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OCCIDENTE SOTTO ATTACCO

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La guerra senza limiti, teorizzata alla fine degli anni Novanta del secolo scorso da due colonnelli cinesi, si sta realizzando sotto i nostri occhi, con un Occidente sempre più in crisi di leadership e con un’Europa, in questo contesto, sempre più simile ad un manicomio.

Dopo quella per procura tra Usa e Russia, giocata sulla pelle del popolo ucraino, che ha riportato la guerra nel Vecchio Continente, si è aperta quella per procura tra l’Iran e l’Occidente, giocata sulla pelle del popolo israeliano e di quello palestinese, con il conflitto tra Hamas e Israele a Gaza, al quale si aggiunge ora quello che vede attivi gli Houthi, longa manus di Teheran, nel Mar Rosso, con conseguente ricatto alla navigazione commerciale e danni evidenti all’Egitto di Al Sisi, in quanto l’attraversamento del Canale di Suez è uno dei maggiori introiti per il Cairo.

MAR ROSSO

E’ nello Stretto di Bab el-Mandeb, che congiunge il Mar Rosso, a sud, con il Golfo di Aden e quindi con l’Oceano Indiano, che i mercantili in transito sono diventati bersagli degli Houthi.

E’ uno stretto d’acqua di poco più di 32 chilometri, tra Gibuti e lo Yemen, una porta d’ingresso al Mar Rosso e, quindi, verso nord, al Canale di Suez.

Circa il 12% del commercio globale – compreso il 30% del traffico globale di container – passa attraverso il Mar Rosso, dove transitano miliardi di dollari di merci e forniture ogni anno, e dove ogni ritardo produce effetti significativi sugli scambi in tutto il mondo.

La situazione vede, di ora in ora, allungarsi l’elenco delle compagnie di navigazione che decidono di non attraversare il Mar Rosso e di circumnavigare l’Africa.

La major petrolifera BP, il 18 dicembre, ha dichiarato di aver sospeso temporaneamente tutti i transiti attraverso il Mar Rosso.

Il gruppo marittimo francese CMA CGM il 16 dicembre ha dichiarato di aver sospeso tutte le spedizioni di container attraverso il Mar Rosso.

L’azienda norvegese di petrolio e gas Equinor il 18 dicembre ha dichiarato di aver reindirizzato alcune navi che si stavano dirigendo verso il Mar Rosso.

La compagnia petrolifera belga Euronav ha dichiarato il 18 dicembre che eviterà l’area del Mar Rosso fino a nuovo avviso.

La compagnia di navigazione taiwanese Evergreen ha dichiarato il 18 dicembre che le sue navi in servizio regionale verso i porti del Mar Rosso navigheranno in acque sicure nelle vicinanze e attenderanno ulteriori notifiche, mentre le navi che dovevano attraversare il Mar Rosso saranno dirottate intorno al Capo di Buona Speranza. Inoltre, ha temporaneamente interrotto l’accettazione di carichi israeliani.

Il gruppo petrolifero norvegese Frontline ha dichiarato il 18 dicembre che le sue navi eviteranno il passaggio attraverso il Mar Rosso e il Golfo di Aden nel prossimo futuro, aumentando le tariffe che i clienti devono pagare per il trasporto del greggio.

La compagnia di navigazione tedesca Hapag Lloyd ha dichiarato il 18 dicembre che reindirizzerà diverse navi attraverso il Capo di Buona Speranza fino a quando non sarà garantita la sicurezza del passaggio attraverso il Canale di Suez e il Mar Rosso.

Il caricatore di container sudcoreano HMM ha dichiarato martedì di aver ordinato, a partire dal 15 dicembre, alle sue navi provenienti dall’Europa che normalmente utilizzano il Canale di Suez di deviare attraverso il Capo di Buona Speranza per un periodo di tempo indefinito.

