Ormai ci siamo, leggiamo bene il testo della riforma e votiamo Sì
Spero che il 22 e 23 marzo non sia l’ennesima occasione storica mancata per il nostro Paese.
Confido che le menti libere sostengano le idee indipendentemente da chi le sostiene.
Mi auguro che stavolta la storia non si ripeta e non si voti per ottusa ideologia o nell’utopica speranza di veder crollare governi.
Perché questo è quello che spesso è accaduto in passato.
Accadde nel 2006 con il Referendum sulla Riforma Costituzionale proposta dal governo Berlusconi.
Quella Riforma prevedeva il dimezzamento dei parlamentari e l’elezione diretta del capo di governo.
Se fosse passata, il numero esorbitante di parlamentari si sarebbe già ridotto all’epoca e non avremmo dovuto aspettare altri 14 anni.
Inoltre, nessun Presidente della Repubblica si sarebbe sognato di nominare un Monti o un Draghi alla presidenza del consiglio senza che costoro beneficiassero del consenso di alcun cittadino.
Però, all’epoca era prioritario fare un dispetto a Berlusconi e, soprattutto, far cadere il suo governo.
Risultato: Berlusconi governò fino al 2011 e noi continuammo a trascinarci gli stessi problemi.
Accadde nel 2016 con il referendum proposto dal Governo Renzi.
Quella Riforma prevedeva di mandare a casa 315 senatori, di non consentire più al presidente della Repubblica di nominarne altri a vita, di abolire quell’ente inutile del CNEL e di fissare un tetto massimo agli assurdi stipendi da nababbi degli altrettanto inutili consiglieri regionali.
Però, all’epoca, era necessario fare un dispetto a Renzi, fargli abbandonare del tutto la politica come aveva promesso e far cadere il suo governo così da andare alle elezioni.
Risultato: Renzi sta ancora qua, alle elezioni non ci si andò, poiché si formò l’ennesimo governo non votato da nessuno, uno di quelli dalle larghe intese e dallo stretto consenso elettorale.
Ma in compenso facemmo stappare bottiglie di champagne a tanti boiardi di stato, per lo scampato pericolo.
Compreso Brunetta che, da Presidente del CNEL, recentemente stava pure per aumentarsi lo stipendio da 240.000 euro a 310.000 euro lordi annui.
Ecco perché intravedo anche stavolta, dietro l’irrefrenabile e rabbioso desiderio di votare No, l’identica furia di quel marito che, per far dispetto, alla moglie si evira.
Né mi risultano nuove le mirabolanti acrobazie argomentative e i contorsionismi legulei finalizzati a far dire a tutti i costi il contrario di quello che la Riforma dice.
Li ho già visti e sentiti in passato.
E non si impara mai dai propri errori.
Ormai ci siamo.
Al di là delle cortine fumogene gli obiettivi sono chiari.
Questa Riforma, con la separazione delle carriere, potrà finalmente darci giudici equi e imparziali.
Con l’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare potrà responsabilizzare i magistrati i cui errori giudiziari verranno seriamente valutati, limitandoli.
Con il sorteggio, infine, potrà debellare l’insano potere delle correnti in seno alla magistratura.
Ormai ci siamo.
Al di là delle mistificazioni nessuna norma della Riforma intaccherà l’autonomia e l’indipendenza della magistratura dalla politica e chi lo afferma mente sapendo di mentire.
L’unica dipendenza politica che verrà intaccata sarà quella dalle Correnti che oggi non si battono per difendere la Costituzione o la Giustizia, ma solo per difendere sé stesse.
E comunque sia, chi immotivatamente teme un’influenza della politica nella magistratura si ricordi sempre che il potere politico, per quanto deleterio sia, è un potere democratico.
La politica fuori dalla magistratura la decide il cittadino con il proprio voto e la può cambiare.
La politica “dentro” la magistratura, invece, la subisce il cittadino e non la può cambiare.
Spero che il 22 e 23 marzo non sia l’ennesima occasione storica mancata per il nostro Paese.
Se così non fosse, il risultato non si discosterà dalle volte precedenti.
Il governo continuerà a governare.
Nell’assolvere l’ingannevole missione di proteggere la magistratura continueremo a farla soffocare dal dominio delle correnti, che, ancora più forti di prima, proseguiranno nel replicare le consolidate dinamiche spartitorie tipiche della peggiore politica.
Abbarbicati ad un impaludato conservatorismo, ostacoleremo nuovamente il necessario processo di modernizzazione, riformismo ed equiparazione con agli altri paesi europei.
E noi, come quel famoso marito, continueremo ad essere evirati, cornuti e mazziati.
… ma vuoi mettere la soddisfazione di aver fatto un bel dispetto al governo!





