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Cattocomunisti progressisti presuntuosi e ignoranti la storia d’Italia

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Cattocomunisti progressisti presuntuosi e ignoranti

Libri con patentino antifascista? Nordio ricorda: “Il nostro Codice penale è firmato da Mussolini”

Il patentino antifascista è il segnale della perdita totale della ragione e del senso della misura di disperati che non avendo altro da dire si rifugiano dietro una specie di ZTL ideologica per evitare che venga scoperta la loro nullità.

Prima di ogni altra considerazione vorrei che i soliti intellettuali alla ricerca della crocchetta si ricordassero di cosa pensava il comunista Antonio Gramsci della loro inclita stirpe.

Gramsci considerava gli intellettuali in modo centrale e innovativo nella sua analisi della società, del potere e dell’egemonia culturale, soprattutto nei “Quaderni del carcere”. Non li vedeva come un gruppo autonomo o neutrale, ma come elementi funzionali alle dinamiche di classe e alla conquista dell’egemonia.

Gramsci pone una celebre domanda: gli intellettuali formano un gruppo sociale autonomo e indipendente o ogni gruppo sociale ha il proprio ceto intellettuale? La risposta è la seconda.

Ogni classe sociale “essenziale”, fondata sulla produzione economica, produce i propri intellettuali organici, i quali emergono organicamente dalla classe stessa e ne articolano gli interessi, la coscienza e l’egemonia. Hanno il compito di dare omogeneità e consapevolezza alla classe, sia sul piano economico che socio-politico.

Non sono necessariamente “intellettuali” nel senso tradizionale (filosofi, scrittori), ma anche tecnici, organizzatori, dirigenti che collegano teoria e prassi. Per il proletariato, il partito rivoluzionario ha il ruolo chiave di formarli e saldarli con altri strati.

Gli intellettuali tradizionali sono quelli che si presentano come autonomi, indipendenti e portatori di una continuità storica (letterati, filosofi, artisti, clero, giuristi, burocrati, ecc.). Si illudono (o fingono) di stare al di sopra delle classi e della produzione. In realtà, secondo Gramsci, sono “commessi” o alleati della classe dominante precedente, anche se non sempre consapevoli.

La premessa è indispensabile, in quanto il globalismo, il pensiero unico politicamente corretto, l’opera della tecno-finanza, nei decenni che ci stanno alle spalle, hanno tentato, in parte riuscendoci, di eliminare le classi, per fare delle stesse una massa amorfa e manipolabile.

Gli intellettuali organici gramsciani, pertanto, non hanno più la classe alla quale essere organici. Rimangono gli intellettuali tradizionali che, salvo qualche rarissima eccezione, sono dei “commessi” del pensiero unico politicamente corretto che oggi, per abbindolare le masse, ha come slogan e passepartout  l’antifascismo.

Gli intellò del patentino antifascista della Fiera nazionale della piccola e media editoria ‘Più Libri Più Liberi’ appartengono alla categoria gramsciana dei “commessi” del cattocomunismo progressista.

Se parliamo di fascismo e di antifascismo dobbiamo fare, lo ricordo sempre ai cosiddetti cattocomunisti, categoria del progressismo finanziario nostrano, che devono fare i conti con Palmiro Togliatti e con i Patti Lateranensi.

Palmiro Togliatti, meglio fare un ripassino a uso dei comunisti del cattocomunismo intellò, è stato uno dei più importanti politici italiani del XX secolo ed è stato il principale dirigente del Partito Comunista Italiano per gran parte della sua storia.

Fondatore del Partito Comunista d’Italia nel 1921, in esilio durante il regime di Benito Mussolini, divenne il leader effettivo del partito dopo l’arresto di Antonio Gramsci.

Dopo la caduta del fascismo rientrò in Italia nel 1944 e la sua cosiddetta “svolta di Salerno” favorì la collaborazione tra comunisti, democristiani e altri partiti antifascisti per costruire un governo di unità nazionale, la qual cosa lo portò a partecipare ai governi del dopoguerra come vicepresidente del Consiglio e ministro della Giustizia.

Fu uno dei protagonisti della stesura della Costituzione della Repubblica Italiana, sostenendo la partecipazione del PCI alla democrazia parlamentare.

Palmiro Togliatti, come Ministro di Grazia e Giustizia nel governo De Gasperi I (1945 – 1946), operò all’interno del sistema giuridico esistente, che includeva il Codice Penale del 1930 (noto come Codice Rocco).

Il Codice Penale Rocco fu approvato nel 1930 durante il regime fascista, firmato da Vittorio Emanuele III e dal Guardasigilli Alfredo Rocco, con il governo Mussolini. Era un codice autoritario in vari aspetti, ad esempio sui reati di opinione, sulla difesa dello Stato e su misure di sicurezza, ma conteneva anche elementi di continuità con la tradizione giuridica liberale precedente (Codice Zanardelli del 1889).