La danese A.P. Moller-Maersk il 15 dicembre ha dichiarato che sospenderà tutte le spedizioni di container attraverso il Mar Rosso fino a nuovo avviso, a seguito di un “incidente sfiorato” che ha coinvolto la sua nave Maersk Gibraltar un giorno prima. La nave è stata bersagliata da un missile mentre viaggiava da Salalah, Oman, a Jeddah, Arabia Saudita.

La Mediterranean Shipping Company (MSC) ha dichiarato il 16 dicembre che le sue navi non transiteranno attraverso il Canale di Suez, mentre alcune sono già state dirottate verso il Capo di Buona Speranza, un giorno dopo che le forze Houthi hanno lanciato due missili balistici contro la sua nave MSC Palatium III. La decisione interromperà i programmi di navigazione di diversi giorni, ha dichiarato il gruppo con sede in Svizzera.

Orient Overseas Container Line (OOCL) ha interrotto l’accettazione di carichi da e per Israele fino a nuovo avviso, ha dichiarato il 16 dicembre la compagnia di navigazione di proprietà di Oriental Overseas (International) Ltd, con sede a Hong Kong.

Yang Ming Marine Transport di Taiwan ha dichiarato il 18 dicembre che avrebbe deviato le navi in navigazione attraverso il Mar Rosso e il Golfo di Aden passando per il Capo di Buona Speranza per le prossime due settimane.

Mar Rosso due

Quasi il 15% delle merci importate in Europa, Medio Oriente e Nord Africa vengono spedite dall’Asia e dal Golfo via mare. Ciò include il 21,5% del petrolio raffinato e oltre il 13% del petrolio greggio.

Il blocco del Mar Rosso indurrebbe una nuova fiammata dei prezzi del gas e del petrolio in Europa.

L’effetto più immediato degli attacchi alle navi è stato l’aumento dei costi assicurativi per i mercantili che viaggiano attraverso il Canale di Suez e il Mar Rosso. In genere, le navi devono avvisare i propri assicuratori quando percorrono aree ad alto rischio e quindi devono pagare un premio aggiuntivo. Questo premio di rischio pagato dalle compagnie di navigazione ammontava solo allo 0,07% del valore di una nave all’inizio di dicembre, ma negli ultimi giorni è salito a circa lo 0,5%-0,7%.

L’attacco iraniano per procura nel Mar Rosso ha indotto Washington ad allargare le operazioni di controllo della zona, in cooperazione con vari paesi arabi del Medio Oriente, come Giordania, Emirati Arabi uniti, Arabia Saudita, Qatar, Oman, Egitto e Batharain e Italia.

Mar Rosso Navi

L’iniziativa è stata chiamata temporaneamente Operation prosperity guardian e comporterà un aumento dei vascelli da guerra statunitensi e degli altri stati coinvolti nella coalizione in tutto il mar Rosso, ma in particolare all’imboccatura schiacciata tra Yemen e Gibuti, lo stretto di Bab al-Mandab e nel golfo di Aden, a sud dello Yemen.

L’Italia invierà nelle prossime ore la Fremm (fregata europea multi-missione) “Virgilio Fasan” dove si unirà alla missione navale lanciata agli Stati Uniti per la protezione dei traffici mercantili.

La nuova coalizione navale degli Usa per controllare il Mar Rosso si aggiunge a quella già in mare nel Mediterraneo davanti alle Coste di Gaza e di Israele.

Contemporaneamente gli Stati Uniti hanno deciso di rafforzare la loro presenza militare nel Baltico grazie a una serie di accordi in materia di difesa. Nel giro di poche settimane Washington ha siglato accordi di cooperazione con Svezia, Finlandia e Danimarca che consentiranno il dispiegamento di truppe statunitensi sui territori delle tre nazioni nordiche. In questo modo viene rinsaldato il legame difensivo nell’area scandinava e su quella baltica, in funzione di una maggiore presenza degli Stati Uniti in una regione giudicata strategica a seguito dell’invasione dell’Ucraina e delle rinnovate tensioni con la Russia. Avere accesso a basi terrestri, aeree e navali a pochi chilometri dalla frontiera con la Federazione Russa offre un evidente strumento di deterrenza agli Usa e, più in generale, alla Nato, specialmente in un eventuale scenario di crisi.

