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La cinghia di trasmissione del Campo Marcio

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La cinghia di trasmissione

Samuele Lodi e il suo rapporto con la rete politico-sindacale Sabattini – Rinaldini – Landini

Non ci sono solo gli immigrati di seconda generazione, ma anche i cattivi maestri di seconda generazione, i figli dei viventi cattivi maestri che ci hanno regalato gli Anni di Piombo.

La sinistra della rivoluzione mancata si allea al terrorismo islamico di seconda generazione per incendiare le piazze, mentre i cattivi maestri di un tempo e quelli di seconda generazione attivano la cinghia di trasmissione tra CGIL e Campo Marcio, rieditando, in chiave XXI secolo, quello che fu il rapporto tra la Confederazione di Di Vittorio e il partito di Palmiro Togliatti.

Ovviamente, altri tempi e altri intenti e, soprattutto, era il sindacato che seguiva le logiche del partito, mentre ora è il Campo Marcio che segue, subisce, si sottomette alle logiche della CGIL.

Due musicisti uno spartito

In questo periodo che vede morente una logica finanziaria quarantennale, alla quale si è venduta la sinistra, riemergono le antiche prassi e tra queste va registrata la discesa nel “Campo Marcio” della celebre “cinghia di trasmissione” tra il partito e il sindacato.

Oggi, in questi tempi bui, la cinghia di trasmissione è stata riattivata tra il PD della Schlein e la CGIL di Landini. Il tutto è stato favorito dal ritorno di una sinistra radicale, massimalista ed estremista incarnata dal progetto politico della Schlein e da una concezione fortemente politicizzata del sindacato interpretata dal segretario generale della CGIL Landini.

Siamo di nuovo in presenza di quello che il Pci di Giorgio Amendola prima e di Enrico Berlinguer poi dovette affrontare, ossia la presenza all’interno della sinistra di logiche estremiste.

Alberto Franceschini, capo delle BR, nella sua testimonianza resa nel libro scritto con Giovanni Fasanella “Che cosa sono le BR” (Bur) afferma: “Le brigate rosse non sono nate dal nulla. Non sono un prodotto da laboratorio, magari di qualche Servizio segreto, ma il frutto di una cultura e di una tradizione politica della sinistra italiana. Quindi hanno radici nella storia di questo Paese”.

Nel ricordare il ruolo di Corrado Simioni e del Superclan, di Hyperion, di Corrado Corghi, amico di Fidel Castro e membro di Gladio e dell’Azione Cattolica, Franceschini mette in evidenza anche il contributo all’eversione di una certa parte del mondo cattolico, con elementi di Mani tese legate a Simioni.

Mario Moretti, ad esempio, è stato protetto da ambienti cattolici, ha militato nella Cisl e poi ha guidato le BR dopo Curcio, fino al rapimento a all’uccisione di Moro.

Probabilmente è giunto il tempo di riprendere a scandagliare i fili che legano i cattivi maestri di prima e quelli della seconda generazione con le vicende attuali, atteso che molti di loro si sono acquattati nello Stato, anche in quello profondo.

Veniamo alla cronaca che giustifica quanto sin qui esposto, sia pure in estrema sintesi.

Samuele Lodi

La nota di cronaca è di Giulia Sorrentino de “Il Giornale”, la quale scrive: “Siamo alla follia. Il nuovo segretario generale della FIOM – CGIL si presenta con la kefiah che riporta il nome dell’operazione di Hamas del 7 ottobre 2023. Lo si vede in una foto pubblicata sui social dallo stesso Samuele Lodi, eletto alla guida dei metalmeccanici della CGIL con il 98,74% dei voti, che lo ritraggono durante il suo intervento al congresso sindacale. Indossa un abito scuro, una cravatta rossa e una kefiah palestinese con scritte in arabo su entrambi i lati. A colpire è soprattutto quella riportata sul lembo sinistro della sciarpa: “Diluvio di Al-Aqsa”. Non si tratta di un’espressione qualsiasi, ma del nome scelto da Hamas per identificare l’operazione terroristica del 7 ottobre 2023, quando i terroristi attaccarono Israele, uccidendo oltre 1.200 persone e prendendone in ostaggio altre 251. Sul lato opposto della kefiah compare invece la frase “il popolo vuole la liberazione della Palestina”.

