Non un catechismo islamico ma uno strumento per docenti di religione e autori di libri di testo
Le Schede per conoscere l’Islam (2025) sono un progetto della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) – Ufficio Nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso, Ufficio Nazionale per l’Educazione, la Scuola e l’Università e Servizio Nazionale per l’IRC – insieme al Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica (PISAI).
Sono 11 schede redatte in modo paritario da esperti cattolici e musulmani (coordinamento di don Valentino Cottini, già preside del PISAI).
Destinate principalmente agli autori di libri di testo per l’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) e alla formazione degli insegnanti, sono scaricabili gratuitamente (volume unico e schede singole) dai siti CEI/UNEDI. Esiste anche una versione inglese.
Si collocano nel solco della Nostra Aetate nel 60° anniversario e seguono un precedente analogo sulle schede sull’Ebraismo. La CEI le presenta come strumento per una conoscenza corretta, antidoto a pregiudizi e a quella “islamofobia” che fa tanto inclusivo quando viene citata e come contributo al dialogo e alla coesione sociale.
Non introducono un’ora di Islam nell’IRC (i contenuti ufficiali di esso restano definiti per intesa Stato – CEI e devono essere conformi alla dottrina cattolica) ma sono, a dire degli estensori, fonti di supporto.
Ecco un elenco delle 11 schede
1. Che cos’è l’Islam
2. Breve storia dell’Islam
3. Fede e teologia
4. Il Corano: parola rivelata di Dio
5. L’imitazione del modello profetico
6. L’adorazione (‘ibāda) nell’Islam
7. La comunità islamica (Umma)
8. La spiritualità islamica
9. Cristianesimo e Islam: convergenze e divergenze
10. La presenza dell’Islam in Italia
11. Cristiani e musulmani: la sfida del dialogo interreligioso
Le schede adottano uno sguardo interno all’Islam, con linguaggio riverente e spesso empatico, distinguendo livelli (religione / cultura-civiltà / “islamismo” politico) e usando l’ecclesiasticamente corretto.
Usano frequentemente fonti classiche islamiche (ad es. il ḥadīṯ di Ǧibrīl per le tre dimensioni: islām pratico, īmān fede, iḥsān spiritualità/mistica).
La Scheda 1 distingue Islam-religione, Islam-civiltà e islamismo politico (quest’ultimo a volte estremista/terrorista). Presenta la struttura tramite il ḥadīṯ di Gabriele e sottolinea diversità culturali e contributo di ebrei/cristiani alla civiltà islamica (Bayt al-Ḥikma, Cordova).
La Scheda 2 è una storia sintetica, dalle origini alle conquiste, con cenni a fasi di apertura e chiusura.
Le Schede 3 – 4 trattano della Fede/teologia e del Corano presentato come “parola rivelata di Dio”. Si parla di abrogazione di prescrizioni, presenza divina tramite il testo, ecc.
Nella Scheda 5 Muḥammad è presentato come modello ideale di credente, “scelto da Dio” per portare il messaggio e guidare la comunità. Le Schede 6 – 8 parlano delle pratiche cultuali (i cinque pilastri), Umma e spiritualità (incluso sufismo).
La Scheda 9 tratta delle Convergenze (monoteismo, figure comuni come Abramo/Maria/Gesù-profeta) e delle divergenze esplicite (Trinità, divinità di Cristo, incarnazione, ecc., con richiami alla Nostra Aetate) tra Cristianesimo e Islam.
Le Schede 10 – 11 trattano della presenza islamica in Italia e dialogo interreligioso (con riferimenti anche a documenti come la Dichiarazione di Abu Dhabi).
Il tono è dialogico, pedagogico e orientato a “disarmare pregiudizi”, anche se non si capisce bene di chi, visto che l’uditorio sarà essenzialmente cristiano, visto che le schede saranno usate durante l’insegnamento della religione cattolica, mentre non esistono iniziative analoghe nella rete dell’insegnamento islamico confessionale a vantaggio del cristianesimo, sia per come è in Italia sia come è Paesi d’origine di molti musulmani italiani, che non sembrano molto sensibili alla sorte spesso infelice dei loro connazionali battezzati.
