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L’INGANNO IDEOLOGICO DELLA DEMOCRAZIA CONDIZIONATA

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di Vito Schepisi

In Italia (Scrivetevelo! Fate come suggeriva Troisi nel film “Non mi resta che piangere”: “mo’ me lo segno”) c’è una democrazia diversa.
C’è qualcosa che stride rispetto a quella che vale per i principi della libertà delle scelte e del potere del popolo.
E’ diversa dal concetto di democrazia che ci giunge da Pericle (inventore della democrazia nel quinto secolo A.C.) per poi trovare attenzione in Aristotele e Platone e fino ai pensatori riformisti e liberali dei tempi più moderni.
Oltre all’inganno del principio di partenza, c’è anche una sorta di discriminazione ideologica che si può riassumere in questi termini: se sei “di sinistra” puoi dire e fare tutto ciò che vuoi.
In conseguenza di questa interpretazione, si può imporre anche d’essere tutti massimalisti ed anche di piegarsi all’antisionismo ed ai disegni nazisti (è l’ultima cosa che abbiamo tristemente scoperto) di annientare gli ebrei e di cacciarli ancora dalle loro terre, nonostante la risoluzione delle Nazione unite (n.181 del 1947).
Fascismo, comunismo e nazismo sono vestiti confezionati su un corpo che è sempre lo stesso.
Se non si parte dal considerare autoritario e non democratico tutto ciò che non rispetta il principio fondamentale della democrazia (il potere del popolo) di che cosa si sta parlando?
Riconoscendo valido il pensiero di Kant (“Da un legno così storto, come quello di cui è fatto l’uomo, non si può costruire nulla di perfettamente dritto”), la democrazia dev’essere “una regola” che valga per tutti.
La nostra democrazia, invece, è sotto il controllo d’un esercito di manipolatori attestatisi sull’assunto del … chi non canta nel coro, è reprobo.
Non è però democrazia quella in cui c’è chi obbliga e condiziona!
La miseria intellettuale di questa Italia confusa, pertanto, è nell’aver inventato una nuova forma di regime illiberale.
Chi scrive l’ha già definita: “democrazia condizionata”.
Quest’ultima ha un’articolazione di facile lettura:
– fa parte del complesso del sistema in cui attualmente si vive;
– è in continua applicazione;
– la si somministra quotidianamente;
– crea dipendenza.
Vale (la democrazia condizionata) quando le scelte spontanee (cosa pensare, dire ed agire) sono in linea con i presupposti ideologici di chi non ha il favore ed il consenso del popolo.
E poi all’infinito questa forma (non istituzionale) di sistema, s’applica ed interviene per suggerire un po’ di tutto: ad esempio che film vedere, che libro leggere, dove andare in vacanza, cosa mangiare, come spendere, come e con chi far l’amore, chi odiare, cosa scrivere, chi applaudire, chi contestare e quali parole non si possano usare.
Persino cosa sia da declinare al maschile o meno!
Patriarcale e matriarcale, ad esempio, più che retaggio di tradizioni e culture popolari, più che stupidità soggettiva, sono diventati distinguo politico, discriminazioni sociali, molestie sessuali e prodromi della violenza di genere.
L’articolazione degli atti in cui si sviluppa la democrazia condizionata stabilisce, per assunto logico esclusivo, anche chi può compiere impunemente reati, chi può usare violenza e chi può rubare, chi non può avere una vita privata, chi può uscire di prigione e chi, invece, dovrebbe entrarci.
Anche se e quando il peculato, il traffico d’influenze ed il voto di scambio siano reati.
Da qualche mese s’è aggiunto anche il discrimine su chi ha facoltà di scrivere un libro o meno.
Anche le leggi approvate dal Parlamento vengono inficiate dagli interventi interpretativi della Magistratura, diventata un potere, quando invece, proprio per effetto della democrazia, dovrebbe essere una importante funzione dello Stato.
C’è anche la necessità d’aggiornarsi e di sintonizzarsi sull’onda delle parole d’ordine di ultima chiamata, per non rischiare d’urtare la testa (magari contro una sbarra di ferro in mano all’imbecille di turno) per la mutazione d’un sentimento “politicamente corretto”.
Nell’era del fluido, anche la valutazione del pensiero è diventata fluida.
A dispetto della maggioranza del popolo, che nel segreto dell’urna si mostra restio a farsi dettare la linea, l’imbecillità non si ferma mai, creando un fastidioso senso d’inquietudine che, per evitare la furia dei fanatici, si trasforma anche in prudenza nell’esprimersi.
In questa inquietudine che, nella logica della “democrazia condizionata”, riduce il popolo alla prudenza, si vorrebbe stabilire, a prescindere dalle scelte popolari, chi ha sempre torto e chi ha sempre ragione.
Con la “democrazia condizionata”, in sostanza, si sancisce l’inquietante dominio dell’imbecillità, e si concretizza l’inganno del popolo.

 

Autore

  • Redazione

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