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RICOSTRUIRE L’IDENTITÀ DELL’OCCIDENTE

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Ha ragione Lucio Caracciolo quando su Limes (11/2023) afferma che woke “è il karma dell’Occidente suicida” e che il “risveglio” ha prodotto una suddivisione della società in tribù.

La tribù degli adepti della “religione” woke, per dire pane al pane e vino al vino, è la tribù dei traditori dell’Occidente.

Quando attacchi alla radice l’identità dell’Occidente, abbattendo statue, cancellando storia e storie, recidendo le radici e inducendo una massa di idioti a seguire i tuoi proclami, enfatizzati da una stampa correa, sei, senza se e senza ma, un traditore dell’Occidente al servizio di chi l’Occidente lo vuole distrutto.

L’identità dell’Occidente woke è l’identità degli idioti essendo l’idiota colui che rivela una sconcertante stupidità e insufficienza mentale.

Chi tira i fili del teatrino dei pupi dove si agitando gli adepti alla setta woke non vuole spirito critico, logica, analisi della realtà, ma adesione acritica ai dogmi della nuova religione, che arriva nelle sue punte di idiozia estrema a fare gli auguri di Natale con un presepe dove a dare vita al Bambino divino sono due Giuseppi o due Marie, inducendo una blasfemia che dalle sacre stanze non viene condannata, perché la Chiesa di Cristo, quella dello Stato del Vaticano, per intenderci, non è più nemmeno capace di protestare quando si dissacra uno dei capisaldi della sua fede: l’incarnazione di Dio.

Visto dall’esterno, ossia da chi non è direttamente coinvolto nella religione cristiana, l’abominio assume i caratteri di un attacco all’Occidente, perché, se non si è scemi o delinquenti, si capisce che attaccare in modo blasfemo il cristianesimo nei suoi fondamenti significa attaccare una delle tradizioni che ha innervato di sé per secoli l’Occidente.

Le radici dell’Occidente non sono solo cristiane, ma il cristianesimo è stato ed è gran parte della cultura e della storia dell’Occidente e, al di là dell’essere o meno credenti, come tale va considerato e rispettato.

Nei continui attacchi alla religione cristiana, nella distruzione e profanazione dei suoi simboli, è all’opera quello che Soloviev ha chiamato l’Anticristo, il quale, nella fattispecie, si presenta sotto le vesti di un transumanesimo materialista che intende comprimere l’essere umano nel suo corpo materiale, affidandolo alla tecnica e alle tecnocrazie, eterodirette dalla cupola finanziaria e dai sedicenti filantropi.

In questo quadro di protervia dissacrante, che non coinvolge solamente il cristianesimo, ma il sacro in generale e ogni aspetto dell’essere umano che non sia il corpo tecnologicamente implementabile e asservibile, è sconcertante vedere come il Papa venuto dalla fine del mondo stia facendo di tutto per dare una mano a chi vuol far finire il cristianesimo del quale dovrebbe essere il massimo custode.

Inutile stupirsi se la fiaccola passa dal cattolicesimo all’ortodossia.

Siamo ad una svolta epocale dove uno dei pilastri (non il solo) che ha innervato l’edificio dell’Occidente sta per essere abbattuto, con l’aiuto di chi lo dovrebbe custodire e sostenere.

Ci sono altri pilastri, meno millenari, che stanno crollando.

Con la fine della globalizzazione è venuta meno l’idea di americanizzare il mondo, esportando la democrazia attraverso il mercato.

Il pilastro, messo in piedi dal Clan Clinton e frutto di un’idiozia trentennale, si basa sull’idea di eccezionalismo americano nella versione tracotante dovuta alla fine dell’Unione Sovietica e all’illusione di Washington di essere rimasta la sola potenza mondiale.

Con la fine della globalizzazione è venuto meno anche un altro pilastro, ossia l’idea della supremazia militare americana. La guerra in Ucraina, anziché mostrare le debolezze della Russia, ha messo in evidenza le debolezze militari, di dottrina, di strategia e di tattica, ma anche del complesso industrial militare Usa e occidentale.

Inoltre, chiamate a raccolta le nazioni del mondo per solidarizzare con Kiev, gli Usa si sono resi conto che una buona parte del pianeta non vuole essere come l’America.

Persino sul fronte atomico gli Usa non sono più gli unici e nemmeno i più forti.

In un quadro del genere, che ci presenta ormai una guerra mondiale ibrida, giocata su più fronti di conflitto armato e su altri fronti di conflitto economico, mediatico, informatico, l’identità è uno degli aspetti fondamentali, più importante delle artiglierie e dei carri armati.

E qui casca l’asino, metafora dell’ignoranza eretta a sistema.

Il dramma è che, come scrive Caracciolo (Limes 11/2023), la “deculturazione dell’Occidente parte dalla vetta: le università americane. Già massimo produttore di cultura, dunque di potenza, dell’ormai disorientato impero a stelle e strisce”.

Caracciolo mette in evidenza il rapporto cultura-potenza e così, se distruggi la cultura, distruggi la potenza e se distruggi la potenza dell’Occidente sei un traditore.

Ben diverso è quanto stanno facendo altre potenze del Pianeta. La Cina rivendica la sua millenaria cultura e fa del confucianesimo la sua base culturale di convivenza e di proiezione. La Russia, in stretto rapporto con la Chiesa ortodossa, rivendica la sua storia e ci ricorda di essere l’erede di Bisanzio.

Il mondo arabo trova la sua identità nella lingua e nella religione.

L’India, sorgente potenza mondiale, rivendica le sue radici culturali millenarie.

L’Occidente degli idioti, avvolto nella stupidità e nell’insufficienza mentale, si occupa di stabilire se si deve usare al posto del maschile e del femminile il neutro, parla a vanvera di patriarcato, insulta la propria storia e la propria cultura millenaria che ha prodotto libertà, democrazia e, ultimo, ma non per importanza, il welfare.

Un branco di idioti, a cominciare da quelli che si sono accomodati nelle università, fa il gioco di una cupola finanziaria che con la globalizzazione ha pensato di sottomettere e rischia di essere sottomessa. Anche in questo caso un branco di idioti vuole governare il mondo, mentre il mondo li manda a quel paese.

La prima grande rivoluzione, la vera rivoluzione della quale ha bisogno l’Occidente, è un sussulto di ragione, di spirito critico, di esame di realtà e di recupero insistente delle radici, della cultura, dell’identità.

Gli adepti della religione woke vanno trattati per quello che sono: traditori dell’Occidente.

Non ci possono essere mezze misure. Quando si è prossimi al suicidio indotto dagli idioti è necessario combattere gli idioti.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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