Presentate prima al PISAI (novembre 2025) e poi più pubblicamente a Palazzo Borromeo (ottobre 2026) con il card. Matteo Zuppi e rappresentanti di organizzazioni islamiche italiane (UCOII, Co.Re.Is, CII, Istituto Tevere), sono state definite “l’esatto contrario dello scontro di civiltà” e un antidoto all’ignoranza dal Presidente della CEI, che evidentemente ha nel suo petto l’intera conoscenza su questo argomento.
Le critiche, provenienti soprattutto da ambienti cattolici neointegristi, come Valli, Cascioli, Infovaticana, Gloria.tv), sono essenzialmente di apologetica o relativismo (Corano come “parola di Dio”, Muḥammad “scelto da Dio”, linguaggio che sembra assumere il punto di vista musulmano), rischio di confondere gli studenti nell’ora di religione cattolica, minimizzazione di aspetti problematici (jihad, sharia, dhimmitudine, violenza storica o contemporanea), uso di passaggi di documenti interreligiosi (Abu Dhabi) che alcuni giudicano ambigui sulla unicità della rivelazione cristiana e che non hanno certo per i musulmani la stessa autorità che i cattolici sono disposti ad attribuire loro.
La CEI ha smentito letture distorte: non si tratta di insegnare l’Islam al posto del cattolicesimo, ma di fornire fonti accurate agli editori e formatori. Si tratta di un lavoro collaborativo serio, di qualità accademica (PISAI), con la distinzione utile tra Islam e islamismo, con attenzione alla diversità interna all’Islam, con disponibilità gratuita, con collocazione esplicita nel solco della Nostra Aetate.
Possono aiutare insegnanti e studenti a superare stereotipi grezzi. Ma il linguaggio “dal di dentro” può risultare troppo accomodante per un contesto di IRC confessionale cattolico; alcuni passaggi su Corano e Profeta suonano come assunzioni di verità islamiche piuttosto che descrizioni fenomenologiche; scarsa enfasi su criticità storiche e teologiche (dal punto di vista cattolico) o su questioni contemporanee (integrazione, libertà religiosa, diritti delle donne/minoranze in contesti islamici).
La scheda sulle divergenze esiste, ma l’equilibrio complessivo privilegiava la stima e la convergenza. In sintesi, sono uno strumento utile e competente per la conoscenza, coerente con l’approccio dialogico post-conciliare della Chiesa italiana, ma che richiederà da parte degli insegnanti di religione cattolica un uso critico e integrato con la prospettiva teologica cattolica, per non confondere conoscenza dell’altro con equiparazione o relativismo.
La domanda è: chi si fa garante di questo uso critico, visto che nelle scuole italiane l’insegnamento religioso non sovviene all’ignoranza dei principi base del cristianesimo?
Non varrebbe la pena di ricordare il detto evangelico : Medice, cura te ipsum?
Inoltre, è lecito che l’insegnamento concordatario del cattolicesimo, che deve prescindere dalle catechesi proprie, faccia di fatto catechesi per conto terzi, e nella scuola pubblica, che quindi si fa garante di una formazione critica che dovrebbe spettare a lei con risorse sue proprie?
Nel frattempo che ognuno si interroga, propongo una disamina di ognuna delle schede, in relazione a tre parametri: realtà storica, pluralità teologica dell’islam e situazione di esso in Italia.
1. Che cos’è l’Islam?
Contenuto principale: Distingue tre livelli (religione / cultura-civiltà / islamismo politico). Usa il ḥadīṯ di Ǧibrīl per le tre dimensioni (islām, īmān, iḥsān). Sottolinea diversità culturali e contributo di ebrei/cristiani alla civiltà islamica.
Storica: Abbastanza accurata nella distinzione essenziale. La confusione Islam/islamismo è realmente pericolosa e frequente nel dibattito pubblico.
Pluralità: Buona. Riconosce scuole giuridiche, teologiche e confraternite sufi.
Italia: Non tratta direttamente la situazione italiana (è introduttiva).
Giudizio: Una delle schede più solide. Utile per evitare semplificazioni, ma il tono resta idealizzante sul “vero Islam” vs. “islamismo”, che non può essere determinato certo da una commissione islamo-cattolica.
2. Breve storia dell’Islam
Contenuto: Ambiente pre-islamico, vita di Muḥammad (presentato come “scelto da Dio”, modello ideale), califfi “Ben Guidati”, scisma sunniti-sciiti-kharigiti, Omayyadi e Abbasidi. Cenni alle conquiste e alla pressione fiscale sui cristiani.
