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CONTE METTE IN RIGA LA MELONI E LA SCHLEIN

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di Ganvito Caldararo

Il leader dei M5S ha convocato il 18 dicembre una conferenza stampa per annunciare di aver richiesto al Presidente della Camera dei deputati, ai sensi dell’articolo 58 del vigente Regolamento, la richiesta di un giurì d’onore per accertare ” le menzogne denigratorie del presidente del Consiglio Meloni in aula sulla vicenda del MES. Tale articolo del Regolamento stabilisce quanto segue: ” Quando nel corso di una discussione un deputato sia accusato di fatti che ledano la sua onorabilità, egli può chiedere al Presidente della Camera di nominare una Commissione la quale giudichi la fondatezza della accusa; alla Commissione può essere assegnato un termine per presentare le sue conclusioni alla Camera, la quale prende atto senza dibattito né votazione “.

Conte si è sentito colpito nella sua onorabilità quando la Meloni, parlando del MES ha dichiarato che è stato autorizzato senza un mandato del Parlamento, con il favore delle tenebre e quando il Governo Conte era già dimissionario. Conte, invece, ha esibito gli atti parlamentari relativi al dibattito svoltosi nella seduta del 9 dicembre 2020, nel corso del quale fu conferito al Governo apposito mandato per la sottoscrizione del MES. Nel corso della Conferenza stampa, l’ex presidente del Consiglio Conte ha usato parole in direzione della Meloni parole al vetriolo. Ha sostenuto che quanto detto dalla Meloni è totalmente falso, gravemente lesivo della sua onorabilità, che da presidente del Consiglio ha operato sempre alla luce del sole.

L’ultimo clamoroso caso di giurì d’onore andato in scena è quello dell’on.le Donzelli di Fratelli d’Italia, per le accuse che lo stesso ha rivolto ai parlamentari del PD in occasione della visita ad Alfredo Cospito, accusato di due attentati e primo anarchico a finire in carcere e relegato al regime del 41 bis. Terminata la parte della conferenza stampa riservata alla Meloni, Conte ha preso al balzo la domanda di una giornalista sul ruolo di ” federatore ” della Schlein, per assestare alla segretaria del PD un colpo micidiale. Ha sostenuto che la Schlein, dovrebbe svolgere il ruolo di federatore mettendo ordine nelle diverse correnti che caratterizzano il PD. Un modo, non proprio elegante, per dire che la Schlein deve prima pensare a fare ordine all’interno del suo PD e poi, eventualmente, al ruolo di federatore che gli avrebbe assegnato e suggerito Prodi, uno dei padri nobili che ha partecipato all’Assemblea del PD.

E a proposito dei ” padri nobili del PD”, Conte è stato molto caustico, perché da loro si attendeva una certa ” autocritica”, visto che qualcuno di loro aveva mirato alla scomparsa del suo M5S, ovvero ” il nostro assassinio “. E a proposito di una coalizione con il PD, per costruire una alternativa all’attuale Governo, Conte ha piazzato pesanti e insormontabili paletti. Ha sostenuto che il PD dovrà fare chiarezza sulla transizione ecologica, dal momento che Gualtieri, sindaco di Roma e uomo del PD, è impegnato nella realizzazione di un Inceneritore, che per il M5S è il passato e non il futuro di una politica ambientale. Ha detto che il PD dovrà dire una parola chiara sui conflitti riguardanti l’Ucraina, cioè sulla fornitura di armi, e quello tra Israele e Hamas, dove si registrano 18 mila vittime tra i civili, con un PD che subisce e si appella acriticamente alle risoluzioni dell’ONU. Ha sollevato anche la questione morale. Infine, ha sostenuto che non è disponibile alle primarie per designare il premier per la guida della coalizione. Da tutto ciò, appare evidente che la costruzione del ” campo largo ” è tutto in salita e finanche un vero e proprio enigma.

Ormai, lo sguardo è alle elezioni europee e Conte, con il suo salario minimo, il suo recente pacifismo, la difesa del superbonus e la questione morale che investe i casi Delmastro, Santanchè e Sgarbi, per i quali il M5S ha richiesto le dimissioni, punta ad un positivo risultato elettorale alle prossime elezioni europee. Avendo compreso che leadership della Schlein nel PD è ancora in una fase di gestazione, dove è vista come “impacciata, vaga, spesso impreparata, incapace di affondare il colpo, che si esprime con slogan”. Qualcuno l’ha paragonata a una Obama ma senza “Yes we can” (Si possiamo), il fortunato slogan utilizzato da Barack Obama , nella sua campagna per le presidenziali degli USA. Non a caso, la claudicante leadership della Schlein, viene insidiata un giorno da Landini e l’altro da Gentiloni. La cosa certa è che la sua permanenza alla guida del PD è legata al risultato delle elezioni europee, ma anche al voto nelle 4 Regioni e nelle amministrative riguardanti i circa 4 mila Comuni.

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  • Redazione

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