Home Opinioni SERVE ANCOR PIU’ UN PAESE COESO IN MOMENTI COSI’ STRAORDINARI

SERVE ANCOR PIU’ UN PAESE COESO IN MOMENTI COSI’ STRAORDINARI

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di Giuseppe Augieri

Sempre più difficile capire.
Mattarella fa una romanzina alle agenzie di rating, un richiamo del quale, se dovessimo restare a quanto riportato da una parte della stampa, sinceramente non avrei capito il perché. Che «la bilancia dei pagamenti segni un saldo positivo notevole» (solo questo in alcuni titoli) non basta a migliorare il rating. Un economista lo avrebbe segnalato come errore grave. Ma, nella realtà, Mattarella aveva detto anche: “l’Italia non è seconda a nessuno” nei settori dell’innovazione e dello sviluppo industriale; “l’occupazione è cresciuta”; «Italia è tornata a crescere,… se consideriamo gli ultimi cinque anni, il Pil nazionale è aumentato percentualmente più di quelli francese e tedesco»; «le esportazioni italiane continuano a registrare dati positivi…» per concludere che è «irragionevole che non venga notato dalle agenzie di rating nel valutare prospettive e affidabilità dell’economia italiana». E questo ha un senso.
Non si fa un buon servizio a Mattarella se si omettono parti di un ragionamento che rendono logica la sua conclusione: anche perché non è sull’economia. Non può sfuggire che il rating è già migliorato: non è poca cosa passare l’outlook, in poco più di due anni, da “negativo” a “stabile” ed ora a “positivo”. Ma, per ammissione delle agenzie stesse, più in funzione di “fiducia” nell’azione dell’attuale Governo che per i conti ancora tutt’altro che in ordine. Dunque lo spostare da parte di Mattarella l’attenzione delle agenzie dal dato della affidabilità del Governo a quello dei dati economici è un segnale politico a tutto tondo. E non è un endorsement al Governo, “la Repubblica” si rassicuri. Non si spiegherebbe altrimenti perché il Presidente della Repubblica invada un campo obiettivamente estraneo alla sua potestà. Il richiamo ad un precedente intervento economico, al varo del NextGen Eu, lo conferma: lì Mattarella sostenne che all’Italia, Paese fondatore dell’Ue, non si poteva mancare di rispetto. Si parlava di economia ma il sottofondo, di grande spessore, era politico. Lo è anche oggi: solo che bisogna fare un piccolo sforzo per capirlo.
Ma poiché la confusione regna sovrana, nelle stesse ore, vi è la “proclamazione a tempo” di uno sciopero generale da parte di CGIL e UIL. Resto annichilito. Mettendo a parte le motivazioni “politiche”, per le quali mi sento invece vicino ai giudizi della CISL, l’insieme delle proposte avanzate dalle due Confederazioni è come una serie di pedate sul fondo schiena di chi guarda alla tenuta dei conti: argomento questo, di fatto richiamato da Mattarella, che riguarda il rapporto con l’Europa, la fiducia internazionale, gli investitori e – questo sì – rating. Qualcuno spero abbia visto borse e spread cosa hanno fatto non appena si è visto che il PIL italiano crescerà meno del previsto. La situazione è di una delicatezza infinita.
Per precisare: non credo siano sbagliate, nel complesso, le rivendicazioni. E’ sbagliata la pretesa che le richieste vengano esaudite acquisendo nuove risorse da….. e però questo non si dice. L’idea che restino come previsto nella legge di bilancio i provvedimenti sul cuneo fiscale, sulla riduzione delle aliquote ed ogni altro provvedimento economico a favore di maternità e famiglie disagiate (penso che non ci sia l’intenzione di ridurre questi interventi, che però già valgono più delle disponibilità esistenti) e si aggiunga ad essi un maggior onere non quantificato, non è di nessun colore e di nessuna ideologia: è follia pura.
In verità si chiedono non piccoli aggiustamenti ma “cambiamenti radicali alla manovra”. Accompagnati, da parte di Landini, da un giudizio politico per me inaccettabile che sporca una manifestazione comunque importante. Attendo di capire quale rivoluzione dei “conti” verrà richiesta, cosa e come spostare. Cosa cambiare. Spero ardentemente che si presenti un progetto credibile.
Intanto, conoscendo i polli, pregherei Mattarella di tenersi pronto, visto che l’argine si è rotto, per un nuovo intervento in tema di “economia”. Temo, stavolta, non per chiedere giustizia alle agenzie di rating ma per darci un po’ di tempo per una riflessione. Prima delle mazzate.
 

 

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  • Redazione

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