Storica: Sintetica e generalmente corretta sui fatti principali (Egira, Badr, Uḥud, morte di ʿAlī, Karbala, espansione). La presentazione di Muḥammad è però fortemente edificante e interna alla tradizione islamica, quasi agiografica. La dhimma e la jizya sono menzionate solo di passaggio; le razzie (ghazawāt) e le guerre di conquista sono stemperate.
Pluralità: Buona sullo scisma iniziale (sunniti, sciiti, kharigiti).
Italia: Non specifica (storia generale).
Giudizio: Negativo. Accettabile come introduzione scolastica, ma troppo edulcorata. Minimizza la violenza e la dimensione politica/militare delle origini, che sono storicamente centrali.
3. Fede e teologia
Contenuto: Articoli di fede, attributi di Dio, monoteismo assoluto (tawḥīd), profezia, escatologia.
Storica/teologica: Corretta nella descrizione del sunnismo classico.
Pluralità: Insufficiente. Tratta quasi esclusivamente l’Islam sunnita “ortodosso”. Sciismo, muʿtaziliti, ismailiti, ahmadiyya, ecc. sono assenti o marginali.
Italia: Non rilevante.
Giudizio: Mediocre. Standard ma riduttiva della ricchezza teologica interna all’Islam.
4. Il Corano: parola rivelata di Dio
Contenuto: Corano come Parola diretta di Dio, tavola celeste, processione orale-scritta, ʿUthmān, nāsikh wa-mansūkh (abrogazione), tafsīr classici e moderni.
Storica: Abbastanza precisa sulla formazione del testo e sulle discipline tradizionali (asbāb al-nuzūl, tafsīr).
Pluralità: Buona sulle scuole esegetiche classiche; riconosce letture moderne ma le giudica poco influenti, comprese quelle fondamentaliste, e quindi sbagliando clamorosamente.
Italia: Non specifica.
Giudizio: Molto negativo se non fuorviante La formulazione “parola rivelata di Dio” (già nel titolo) è problematica in un contesto di IRC cattolico: presenta come dato di fatto ciò che per il cristianesimo è una pretesa teologica altrui. L’abrogazione è spiegata in modo rassicurante (“adattamento”, non “schizofrenia di Dio”), senza approfondire le implicazioni giuridiche e etiche (es. versetti sulla guerra, status delle donne, apostasia). Colpisce il tentativo di annettere la rivelazione cristiana a quella islamica. Inquieta che la scheda verrà usata in una scuola che si dice laica.
5. L’imitazione del modello profetico
Contenuto: Muḥammad come modello ideale di credente, leader e “sigillo dei profeti”.
Storica: Basata sulla tradizione islamica (sīra, ḥadīṯ). La biografia critica occidentale (Wansbrough, Crone, Cook, ecc.) e le difficoltà storiografiche sulle fonti precoci non sono menzionate.
Pluralità: Limitata al modello sunnita classico.
Italia: Non rilevante.
Giudizio: Fortemente negativo. La figura storica di Muḥammad è molto più complessa (leader politico-militare, pratiche di guerra, matrimoni, ecc.) e quindi suscettibile di ben altre valutazioni che, si badi, nella scuola italiana si fanno di tutti gli altri personaggi storici, neotestamentari compresi.
6. L’adorazione (‘ibāda) nell’Islam
Contenuto: I cinque pilastri e le pratiche cultuali.
Storica/teologica: Corretta e standard.
Pluralità: Sufficiente (variazioni minori tra scuole).
Italia: Non tratta le difficoltà pratiche (luoghi di culto, orari, abluzioni in contesto non musulmano).
Giudizio: Descrittiva e neutra. Una delle meno problematiche.
7. La comunità islamica (Umma)
Contenuto: Concetto di Umma, appartenenza, legame trascendente etnia e nazione.
Storica: Corretta nella teoria classica.
Pluralità: Limitata.
Italia: Non approfondisce come l’Umma si articola (o non si articola) in un contesto di minoranza in Europa.
Giudizio: Negativo. Idealizza l’unità. Nella realtà italiana l’Umma è fortemente frammentata per nazionalità, scuole giuridiche e orientamenti politici.
8. La spiritualità islamica
Contenuto: Sufismo, iḥsān, confraternite.