Se si tiene presente l’impegno relativo all’Ucraina e quello in aumento a difesa del Taiwan, c’è da chiedersi quanto ancora possa resistere la deterrenza Usa nelle varie aree del mondo, visto che ormai si accendono continuamente focolai che, pur avendo una bassa intensità bellica o un impatto bellico locale, hanno un’importanza globale su vari fronti: materie prime, risorse energetiche, inflazione, impoverimento delle masse occidentali.

A non soffrire, per il momento, è il mercato delle armi.

Nel 2022 i bilanci militari globali hanno raggiunto i 2.200 miliardi di dollari, in crescita per l’ottavo anno consecutivo.

Gli Stati Uniti sono il più grande esportatore di armi, con il 40% del totale delle spedizioni internazionali nel periodo 2018-2022. L’1/5 di queste esportazioni è andato all’Arabia Saudita, l’8,6% al Giappone e l’8,4% all’Australia.

Al secondo posto tra i maggiori esportatori nel periodo 2018-2022 c’è la Russia, con una quota del 16%.

Seguono la Francia con l’11%, la Cina con il 5% e la Germania e l’Italia con il 4%. (Fonte: SIPRI Arma Transfer Database – March 2023).

La domanda, tuttavia, è relativa a quanto può durare una situazione di tensione crescente.

Scrive Francesco Casarotto, analista geopolitico (Domino, 11/2023) che “essere unica superpotenza globale comporta sforzi disumani” e che ogni “distrazione strategica” comporta disastri.

Riferisce Casarotto che nella National Security Strategy americana si legge che “la Repubblica Popolare è l’unico competitor intenzionato a stravolgere l’ordine internazionale e, potenzialmente, in grado di farlo”.

Fino ad ora il Dragone è rimasto dietro le quinte, manovrando con Russia, Iran, Paesi Arabi, senza scoprirsi più di tanto.

La domanda che Casarotto si pone è la seguente: possono gli Stati Uniti tenere a bada contemporaneamente tre fronti (Ucraina, Israele e Taiwan)?

Tre fronti che potrebbero anche diventare di più.

Il segretario del Tesoro Usa, riferimento americano di Mario Draghi, sostiene che è possibile. Altri pezzi dello Stato Usa sono di avviso contrario.

L’Europa è imbambolata e continua imperterrita ad esprimere geopoliticamente ossessioni e coazioni a ripetere, inutili, dannose, autolesioniste.

L’Occidente è in crisi di leadership ed è questa la vera debolezza entro la quale si incuneano Russia, Iran, Cina e altri attori minori.

Forse è ora di passare dalle fantasie ideologiche alla realtà, dalla tracotanza alla misura, dalla spavalderia idiota alle capacità di agire con strategia.

La conseguenza sarebbe, sempre che i leader occidentali rinsaviscano, di chiudere in fretta la vicenda ucraina, ormai arrivata alla sua fase finale e inequivocabile, depotenziando, in questo modo, anche le vicende mediorientali, che oggettivamente hanno un legame con la guerra per procura tra Usa e Russia.

Aspettare che in America Biden venga mandato a casa è, probabilmente, troppo tardi.

Gli eventi incalzano e le logiche Dem clintoniane che hanno disastrato gli ultimi trent’anni di politica Usa non possono più rimanere in atto nemmeno per un minuto.

Urge una svolta decisa che comporti il passaggio ad una logica kissingeriana.

La realtà non si piega ai capricci di Hillary e nemmeno a quelli di Joe, o a quelli di Ocasio; e presenta il conto.

 

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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