
di Ugo Busatti
Non é un “Mondo al contrario”. É un Mondo schifoso. Lasciamo stare la violenza di Stato che porta e sovvenziona le guerre, lá ci sono interessi economici da difendere che sono molto piú importanti delle nostre vite. E quindi se ne fregano.
Ma scendendo nel particolare, lo Stato, attraverso i suoi giudici, non fa migliore figura.
Il ventunenne Alex Pompa, la notte del 30 aprile 2020 a Collegno, nel torinese, ha ucciso a coltellate il padre violento per salvare la vita alla madre durante una drammatica lite. Alex era stato assolto in primo grado per legittima difesa. Ieri gli sono stati inflitti sei anni, due mesi e venti giorni e il pm aveva chiesto addirittura quattordici anni.
É uno Stato che condanna chi si difende, Ultimo esempio il gioielliere che si é preso 17 anni per aver ucciso due rapinatori, condannato pure al risarcimento alle famiglie.
Ma nel caso di Alex non si é tenuto conto di quello che il ragazzo, con la sua famiglia, ha vissuto a causa dell’ennesimo vigliacco violento che porta il terrore dentro la propria famiglia.
É una “giustizia” che fa acqua da tutte le parti. Troppo lenta, troppo connessa a leggi o a procedure farraginose che la allontanano dal senso comune della giustizia.
Capisco che il tema potrebbe sembrare piú complesso. Ma in realtá la situazione é chiara. Oggi i soli a rischiare la vita siamo noi che giriamo per le strade o stiamo a casa nostra. Chiunque puó fare di noi ció che vuole. Rapinarci, stuprarci (ormai stuprano anche gli uomini, almeno in questo la paritá dei sessi é raggiunta) ed ucciderci. E noi non possiamo difenderci.
Se proviamo a farlo andiamo incontro a guai serissimi. Quindi siamo compressi: da un lato i delinquenti liberi di avere armi e di usarle, dall’altro lo Stato che ci lega le mani.
Non passa il concetto che la gente non puó compiere atti criminali. Se lo fa, uno deve essere pronto a subire una reazione. L’eccesso di difesa é un concetto che dovrebbe essere cambiato con quello di diritto di difesa.
E il caso di Alex, che ha evitato un ulteriore femminicidio, per di piú della madre, dovrebbe essere trattato con rispetto. Non credo che si uccida a cuor leggero il proprio padre. Ma se accade, perché le violenze diventano insopportabili, e la propria madre é a rischio, ricevere una condanna diventa veramente insopportabile.





