I giovani rispondono alle politiche messe in campo
Tra il 2022 e il 2025, la dispersione scolastica esplicita in Italia ha registrato un netto miglioramento.
L’indicatore ELET (Early Leavers from Education and Training), che misura la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni con al massimo la licenza media e non inseriti in percorsi di istruzione o formazione, è passato dall’11,5% nel 2022 all’8,2% nel 2025.
In tre anni, la riduzione è stata quindi di 3,3 punti percentuali, pari a circa il 28,7% rispetto al valore iniziale. Il miglioramento ha portato l’Italia, nel 2025, al di sotto della soglia del 9% fissata dall’Unione europea come obiettivo per il 2030 e anche al di sotto della media UE, pari al 9,1%.
Si tratta di un risultato significativo, considerando che nel 2022 l’Italia si collocava ancora al di sopra della media europea.
Il dato nazionale restituisce dunque un quadro incoraggiante, anche se, da solo, non racconta l’intera realtà del Paese. Dietro il risultato complessivo permangono infatti differenze territoriali e di genere: la dispersione continua a essere più elevata tra i ragazzi, rispetto alle ragazze, e presenta livelli maggiori nel Mezzogiorno.
Il miglioramento della dispersione scolastica trova conferma anche nei dati INVALSI. La dispersione implicita, che riguarda gli studenti che completano il percorso scolastico senza raggiungere livelli adeguati di apprendimento, è passata dal 9,7% nel 2022 all’8,7% nel 2025, per poi scendere al 6,3% nel 2026, con una riduzione di 2,4 punti percentuali nell’ultimo anno e di 3,4 punti rispetto al 2022.
Il 6,3% rappresenta il valore più basso della serie storica. Anche per la dispersione esplicita le prospettive sono positive: dopo l’8,2% registrato nel 2025, l’INVALSI stima una possibile ulteriore riduzione al 7,3% nel 2026.
Se confermata, la stima indicherebbe un calo di 0,9 punti percentuali in un anno e consoliderebbe il risultato già raggiunto dall’Italia, che nel 2025 si è già collocata al di sotto dell’obiettivo europeo del 9% previsto per il 2030.
Un andamento altrettanto positivo riguarda i NEET, acronimo di Not in Employment, Education or Training. Con questo termine si indicano i giovani che, al momento della rilevazione, non lavorano, non studiano e non partecipano a percorsi di formazione.
Essere NEET non significa necessariamente aver abbandonato la scuola: nella categoria possono rientrare sia giovani che hanno interrotto precocemente gli studi, sia persone che hanno concluso il proprio percorso scolastico o universitario, ma non sono ancora entrate nel mercato del lavoro.
Non tutti i NEET, inoltre, sono disoccupati in senso stretto: alcuni non cercano attivamente un’occupazione, ad esempio perché scoraggiati, impegnati in attività di cura o per altre ragioni personali e familiari.
Il fenomeno rappresenta quindi un indicatore più ampio della sola disoccupazione giovanile e misura le difficoltà di transizione verso istruzione, formazione e lavoro.
Tra il 2022 e il 2025, la quota di giovani NEET (15 – 29 anni), ossia non inseriti in percorsi di istruzione o formazione e non occupati, ha registrato in Italia una significativa diminuzione, passando dal 19,0% al 13,3%. In tre anni, la riduzione è stata quindi di 5,7 punti percentuali, pari a circa il 30% rispetto al valore del 2022.
Nonostante questo forte miglioramento, nel 2025 l’Italia mantiene una quota di NEET superiore alla media dell’Unione europea, pari all’11,0%, e resta quindi al di sopra dell’obiettivo europeo del 9% fissato per il 2030.
Il dato evidenzia tuttavia una marcata riduzione del divario rispetto a tre anni fa. Persistono inoltre significative disuguaglianze territoriali e di genere: i NEET continuano a essere maggiormente presenti nel Mezzogiorno e tra le giovani donne.
La tendenza consente quindi di guardare al futuro con maggiore fiducia. L’obiettivo europeo è portare la quota di NEET al 9% entro il 2030: l’Italia deve ancora ridurre il proprio valore di 4,3 punti percentuali, ma il percorso compiuto negli ultimi anni mostra che il cambiamento è possibile.
Più giovani restano nei percorsi formativi e si avvicinano al lavoro
Questo miglioramento si inserisce in un quadro più ampio di interventi volti a rafforzare il sistema scolastico, ridurre i divari territoriali e rendere più efficace il passaggio dalla formazione al lavoro.
Tra le principali misure che hanno contribuito a sostenere questo percorso figurano gli investimenti del PNRR per il contrasto alla dispersione scolastica, il potenziamento dell’Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) e del sistema duale, nonché il programma GOL, che promuove percorsi di orientamento, formazione e accompagnamento all’inserimento lavorativo.
Un ruolo significativo è svolto dagli ITS Academy, percorsi di formazione di alta specializzazione strettamente collegati alle esigenze delle imprese. La loro riforma è stata accompagnata da importanti investimenti del PNRR destinati a potenziare laboratori, strutture, borse di studio, tirocini e offerta formativa.
In questo processo di crescita, determinante è stata l’azione svolta dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, guidato da Giuseppe Valditara, che ha posto tra le proprie priorità il contrasto alla dispersione scolastica, il rafforzamento della filiera tecnico-professionale e una più stretta integrazione tra scuola, formazione e mondo del lavoro.
Maggiori opportunità per le nuove generazioni
Il periodo 2022/2025 restituisce un quadro incoraggiante: diminuiscono sia i giovani che abbandonano precocemente il sistema educativo sia quelli che si trovano fuori da scuola, formazione e lavoro.
La sfida dei prossimi anni sarà consolidare questi risultati e trasformarli in un cambiamento strutturale.
L’obiettivo è fare in modo che sempre più giovani possano completare il proprio percorso educativo, acquisire competenze adeguate e costruire un futuro professionale, indipendentemente dal territorio di appartenenza o dalla condizione economica della famiglia.
Per raggiungerlo, sarà fondamentale continuare a investire nella scuola, nella formazione professionalizzante, nell’orientamento e nelle politiche di accompagnamento al lavoro, con particolare attenzione ai territori e alle fasce di giovani più a rischio di esclusione.
La sfida ora è non fermarsi
I risultati raggiunti, impensabili fino a pochi anni fa, dimostrano che invertire la tendenza è possibile.
Ora la sfida è fare in modo che i progressi conseguiti in alcuni territori e ambiti possano essere estesi a tutto il Paese, valorizzando e diffondendo le esperienze più efficaci e le buone pratiche già sperimentate.
L’obiettivo è trasformare queste realtà virtuose in un modello replicabile, capace di offrire a tutti i giovani maggiori opportunità di formazione, inserimento lavorativo e costruzione del proprio futuro.






