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Perché la pace tra Stati Uniti e Iran sarà firmata in Svizzera?

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Pace tra Iran e Stati Uniti in Svizzera

Uno spazio neutrale in cui nessuno possa sentirsi sconfitto o proclamarsi vincitore

Quando la diplomazia sceglie una città, un Paese o un tavolo negoziale, raramente si tratta di una semplice decisione logistica.

La geografia, nelle relazioni internazionali, è anche un linguaggio politico. Per questo la notizia dell’accordo tra Stati Uniti e Iran che sarà firmato il 19 giugno in Svizzera merita attenzione. La domanda da porsi è: perché è stata scelta la Svizzera?

La risposta va ricercata nella storia. Dal 1980, dopo la crisi degli ostaggi nell’ambasciata americana di Teheran e la rottura delle relazioni diplomatiche tra Washington e la Repubblica Islamica, la Svizzera ha assunto un ruolo unico nei rapporti tra i due Paesi.

Per oltre quattro decenni Berna ha rappresentato gli interessi americani in Iran, mantenendo aperti quei canali di comunicazione che la diplomazia ufficiale non era più in grado di garantire.

Quando Stati Uniti e Iran hanno avuto bisogno di parlarsi senza apparire troppo vicini, la Svizzera è diventata il luogo dell’incontro. Lo stesso avvenne durante i negoziati che portarono all’accordo sul nucleare iraniano del 2015.

Tra Ginevra e Losanna prese forma una delle più importanti intese diplomatiche del XXI secolo. La Svizzera non è dunque una scelta nuova ma una scelta che appartiene alla memoria diplomatica del rapporto con l’Iran.

Ma vi è anche un’altra motivazione, firmare l’accordo in uno dei Paesi mediatori avrebbe inevitabilmente creato un vincitore politico.

Non in Qatar, perché la firma sarebbe stata interpretata come una vittoria diplomatica di Doha.

Non in Arabia Saudita, perché avrebbe rafforzato la narrativa di Riyad come nuovo centro della sicurezza regionale.

Non in Turchia, perché Ankara avrebbe trasformato l’evento in una consacrazione della propria ambizione di leadership regionale.

Non in Pakistan, perché Islamabad avrebbe ottenuto un riconoscimento internazionale di enorme portata, alterando gli equilibri diplomatici tra le stesse potenze coinvolte nella mediazione.

La Svizzera offre invece qualcosa che nessuno degli altri attori può offrire, la neutralità. Firmare a Berna, Ginevra o Losanna significa impedire che la pace diventi il trofeo politico di uno dei mediatori.

Un ulteriore elemento merita attenzione, la firma avverrà subito dopo il vertice del G7 che si terrà a Evian in Francia. In teoria sarebbe stato possibile scegliere una grande capitale europea, ma una firma a Parigi, Berlino, Roma o Londra avrebbe inevitabilmente attribuito all’Europa un ruolo politico diretto nel processo.

La Svizzera presenta, invece, una caratteristica particolare, si trova nel cuore dell’Europa senza appartenere all’Unione Europea. Non si tratta di una sfumatura semantica, una cosa è l’Europa, che rappresenta una realtà geografica, storica e culturale. Un’altra è l’Unione Europea, che rappresenta una costruzione politica e istituzionale.

Scegliere la Svizzera significa collocare la firma dell’accordo in Europa senza attribuirla all’Unione Europea. Significa beneficiare della stabilità, della sicurezza e della tradizione diplomatica europea evitando, al tempo stesso, che il negoziato venga percepito come un’iniziativa di Bruxelles o come una vittoria politica di una delle principali potenze europee.

È geograficamente europea ma politicamente percepita come neutrale. È abbastanza vicina da garantire sicurezza, infrastrutture e discrezione diplomatica. È abbastanza distante da non alterare gli equilibri politici tra Washington, Teheran e i Paesi mediatori.

In questo senso la Svizzera rappresenta il luogo perfetto. Non appartiene al Medio Oriente. Non appartiene alle rivalità regionali. Non appartiene alle dinamiche dell’Unione Europea. Non appartiene alle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Ed è proprio questa sua appartenenza a nessuno che la rende accettabile per tutti.

La pace non nasce soltanto dall’intesa tra due avversari ma dalla costruzione di uno spazio neutrale nel quale nessuno possa sentirsi sconfitto e nessuno possa proclamarsi vincitore. Da oltre quarant’anni, quando si tratta di Stati Uniti e Iran, quello spazio si chiama Svizzera.

Autore

  • Elena Tempestini

    Elena TempestiniElena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.

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