Home Opinioni DELIVER US FROM DEVIL – LIBERACI DAL MALE

DELIVER US FROM DEVIL – LIBERACI DAL MALE

0

di Pierluigi Sabatini

english version

When we talk about freedom, coherence, life experience or realistic politics, we always run the risk of contaminating the story, of romanticizing a vision in order to create more antipathies than closeness.

When we think of Donald Trump, we think of an individual, frank and direct, who can represent the personification of the superficial, of intolerance, of pride, of a vice, the political one, which is rare to find in contemporary democracies: saying what you feel.

In reality, however, the former President of the United States has shown the world the audacity to carry forward innovative political choices in the US foreign agenda; a true Trump Doctrine, representing, on the international chessboard, that figure necessary for balancing the changing world balances.

Many great political leaders, especially those who claim alleged rights of the people, communicate following a political logic increasingly oriented towards the need for consensus rather than the need for political responses capable of surviving the challenges of the future. However, in the face of the scenario that is unfolding, the desertification of the European geopolitical vision and the self-destructive policy of President Biden have consciously pushed the West towards an increasingly dangerous and bellicose change of status quo.

Why can D. Trump free us from evil?

To answer this question, we must first understand what evil is.

An answer to this question could be found in Hannah Arendt’s book, “The Banality of Evil”, where we understand the ability to lose sight of what we do and why evil acts. Man, who by his nature can hide – quoting a reflection by Kennan – “the seeds of totalitarianism”, is pushed towards an instinctive conflictual direction to safeguard his own survival.

History and its many errors have, at least should, taught us that evil, in absolute terms, is the inability to organize one’s actions through conscience; the later balanced by a rational and peaceful feeling. Feelings that today are gripped by the desire to see evil in good and obscured by the inability to give concrete and decisive answers to the instincts and fears of the masses.

Trump is the most concrete peaceful and rational answer that the West can offer for two simple reasons:

his realistic vision of the world: he could be counted as one of the presidents who literally shows in an explicit manner the reasoning of neo-realist thinkers, such as Kenneth Waltz;

his audacity: he is capable of crossing, in communication and in action, those boundaries of intolerance that have instead created more wars than treaties. In short, if there is a nuclear threat with North Korea, he meets the Dictator to lay down the weapon instead of starting an arms race for preventive security.

The degeneration of fear drives the individual to madness, Trump can free the West from the crazy belief that war – evil – is only a mater of time, of having to arm ourselves to defend ourselves, bringing us back to the importance that at the center of the international agenda there must be the protection of the individual, whose peaceful survival represents the most important anchor for the maintenance of the Western philosophy in which we live.

His liberal vision of the world is an expression aimed at contrasting an international system incapable of giving concrete answers to economic and commercial challenges, of understanding the war limits that must not be crossed. His doctrine yearns for an international vision oriented to the real protection of national interests by showing the true face, including the limits, of international law and of its many unfortunate detractors.

versione italiana

Quando si parla di libertà, di coerenza, di vita vissuta o di politica realista si corre il rischio sempre di contaminare il racconto, di romanzare una visione per poter creare più antipatie che vicinanze.

Pensando alla persona di Donald Trump si pensa ad un individuo, schietto e diretto che possa rappresentare la personificazione del superficiale, dell’intolleranza, della superbia, di un vizio, quello politico, che nelle democrazie contemporanee e raro da poter riscontrare: dire ciò che si sente.

Nella realtà dei fatti però, l’ex Presidente degli Stati Uniti ha mostrato al mondo l’audacia di portare avanti scelte politiche innovative nell’agenda estera statunitense; una vera e propria Dottrina Trump, rappresentando, nello scacchiere internazionale, quella figura necessaria per il bilanciamento dei mutevoli equilibri mondiali.

Molti grandi leader politici, specie quelli che rivendicano presunti diritti del popolo, comunicano seguendo una logica politica sempre più orientata al fabbisogno di consensi che alla necessità di risposte politiche in grado di sopravvivere alle sfide del futuro. Tuttavia dinanzi lo scenario che si sta manifestando, la desertificazione di visione geopolitica europea e la politica autolesiva del Presidente Biden hanno consapevolmente spinto l’occidente verso un mutamento di status quo sempre più pericoloso e bellicistico.

Perché D. Trump può liberarci dal male?

Per rispondere a questa domanda occorre prima capire che cos’è il male.

Una risposta a questa domanda la potremmo trovare nel libro di Hannah Arendt, “la banalità del male”, dove si capisce la capacità di perdere di vista cosa si fa e del perché il male agisce. L’uomo, che per sua natura può nascondere – citando una riflessione di Kennan – “i semi del totalitarismo”, è spinto verso una direzione conflittuale istintiva per la salvaguardia della propria sopravvivenza. 

La storia e i suoi molteplici errori ci hanno, almeno dovrebbero, insegnare che il male, in assoluto, è l’incapacità di poter organizzare il proprio agire attraverso la coscienza; quest’ultima bilanciata da un sentimento razionale e pacifico. Sentimenti che oggi sono attanagliati dalla volontà di vedere il male nel bene ed offuscati dall’incapacità di dare risposte concrete e decise ad istinti e paure delle masse.

