
di Nino Orlandi
Magari sarò distratto, ma non vedo ergersi gagliardetti, non sento risuonare nelle piazze “L’Inno a Roma”, non vedo girare squadracce in camicia nera, non noto gente che si saluta romanamente. Picchiatori, manganelli, corsi di “mistica fasista” e roba simile li ricordo come reperti di 40/50 anni fa. Così come lo sono i brigatisti rossi, i rapimenti, le P38, gli omicidi, le gambizzazioni e mercanzia del genere.
Dall’una e dall’altra parte c’è ancora sì qualche scemotto, alcuni travestiti da anarchici della domenica, muniti di rolex e idioti patentati, altri più intenti a curare l’uniformità del “chiodo”, che a studiare Rauti, o Evola.
Eppure continuano a dirmi che incombe sulla mia vita l’ombra nera del pericolo fascista. Mi sono guardato in giro, avanti e indietro, a destra e a sinistra, ma non ho visto nulla. Solo qualche giovane sardina, qualche vecchio squalo che la guida e, dall’altra parte, qualche ragazzo su di peso che fa pratica come ultras nelle curve dell’italica domenica calcistica.
Poiché alla mia età credo più ai miei occhi, alle mie orecchie e alla mia ragione, che alla propaganda stantìa di chi pensa (in parte a ragione) che siamo tutti scemi, non contate su di me per una caccia alle streghe che sono andate in pensione.





