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DAL CODICE MORSE ALLA CYBERSICURITY

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di Savino di Scanno

 

What hath God wrought?” fu il primo messaggio trasmesso il 24 maggio 1844, tratto da un brano del libro biblico dei Numeri, a mezzo codice morse. L’incipit nasce in quanto, nuotando in stile libero tra il mare dei libri ormai dispersi tra il proprio studio, abitazione, depositi e cantine varie, si è ritrovato un testo molto caro a chi scrive il cui autore, Simon Singh, traccia la storia di codici e cifrari. Lo scienziato Britannico nel suo “The code book, the science of secrecy from Egypt to quantum cryptography” del 1999, tradotto in italiano in “Codici e Segreti” trasporta il lettore nel lungo viaggio della Storia di tecniche per cifrare i messaggi e metodi per decifrarli.

Storia lunghissima dagli antichi ai giorni nostri, passando per un sobborgo di Londra, Bletchley Park dove durante la II guerra mondiale Winston Churchill creò una squadra di analisti, matematici, scienziati del rango di Alan Turing per decifrare i famosi messaggi di Enigma. Ed è proprio in questo sobborgo tra il verde della periferia londinese che il 2 novembre c.a. il nostro Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, forse tra i pochissimi capi di Stato e di Governo al mondo autorizzati a visitare il luogo, con il primo Ministro Britannico Rishi Sunak, ha potuto delineare le strategie opportune per le politiche di difesa circa le minacce derivanti dal cyberspazio, aspetti ripetuti nei comitati governativi italiani del 29 novembre e di qualche giorno fa’.

Quindi si scrive di cybersecurity, materia dove a memoria da poco tempo l’ Italia si è dotata di una Autorità Nazionale che dicono sia estranea al perimetro delle Agenzie della Sicurezza Nazionale, forse perché più intelligenti e capaci degli statunitensi che finanziano prima la NSA ed a seguire CIA, FBI, e tutte le altre Agenzie.

Chi scrive non ha cultura informatica, limitandosi ai tasti on ed off del computer oltre a scrivere articoli sul proprio cellulare litigando con il correttore automatico quando si scrive in latino od in inglese.

Non si conosce il mondo degli hacker, il mondo dei pirati e spie del web ove russi e cinesi oltre ai soliti israeliani la fanno da protagonisti. Si immaginano “ragazzi ” preparatissimi chiusi in uffici con video giganti e tastiere capaci di ogni cosa ed a breve con gli strumenti della IA capaci di creare ologrammi di qualsiasi tipo in ogni parte del mondo di ogni sembianza e fattura.

Bene. Dichiarando la propria “incompetenza ” in materia in ogni caso qualche domanda la si vorrebbe formulare. Il lettore, scrivo di chi ha qualche decennio sulle spalle, ricorderà il film di Stanley Kubrick “Odissea nello Spazio ” nella parte dove l’astronauta della navicella Discovery di nome David fu costretto a “spegnere” l’intelligenza artificiale che guidava il viaggio interstellare di nome Hal 9000? Fu un gesto estremo per sottrarsi al dominio della macchina. Domanda quindi. Sarebbe il caso di poter prevedere, e lo si scrive agli analisti di intelligence che fanno un mestiere diverso da quello delle Spie, che in modo diretto od indiretto, voluto o forzato, il sistema di “connessioni informatiche ” potrebbe andare in corto circuito, ed allora come potrebbero avvenire le comunicazioni ordinarie e strategiche ma anche le transazioni finanziarie, i movimenti dei treni e quanto altro? La risposta potrebbe essere che è compito della cybersecurity.

Ma da che mondo e mondo le guerre non si fanno negli studi od uffici ovattati, basta vedere l’ Ucraina ed il Medio Oriente, e sempre guerre classiche alla fine sono, con uomini e mezzi che sul campo di battaglia reale si combattono.

Qualche idea finale, forse semplice ma forse efficace. Chi scrive da meno giovane, in qualità di Presidente Provinciale dell’Associazione degli Artiglieri, visitò un reparto di Artiglieria da poco dotato di nuovi sistemi per il “tiro”. Strumenti tecnologici di assoluta avanguardia. Ad un certo punto un anziano Colonnello, di quelli da oltre 80 campi a fuoco tra Capo Teulada alle Alpi passando da Monte Romano, chiese al brillante giovane maresciallo che spiegava tasti, leve, video, come avrebbe fatto a determinare i dati di tiro se la strumentazione elettronica veniva messa fuori uso. Nessuna risposta. Ma “qualcuno ” da dietro un mobile recupero ‘ una “tavoletta” che in gergo significa un foglio quadrettato scala 1:25.000 con righelli, compassi e spillini, qualche formula di trigonometria, una bussola, e questa fu risposta e soluzione.
Si conclude. Le nuove tecnologie vanno benissimo, tutti bravissimi e capaci, ma forse rimettere in piedi alla Cecchignola un corso per radio telegrafisti abilitati al sistema morse forse male non sarebbe.

Si dimenticava. Le Spie che non sono analisti, scienziati, professori varie ed eventuali tanto si sa’ non esistono. La Settimana Enigmistica pubblicò il suo primo volumetto il 23 gennaio 1932.

Il fascicoletto con volto di donna in prima pagina costava 50 centesimi ed era composto da 16 pagine. In prima pagina le prime parole crociate dell’Enigmistica Italiana.
-1 Orizzontale: Eroiche in Guerra, Nefande in Pace.
La soluzione sono 4 parole, 2 vocali e 2 consonanti.
Era il 1932. Laddove non si dovesse trovare soluzione forse sarebbe il caso di cambiare mestiere.

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  • Redazione

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