Trump è la risposta pacifica e razionale più concreta che l’occidente possa offrire per due semplici motivi:

  • la sua visione realistica del mondo: lo si potrebbe annoverare come uno dei presidenti che alla lettera mostra in maniera esplicita il ragionamento dei pensatori neo realisti, quali ad esempio Kenneth Waltz;
  • la sua audacia: è capace di oltrepassare comunicativamente e nell’agire quei confini d’intolleranza che invece hanno creato più guerre che trattati. In sintesi se c’è una minaccia nucleare con la Nord Corea lui incontra il Dittatore per deporre l’arma invece di fare una corsa agli armamenti per una sicurezza preventiva.

La degenerazione della paura spinge l’individuo alla follia, Trump può liberare l’occidente dalla folle convinzione che la guerra – il male – sia solo questione di tempo, di doverci armare per difendere, riportandoci all’importanza che al centro dell’agenda internazionale deve esserci la salvaguardia del singolo individuo, la cui sopravvivenza pacifica rappresenta l’ancoraggio più importante per il mantenimento della filosofia occidentale nella quale viviamo. 

La sua visione liberale del mondo è una espressione diretta a contrastare un sistema internazionale incapace di dare risposte concrete alle sfide economiche e commerciali, di capire i limes bellici da non oltrepassare. La sua dottrina anela una visione internazionale orientata alla salvaguardia reale degli interessi nazionali mostrando il vero volto, limiti compresi, del diritto internazionale e dei tanti suoi infausti detrattori.

 

Quando si parla di libertà, di coerenza, di vita vissuta o di politica realista si corre il rischio sempre di contaminare il racconto, di romanzare una visione per poter creare più antipatie che vicinanze.

Pensando alla persona di Donald Trump si pensa ad un individuo, schietto e diretto che possa rappresentare la personificazione del superficiale, dell’intolleranza, della superbia, di un vizio, quello politico, che nelle democrazie contemporanee e raro da poter riscontrare: dire ciò che si sente.

Nella realtà dei fatti però, l’ex Presidente degli Stati Uniti ha mostrato al mondo l’audacia di portare avanti scelte politiche innovative nell’agenda estera statunitense; una vera e propria Dottrina Trump, rappresentando, nello scacchiere internazionale, quella figura necessaria per il bilanciamento dei mutevoli equilibri mondiali.

Molti grandi leader politici, specie quelli che rivendicano presunti diritti del popolo, comunicano seguendo una logica politica sempre più orientata al fabbisogno di consensi che alla necessità di risposte politiche in grado di sopravvivere alle sfide del futuro. Tuttavia dinanzi lo scenario che si sta manifestando, la desertificazione di visione geopolitica europea e la politica autolesiva del Presidente Biden hanno consapevolmente spinto l’occidente verso un mutamento di status quo sempre più pericoloso e bellicistico.

Perché D. Trump può liberarci dal male?

Per rispondere a questa domanda occorre prima capire che cos’è il male.

Una risposta a questa domanda la potremmo trovare nel libro di Hannah Arendt, “la banalità del male”, dove si capisce la capacità di perdere di vista cosa si fa e del perché il male agisce. L’uomo, che per sua natura può nascondere – citando una riflessione di Kennan – “i semi del totalitarismo”, è spinto verso una direzione conflittuale istintiva per la salvaguardia della propria sopravvivenza. 

La storia e i suoi molteplici errori ci hanno, almeno dovrebbero, insegnare che il male, in assoluto, è l’incapacità di poter organizzare il proprio agire attraverso la coscienza; quest’ultima bilanciata da un sentimento razionale e pacifico. Sentimenti che oggi sono attanagliati dalla volontà di vedere il male nel bene ed offuscati dall’incapacità di dare risposte concrete e decise ad istinti e paure delle masse.

Trump è la risposta pacifica e razionale più concreta che l’occidente possa offrire per due semplici motivi:

  • la sua visione realistica del mondo: lo si potrebbe annoverare come uno dei presidenti che alla lettera mostra in maniera esplicita il ragionamento dei pensatori neo realisti, quali ad esempio Kenneth Waltz;
  • la sua audacia: è capace di oltrepassare comunicativamente e nell’agire quei confini d’intolleranza che invece hanno creato più guerre che trattati. In sintesi se c’è una minaccia nucleare con la Nord Corea lui incontra il Dittatore per deporre l’arma invece di fare una corsa agli armamenti per una sicurezza preventiva.

La degenerazione della paura spinge l’individuo alla follia, Trump può liberare l’occidente dalla folle convinzione che la guerra – il male – sia solo questione di tempo, di doverci armare per difendere, riportandoci all’importanza che al centro dell’agenda internazionale deve esserci la salvaguardia del singolo individuo, la cui sopravvivenza pacifica rappresenta l’ancoraggio più importante per il mantenimento della filosofia occidentale nella quale viviamo. 

La sua visione liberale del mondo è una espressione diretta a contrastare un sistema internazionale incapace di dare risposte concrete alle sfide economiche e commerciali, di capire i limes bellici da non oltrepassare. La sua dottrina anela una visione internazionale orientata alla salvaguardia reale degli interessi nazionali mostrando il vero volto, limiti compresi, del diritto internazionale e dei tanti suoi infausti detrattori.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui