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RENZI E L’AFFIDABILITA’

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di Gianvito Caldararo

A Renzi si può attribuire ogni colpa o responsabilità, anche quelle inesistenti, ma non gli fa difetto l’intuito e la intelligenza politica. Infatti, ha posto con una certa incisività il tema del futuro del centrosinistra per mandare a casa il Governo guidato dalla Meloni. Ha sintetizzato la sua proposta di “ora il tema è il futuro” con la sintesi che per “il futuro servono voti e non veti”. Ha precisato, con senso realistico, che i voti di Italia Viva ” non sono tanti, ma sono decisivi specie nei collegi marginali, dove il risultato vincente dipende da un 1 o 2 per cento”.

Appena Renzi, ha avanzato la proposta per il futuro del centrosinistra, ecco che è partita la campagna denigratoria sulla sua “affidabilità”. Renzi, che non si presenta come “il figliol prodigo”, ma come colui che ragiona di politica con la P maiuscola, rivendica di aver portato alla presidenza della Repubblica Sergio Mattarella, di aver mandato a casa Salvini e il Governo di Conte 1 e di aver fatto nascere, mettendo da parte ogni ostilità verso il M5S, il Governo Conte 2. Ma allo stesso momento, rivendica con orgoglio, di aver fatto nascere il Governo Draghi e di aver mandato a casa il Conte 2.

Ma tutto questo è il passato, ora per vincere bisogna puntare a costruire il centrosinistra per il futuro. E a tal proposito, ha condiviso il saggio pensiero di Pierluigi Bersani, il quale alla festa nazionale dell’Unità ha dichiarato: “No ai veti e no alle ambiguità”. Pertanto, il tema dell’affidabilità non può riguardare solo Renzi, ma anche personaggi come Conte e lo stesso Calenda.

Conte continua a creare problemi al centrosinistra in diverse situazioni. Lo ha fatto alle elezioni regionali di Piemonte, lo ha fatto alle elezioni amministrative di Bari, alla giunta regionale della Puglia di Emiliano. Lo ha fatto ponendo veti in Basilicata, facendo vincere il centrodestra di Bardi, esponente di Forza Italia. Si appresta a farlo alle elezioni regionali di Liguria, dove ha già lanciato un suo candidato.

Il vero problema non è tanto Renzi, il quale ha già detto che non ha alcun problema a sostenere la coalizione guidata dalla Schlein, ma che mai sosterrà una coalizione guidata da Conte e dal Fatto Quotidiano di Travaglio. Infatti, appena Renzi ha formulato la sua disponibilità ad un centrosinistra a guida del PD della Schlein, Marco Travaglio ha iniziato, insieme a Scanzi, a schierare la sua artiglieria e bombardare contro Renzi ogni nefandezza.

La credibilità di Travaglio è ormai pari al rosso con il quale chiude i bilanci della sua società, nonché dal fatto che negli ultimi tempi ha iniziato a guardare con “simpatia” proprio la Meloni, definita una “tipa sveglia”. Qualcuno arriva a ipotizzare che Travaglio vedrebbe di buon occhio un Conte schierato accanto alla Meloni e non alla Schlein. Tra l’altro, Conte non fa mistero di come coglie ogni occasione per distinguersi dalla Schlein e dal PD. Lo fa in materia di sicurezza, in materia di politica economica e nelle alleanze elettorali. E a proposito di Conte, si conferma sempre più aderente il giudizio espresso da un autorevole socialista di lungo corso durante la crisi del Governo Draghi, Claudio Signorile, il quale di Conte afferma: ” Conte? Non è una cattiva persona, che capisco che si sia montato la testa visto che gli hanno dato in mano un Paese. Ma la sua testa doveva rimanere sulle spalle, così non è stato”.

In una intervista dell’aprile 2024, lo stesso Signorile, in direzione di Conte, dichiara: “Conte è furbo, ma non ha strumenti culturali e programmatici”. E rivolto al PD, suggerisce, quanto segue: “Il PD dovrebbe imparare dal tentativo della Meloni di costruire un partito a vocazione maggioritaria”. E a tal proposito, Signorile, sottolinea di come “i socialisti mancano tanto alla politica perchè avevano un ruolo strategico, erano una forza di cucitura, di costruzione. Non c’erano passaggi rilevanti dove non ci fosse l’azione dei socialisti”.

In definitiva, il tema dell’affidabilità e della disponibilità riguarda Matteo Renzi, ma anche soggetti come Conte e Calenda, i quali, in più circostanze, non sono stati coerenti con gli impegni assunti. E la disponibilità è intesa come coerente impegno nel tempo. Infine, bisogna dare attuazione alla proposta di Bersani, di evitare veti, ma soprattutto eliminare ogni ambiguità. Se il futuro centrosinistra sarà capace di tanto, allora potrà costituire una reale alternativa alla Meloni, diversamente continuerà ad essere opposizione per lunghi anni. Il referendum sulla Autonomia differenziata e la battaglia sul premierato potranno costituire una buona base di costruzione dell’alternativa. Ma bisogna lavorare tanto e con serietà e responsabilità. Il confronto è seriamente partito dalla Festa dell’Unità di Pesaro, grazie alla intelligente azione di uno dei più capaci e fattivi uomini del PD, Matteo Ricci, già sindaco di Pesaro e ora parlamentare europeo.     

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  • Redazione

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