Storica/teologica: Buona sul sufismo classico.
Pluralità: Riconosce la dimensione mistica, spesso trascurata.
Italia: Non tratta la presenza (limitata ma esistente) di confraternite in Italia.
Giudizio: Positiva. Controbilancia un po’ l’immagine giuridico-politica.
9. Cristianesimo e Islam: convergenze e divergenze
Contenuto: Monoteismo (cosiddetto assoluto vs. trinitario), Parola (Libro vs. Verbo incarnato), Abramo, Gesù e Maria, Chiesa vs. Umma. Riconosce esplicitamente le divergenze dogmatiche fondamentali.
Storica/teologica: Una delle migliori. Espone chiaramente le differenze (Trinità, incarnazione, croce, ecc.).
Pluralità**: Limitata al confronto sunnismo-cattolicesimo romano.
Italia: Non specifica.
Giudizio: Relativamente equilibrata. È la scheda che più tutela l’identità cristiana. Tuttavia il linguaggio resta rispettoso fino al punto di softare alcune tensioni storiche (accuse di taḥrīf).
10. La presenza dell’Islam in Italia
Contenuto: Numeri (circa 1,5 milioni di stranieri musulmani nel 2023 + cittadini italiani), provenienze multiple, quattro organizzazioni principali (CICI, UCOII, COREIS, CII), difficoltà delle intese, Patto 2017, dialogo interreligioso.
Storica: Corretta sulla cronologia recente e sulle organizzazioni.
Pluralità: Buona: riconosce la parcellizzazione e la mancanza di un interlocutore unitario.
Italia: È la scheda più pertinente. I numeri e le organizzazioni sono aggiornati. Manca però un’analisi più franca dei problemi reali: radicalizzazione (anche se minoritaria), finanziamento estero di alcune moschee, difficoltà di integrazione di certe componenti, questioni di genere, libertà di religione (apostasia, conversione), rapporti con l’UCOII (storicamente legata ai Fratelli Musulmani). Il tono è ottimistico e istituzionale.
Giudizio: Utile ma incompleta. Presenta un Islam “moderato” ufficiale e lascia in ombra le dinamiche più critiche presenti sul territorio italiano.
11. Cristiani e musulmani: la sfida del dialogo interreligioso
Contenuto: Dialogo come necessità, richiami alla Nostra Aetate e ai documenti recenti (Abu Dhabi 2019), esperienze italiane.
Storica: Coerente con la linea ufficiale cattolica post-conciliare.
Pluralità: Non approfondisce le posizioni interne all’Islam sul dialogo (alcune correnti lo rifiutano o lo strumentalizzano).
Italia: Menziona esperienze positive (Summer School, reti locali), ma non le tensioni reali.
Giudizio: Negativo. Ideologica più che analitica. Ripropone la narrativa “dialogo = antidoto a pregiudizi e violenza” senza confrontarsi con i limiti strutturali del dialogo quando una delle due parti non riconosce la piena libertà religiosa o la parità.
Le schede sono competenti sul piano accademico-islamologico “classico” e utili per superare stereotipi grezzi. Tuttavia, per un uso nell’IRC cattolico, risultano sbilanciate: troppo “empatiche” e poco critiche, soprattutto sulle dimensioni storiche violente, sulle divergenze dogmatiche profonde e sulle difficoltà concrete dell’Islam in Italia (frammentazione, rappresentanza, integrazione, radicalismo).
Un insegnante di religione cattolica dovrebbe usarle come punto di partenza descrittivo, integrando sistematicamente:
– la prospettiva teologica cattolica (unicità di Cristo);
– dati storici più completi;
– la realtà sociologica italiana attuale (non solo quella istituzionale “moderata”).
In sintesi: conoscenza sì, ma non “corrispondenza piena” alla complessità storica, teologica e italiana, specie nel presente. Gli estensori sono fermi agli anni del Concilio, sia islamici che cattolici.
Allora c’erano pochissimi musulmani in Italia e nei paesi islamici non c’era una marea fondamentalista né una persecuzione diffusa dei cristiani. Insomma, una stasi mentale molto comoda. Per entrambe le parti.
Ad oggi le schede sono più simili ad un anacronismo ottimistico che alla registrazione proficua della realtà, proficua non solo per i cattolici, ma anche per i musulmani.






