Il Sole 24 Ore, pagina culturale della domenica 19 maggio, offre sempre importanti articoli meritori di attenzione e considerazione. Questi giorni detto quotidiano si è superato. Come in una combinazione alchemica ha pubblicato tre articoli che sembrano scritti con metodo per essere considerati in comunione di “valori”.
“Ci terremo semplicemente per mano e andremo a passo leggero, dicendo cose insensate, stupide e care”. È l’incipit dell’articolo di prima pagina a cura del reverendissimo monsignor Gianfranco Ravasi. Il colto prelato citando i “fidanzatini” del vignettista francese Raymond Peynet scrive della “tenerezza” nel tenersi “per mano”, gesto, atto, colto nel divenire di un rapporto fra 2 persone innamorate. Monsignor Ravasi evidenzia come sia difficile , di questi tempi, scorgere nel “Deserto dei Tartari” sociale, persone in grado di esprimere questo potente sentimento, lo “stringersi per mano”, preferendo l’anonimato della lettura dei vari smartphone ,attività questa realizzata magari dinanzi alla persona che si afferma essere amata che nel medesimo istante stà compiendo la medesima operazione di connessione informatica.
Come se fossero d’accordo troviamo alla pagina VI al capitolo “Scienza e Filosofia” un articolo di Anna Li Vigni dal titolo “Il senso profondo del nostro essere umani”. L’autorevole articolista commenta un interessantissimo testo, “Cosa significa essere umani? Corpo, cervello e relazione per vivere nel presente” scritto dal neuroscienziato Vittorio Gallese e dallo psicologo Ugo Moretti. E’ un saggio sul senso di essere umani con attenzione alla nostra corporeità. Gli autori pongono al centro della loro ricerca il primato del corpo, dell’azione e del movimento. Scrivono di empatia, ma sopra tutto dichiarano il nostro essere una come “specie animale simbolica” con alla base il linguaggio ma anche la postura che divenuta eretta ha creato il “sapiens sapiens”. La professoressa Li Vigni si protrae sulla validità degli studi scientifici degli autori, ma si sofferma su un tema molto caro allo scrivente, il tema dei “neuroni a specchio”, questi considerati come motore del contagio emotivo. Ma è il finale da applauso. Anna Li Vigni conclude il suo dotto articolo con una considerazione di questi tempi mai più che attuale. Si conclude con un titolo a carattere cubitali che afferma “La sfida più grande che ci tocca affrontare oggi è iniziare a dire noi e non più io”.
Prima di passare al terzo articolo qualche considerazione. Scriviamolo. Sono stati bravi. Si, sono stati bravi ed hanno utilizzato il metodo più subdolo ed infame per avvelenare i pozzi della nostra società. Hanno lentamente, giorno dopo giorno, distrutto il principio della “comunione tra due corpi”. Hanno, con la falsa cultura woke, il transumanesimo, il pensiero unico, l’abominio di relazioni immonde, “diviso” le persone. Hanno portato all’estremo l’individualismo trasformandolo in narcisismo maligno. Un esempio riguardante il linguaggio. Un tempo quando si incontravano per strada nei nostri quartieri cittadini o nei paesi, 2 persone abbracciate, l’intercalare che si esprimeva era “…quei due fanno l’amore..” dando per scontato che l’intimità fosse espressione di un sentimento. Domanda. Avete più sentito questo tipo di frase? No. Oggi nella forma più elegante potreste ascoltare frasi tipo “..quei due fanno sesso.” Non bastano. I modelli culturali dominanti hanno illuso che essere occidentali fosse necessariamente essere o credere come i modelli della costa occidentale degli Stati Uniti, come da sempre sostiene il professor Silvano Danesi. Allora iniziamolo a scrivere. Essere Occidentali non significa in nessun modo essere come identici alla cultura woke. e questo giornale, il Nuovo Giornale Nazionale, ne è la più chiara espressione.
Siamo al terzo articolo. Lo si è lasciato per ultimo perchè è un articolo dei “credenti”. Monsignor Nunzio Galatino scrive ” Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va’; così è chiunque è nato dallo Spirito” riportando il Vangelo di Giovanni 3,8.
Perchè la vita abbia una direzione si deve far ispirare e guidare dal pneuma (ruah in aramaico).E’ il gioco di parole utilizzato dall’Evangelista nel simbiosi greco/aramaico che significano Vento/Spirito. Il Vento, metafora dello Spirito “rinnova la faccia della terra” (Salmo 103.30).
Chi ha la formula della felicità? Chi possiede la risposta a tutto? Chi può definirsi migliore degli altri, chi può conferire patenti di democrazia, chi può, alla fine, giudicare?
Siamo un Continente in guerra. Abbiamo una classe politica che per stile ,ormai, non la si cita neanche a voler chiedere, ad esempio, a qualsiasi candidato per la Europee, cosa ne pensasse Pietro Calamandrei dell’Europa o quali siano le differenze tra unione, confederazione o federazione. Un popolo di improvvisati, cialtroni, ciucci ed incapaci.
Ma abbiamo un Dovere. Compiere le opere, e queste si esprimono con l’esempio del lavoro di ogni giorno, con instaurare relazioni durature, nel credere nella collettività come corpo unico abbandonando l’eterna guerra civile di guelfi e ghibellini.
Scrivere “Noi”, invece che “Io”, aggiungendo per chi scrive “con l’aiuto di Dio”




