per far avanzare il programma di impegno contro SARS-CoV-2”.

I miliardari americani, mentre nel mondo divampava una pandemia sociale ed economica senza precedenti, sono riusciti a incamerare profitti dell’ordine di un miliardo di miliardi.

“Se l’interesse iniziale della fondazione alle piccole biotech era legato alla lotta contro la malaria – scrive Nicoletta Dentico – , adesso Gates capiva ancora di più l’importanza strategica di puntare le sue ricchezze sulle innovazioni genetiche per i vaccini, attraverso una rete di piccole e medie imprese direttamente affiliate ai programmi della Fondazione. […]. La Fondazione Gates ha riorientato le priorità operative per dedicarsi quasi esclusivamente a Covid19. Grazie all’impegno finanziario di 300 milioni di dollari messi sul piatto in poche settimane, all’insorgere del primo focolaio della pandemia, si è conquistata la leadership morale nella lotta contro il nuovo coronavirus, sia per la ricerca e sviluppo di nuovi vaccini e terapie, sia per la formulazione di risposte epidemiologiche nei paesi a basso reddito (avvalendosi dei programmi di sorveglianza sanitaria come quello sulla polio, che finanzia in diversi paesi). Grazie al composito network di aziende farmaceutiche la Fondazione Gates si è posta al centro del dibattito scientifico mondiale sui progetti di ricerca da sostenere. Bill Gates ha investito miliardi di dollari in sette dei più promettenti progetti di ricerca su SARS-CoV-2, e si è lanciato nel finanziamento della costruzione di impianti di produzione di questi candidati, ben cosciente che da solo può mobilitare denaro dell’ordine di grandezza di più governi”.

E’ del tutto chiaro che Bill Gates e un manipolo di finanzieri miliardari americani stanno tentando di controllare acqua, terra, cibo, salute.

Tutto questo avviene con la collaborazione attiva dei socialisti europei, i quali sono le avanguardie armate dell’assalto del comunismo finanziario all’umanità.

Se aggiungiamo l’esproprio finanziario delle case con la scusa green e la follia dell’auto elettrica, che ci metterà a piedi, nonché la progressiva introduzione del controllo sociale tramite intelligenza artificiale, si capisce il motivo per il quale è necessario rompere, con un taglio netto, l’intesa devastante tra socialisti europei e club dei miliardari.

L’essere umano è parte integrante della natura e se per salvaguardare la natura si deve distruggere l’essere umano, allora il piano è diabolico.

Sarà anche green, ma puzza di zolfo.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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