Basta con inutili offese, risuscitiamo la Politica vera
“Nana”. “Caciottara a mollo”. “È venuta a infestare il nostro mare, spero si sia disinfettata con l’amuchina”.
Ma prima di questa dedica alle ferie in Sardegna di Meloni vi era stato ben altro.
«Caciottara, borgatara, pescivendola: insulti di censo, non di politica. È il disprezzo del salotto per il mercato rionale, firmato da una sinistra che ormai vince ai Parioli e ha perso nelle borgate che furono sue.
La prima donna al vertice di Palazzo Chigi doveva essere una di loro: laurea giusta, quartiere giusto, salotto giusto.
Invece, il soffitto di cristallo lo ha sfondato una madre della Garbatella che parla come il popolo che loro hanno smesso di frequentare».
È quanto sostenuto in un articolo su Nuovo Giornale Nazionale, a firma di Roberto Riccardi. Un po’ crudo, ma la sostanza è vera.
Bisogna solo aggiungere “le ginocchiere”, il “cortigiana”, il “deve soddisfare il suo amico” riferito agli incontri con Trump.
«Non siamo più nell’insulto, siamo nella disumanizzazione da manuale»: vero.
Quello dell’odio che nasce dalla incapacità di misurarsi e si nutre di invidie e rancori e si esprime con linguaggio da bettola e tra gentaglia ubriaca.
Solo che l’incipit del commento che ho citato – “insulti di censo e non di politica” – alluderebbe all’esistenza, ancora attualmente, di qualcosa che abbia a che fare con la politica. Si sceglierebbe di contestare altra cosa: e questo sarebbe il male.
Non è così.
La verità è che la politica non c’è più. Tutto il resto sì.
Lasciamo perdere Meloni. Perché un elenco di violenze verbali da tariffario di mercimonio molto meno nutrito, ma non meno pesante, viene scambiato tra gli opposti schieramenti ogni giorno sui social, sui media, in Parlamento.
Lì anche con cartelli e striscioni. Lo stadio, il tifo, lo scontro. Ma persino quello, non sulle idee.
Poi ci lamentiamo delle violenze che viviamo tutti i giorni.
Quelle morali sono la esatta riproposizione di queste nel campo “politico”; quelle fisiche quasi una ineluttabile conseguenza.
Insisto: ritorniamo alla civiltà e facciamo l’opposizione seria?





