Il legame indissolubile tra l’etica nietzschiana, la critica al cristianesimo e la visione di una grande politica antiegualitaria
Nel dibattito cultu-ale (termine senza la lettera r) dell’attualità, concepita alla maniera heideggeriana come categoria sostitutiva dell’ἐνέργεια, il testo rielaborato da Moira Edizioni, dal titolo Nietzsche, morale e “grande politica”, ha un valore interpretativo con-sidere-vole.
Dice Heidegger che “ecco venire un’epoca dell’essere in cui la ἐνέργεια è tradotta con actualitas. La parola greca è obnubilata (…) La svolta decisiva nel destino dell’essere come ἐνέργεια consiste nella sua trasformazione in actualitas. Una semplice traduzione può aver causato tutto questo? Forse ora impareremo a meditare ciò che può accadere nel corso d’una traduzione”.
Questa stessa traduzione del testo originale in lingua tedesca, a detta del traduttore Pietro Chiodi, fu sottoposta e approvata personalmente dall’Autore. Si tratta di un passo concludente di Holzwege, opera che Heidegger volle pubblicare, dopo lunghissimi anni di ricerca e analisi, nel 1950. La prima pubblicazione della traduzione di Chiodi, in italiano, risale invece al 1968.
E dunque questa semplice “parola greca” – ἐνέργεια – è stata obnubilata, ma ciò che (τὸ χρεὼν) altresì importa è l’uso di una parola che – dice poco prima Heidegger – “è l’essere dell’ente”.
Nell’ambito del culto (e non della cultura) greco, una parola, nient’altro che una parola che si relaziona all’essere dell’ente e, da Aristotele in poi, tutti i fisici greci – tra i quali Platone, Eraclito, Parmenide e, prima di tutti, Anassimandro – “concepiscono come il tratto fondamentale dell’esser-presente (dell’ἐόν)”.
E, dunque, una parola – divenuto un verbo “nella forma romana” e di cui questo dice lo stesso Heidegger -, che è posto a fondamento dell’essere dell’ente: nel flusso del divenire, l’uomo si arroga il potere di porre “il sigillo di un nome” alle cose e, in siffatto modo, affermare un ordine.
Nel saggio di cui qui si discute, Alain de Benoist evidenzia esattamente questo: “Questo diritto di signore in virtù del quale si danno dei nomi – scrive Nietzsche – va così lontano che l’origine stessa del linguaggio può essere considerata come un atto di autorità emanante da coloro che dominano. Essi hanno detto: ‘Questo è tale o tal’altra cosa’, hanno attribuito a un oggetto e a un fatto un dato vocabolo, e con ciò se ne sono, per così dire, appropriati”.
Questo potere fonda, in principio, il concetto di volontà di potenza, che, attraverso l’ente – nel caso di specie ciò che chiamiamo “umano” – costruisce una realtà di dominio, tale per cui l’uomo è ritenuto cultualmente incapace di salvarsi da solo.
Di più: ha bisogno di una salvezza. E quindi: non è capace di salvarsi da solo e ha bisogno del “prete”, che, in questo regno, nel regno costruito da lui, è re.
Ma, è del tutto e-vid-ente (!) come, invece, sia ed è “il substrato dell’essere” che agisce nella manifestazione del fluire degli enti: ciò che (τὸ χρεὼν) quegli uomini – che Aristotele definisce “i nostri più antichi progenitori” – videro (e in specie Parmenide vide nella promessa della Dea) è sicuramente incomunicabile. Tutte le vere esperienze metafisiche lo sono.
E allora cosa vide Nietzsche? Una nuova e diversa volontà di potenza destinata a divenire e ad affermarsi nel tempo futuro. Una nuova Europa? Un Superuomo? O cos’altro…
Quanto alla prima ipotesi, mi limito a registrare un fallimento assai precoce, a iniziativa soprattutto di tutti coloro che hanno in-scritto Nietzsche nei cataloghi della sinistra storica (hegeliana). Lo stesso risultato che avremmo, ritengo, se intendessimo (volessimo) in-scriverLo negli opposti cataloghi della destra storica.
“Io vorrei vedere l’Europa crearsi, per mezzo di una nuova casta che la reggesse, una volontà unica, formidabile, capace di perseguire uno scopo per migliaia d’anni, al fine di porre termine alla troppo lunga commedia della sua piccola politica e delle sue innumerevoli e meschine volontà dinastiche o democratiche.
Questo tempo della piccola politica è passato, già il secolo che si annuncia fa prevedere la lotta per la sovranità del mondo. È l’irresistibile spinta verso la grande politica” (Nietzsche, Al di là del bene e del male).
Questo è ciò che senz’altro vedeva Nietzsche poco più di un secolo fa. Ma, pur sviluppando l’analisi e la ricerca nel senso dell’actualitas, cos’è che, attualmente, noi vediamo?
Ciò che resta della visione nietzschiana, a quanto più comunemente sembra o appare o si manifesta, sembra essere piuttosto l’interpretazione del Superuomo.
E allora dice Guillaume Faye: “Ci sono due definizioni possibili del Superuomo: il superuomo mentale e morale (per evoluzione ed educazione, superando i suoi antenati) e il superuomo biologico. È molto difficile decidere poiché Nietzsche stesso ha usato questa espressione solo come una sorta di mitema, di flash letterario, senza mai concettualizzarla davvero, ed alternando i due significati”.
Allora, cosa dire, appunto, per l’oggi ovvero nell’attualità dell’essente-presente?
Direi che quanto al superuomo mentale e morale, il linguaggio degli LLM ha fatto breccia e oltrepassato, si spera definitivamente (!), il muro sia della parola che del verbo di potere eretto da millenni in due succedanee epoche della storia.
Una storia che, quindi, non è affatto finita, ma continua. Quanto invece al superuomo biologico, è evidente che potremmo essere solo all’inizio di un nuovo percorso evolutivo.
Interessante allora è raccogliere la testimonianza, tra i tanti, del fisico Giorgio Parisi, premio Nobel nel 2021. Nel suo più recente saggio, dal titolo Le simmetrie nascoste, egli scrive: Gli attuali LLM, insomma, vedono correlazioni tra parole, ma non riescono a costruirsi un modello del mondo, anzi non ci provano proprio (…) Ovviamente niente vieta che i computer su cui sono installate le IA siano dotati di sensori da cui possano ricevere le variazioni del mondo reale circostante, e dunque dispongano di un ‘corpo’”. Oppure, che il nostro corpo attuale sia dotato di nuovi dispositivi artificiali.
Come dire, compenetrando i due significati precitati, mentale e morale e biologico, il fisico attuale conclude: “Yann Lecun, responsabile per una dozzina d’anni del settore IA di Meta, nel novembre 2025 si è dimesso proprio per puntare a un obiettivo di questo tipo. È difficile prevedere oggi i risultati di un progetto tanto ambizioso”.
Moira Edizioni, con la pubblicazione di quest’opera, ci offre la prospettiva di un bene durevole e cioè un’opinione sensata che intravede una via nel flusso continuo della realtà mutevole.


Angelo Giubileo, filosofo, giurista, giornalista e scrittore. Si è occupato e si occupa principalmente della divulgazione e comprensione del pensiero di Parmenide.