Dopo la caduta del fascismo e la Liberazione, il Codice Rocco, non fu abrogato integralmente. La neonata Repubblica Italiana continuò ad applicarlo (con modifiche e abrogazioni parziali nel tempo), perché riformare completamente il codice richiedeva tempo e un nuovo quadro costituzionale. Questo è un caso classico di continuità dello Stato e dell’apparato amministrativo-giudiziario.

Negli anni passati, tutti i governi che si sono succeduti alla guida della Repubblica Italiana, compreso quello D’Alema – Mattarella, o quello di Matteo Renzi, per non dire il Conte I e il Conte II, o quello di Draghi o quelli dell’alleanza ulivista (Prodi & C), si sono mai preoccupati di cambiare un codice fascista? Mai.

Risultato: il Codice Rocco (Codice penale del 1930) è ancora formalmente in vigore in Italia, in quanto è il testo base del diritto penale italiano ancora oggi, pur con numerosissime modifiche accumulate nel corso di quasi un secolo.

Il codice è considerato un “monumento di perfezione tecnica” grazie al contributo di giuristi come Vincenzo Manzini e Arturo Rocco (fratello del ministro). Ha un’impostazione dogmatica e sistematica robusta che ha resistito al tempo.

Dopo la caduta del regime e l’entrata in vigore della Costituzione repubblicana (1948), non fu sostituito integralmente. Le parti più autoritarie furono abrogate o modificate, ad esempio, la pena di morte fu abolita, furono introdotte garanzie costituzionali.

Sono intervenute numerose leggi di riforma, come la Novella del 1974, depenalizzazioni, interventi su reati specifici, ma la struttura di base è rimasta.

Gli intellò del progressismo cattocomunista conoscono la storia?

Veniamo a comunista Palmiro Togliatti. Come ministro Togliatti applicò e gestì il Codice Rocco nelle procedure ordinarie e nella transizione post-bellica. La sua azione più nota in quel ruolo è l’Amnistia Togliatti (decreto presidenziale 22 giugno 1946, n. 4), un provvedimento di clemenza ampio per reati comuni, politici e militari, motivato dalla necessità di pacificazione nazionale dopo la guerra civile. Essa riguardò molti ex fascisti e collaborazionisti e molti partigiani, contribuendo a una “pacificazione” nazionale.

Facciamo due passi nella storia della Chiesa, i cui rapporti con il regime fascista dopo i Patti Lateranensi (1929) furono caratterizzati da una fase iniziale di collaborazione e legittimazione reciproca.

Da Benito Mussolini la Chiesa ottenne il riconoscimento della sovranità della Città del Vaticano, il riconoscimento del cattolicesimo come religione di Stato, l’insegnamento religioso obbligatorio nelle scuole pubbliche, effetti civili per il matrimonio canonico e altri privilegi.

Pio XI (Achille Ratti) parlò di Mussolini come di «un uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare».

I rapporti si deteriorarono negli anni Trenta, per il fatto che il regime fascista mirava al controllo totalitario sulla gioventù, attraverso organizzazioni come i Balilla e i fasci giovanili, mentre la Chiesa rivendicava il proprio ruolo educativo e la libertà dell’Azione Cattolica, l’organizzazione dei laici cattolici, definita da Pio XI «la pupilla dei miei occhi», ma negli anni successivi la Chiesa appoggiò o non ostacolò attivamente iniziative del regime, come la guerra d’Etiopia, vista in chiave missionaria, e il clero spesso partecipò a cerimonie fasciste. Il Concordato garantiva alla Chiesa uno spazio significativo nella società.

Dopo la caduta del fascismo, i Patti, salvo revisioni successive, come quella del 1984 che tolse il cattolicesimo come religione di Stato, sono rimasti alla base dei rapporti tra Italia e Santa Sede fino a oggi.

È in questo quadro storico giuridico che fa giustizia dell’ipocrisia del cattocomunismo progressista attuale, che conta sul rimbambimento delle masse operato da decenni di propaganda.

La storia non si cancella ed è per questo che ha perfettamente ragione Carlo Nordio, quando, polemizzando con gli organizzatori della Fiera nazionale della piccola e media editoria ‘Più Libri Più Liberi’, in programma ogni anno a dicembre alla Nuvola dell’EUR a Roma, ha detto: “Forse gli organizzatori non sanno che il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il Codice penale, reca la firma di Mussolini”.

Domenica, a stigmatizzare l’iniziativa era stata la premier Giorgia Meloni che sui social aveva denunciato: “Per partecipare alla Fiera della piccola e media editoria ‘Più libri più liberi’, le case editrici dovranno ottenere quest’anno il ‘patentino antifascista’, sottoscrivendo un’apposita dichiarazione. È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono. La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica“.

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