Due messaggi che accompagnano il nuovo segretario generale della FIOM – CGIL nel momento della sua elezione, documentato anche dalle immagini pubblicate sui canali ufficiali del sindacato.

In una nota, la FIOM – CGIL nazionale prende le distanze: “Apprendiamo dal sito de ‘Il Giornale’ che la kefiah messa oggi al collo del neo eletto segretario generale della FIOM – CGIL, Samuele Lodi, parrebbe inneggiare al 7 ottobre. Essendo la scritta in arabo nessuno poteva esserne consapevole: per quanto ci riguarda tale motto è incompatibile con la storia, i principi, e i valori della FIOM – CGIL che da subito ha condannato i fatti del 7 ottobre e allo stesso tempo sostenuto l’autoderminazione del popolo palestinese. Per questo sono già state avviate tutte le verifiche interne a tutela dell’organizzazione e dei nostri valori. Nel frattempo sono state rimosse, da tutta la comunicazione ufficiale e dai social media della Fiom-Cgil, le foto che ritraggono il neo segretario al momento della proclamazione con suddetta kefiah”.

Per capire la kefiah di Lodi

Per capire la kefiah di Lodi è necessario collocarla nella tradizione organizzativa della FIOM, nel suo rapporto con la rete politico-sindacale Sabattini – Rinaldini – Landini, documentabile sul piano istituzionale e delle iniziative comuni.

Nato a Cento, in provincia di Ferrara, il 20 gennaio 1970, nel settembre 1989 entra in un’azienda metalmeccanica del territorio centese, identificata dalla stampa locale come Fava Impianti, e si iscrive alla FIOM. Nel 2000 viene eletto delegato sindacale.

Nell’ottobre 2004 passa in distacco sindacale alla FIOM di Ferrara. Nel maggio 2014 diventa segretario generale della FIOM di Ferrara. Nel maggio 2019 viene eletto segretario generale della FIOM Emilia-Romagna.

Dal settembre 2021 coordina il gruppo Fincantieri per la FIOM nazionale. Il 4 aprile 2023 entra nella segreteria nazionale FIOM, con delega alla mobilità: automotive, navalmeccanica e ferroviario. Infine, il 29 ottobre 2026 diventa segretario generale nazionale.

Un dato politico-organizzativo interessante è il risultato delle sue elezioni: 92,5% nel 2023 alla FIOM regionale e 98,74% nel 2026 alla FIOM nazionale. Sono risultati che indicano un consenso molto ampio negli organismi dirigenti che lo hanno eletto.

Lodi ha mosso i primi passi nella FIOM quando Sabattini ne era il principale dirigente nazionale.

Claudio Sabattini è segretario generale nazionale della FIOM dal 1994 al 2002. Samuele Lodi entra in fabbrica nel 1989 e si iscrive alla FIOM. Nel 2000 Lodi viene eletto delegato sindacale, proprio durante la segreteria nazionale di Sabattini. Nel 2002 Sabattini lascia la guida della FIOM a Gianni Rinaldini.

Per capire il significato di quella coincidenza bisogna ricordare il progetto politico-sindacale di Sabattini.

Il rapporto fra Claudio Sabattini e Gianni Rinaldini è molto più stretto di una semplice successione alla guida della FIOM. È documentato un rapporto di continuità politica e sindacale, culminato nella scelta di Rinaldini come successore di Sabattini nel 2002.

C’è anche un elemento che merita particolare attenzione: Rinaldini non proveniva dalla struttura nazionale della FIOM, ma dalla CGIL confederale emiliana. Fu Sabattini a proporlo per la successione.

Lo ha raccontato lo stesso Rinaldini in una lunga intervista autobiografica: «Sono stato eletto segretario generale nazionale della Fiom nel maggio 2002 su proposta di Claudio Sabattini».

L’idea di FIOM di Sabattini non era quella di una semplice categoria contrattuale subordinata alle decisioni della CGIL e per questo Sabattini promosse il principio di indipendenza del sindacato, superando la tradizionale autonomia dai partiti per attribuire alla categoria una propria elaborazione politica e sociale.

Una ricerca storica dell’Università di Bologna, conservata nell’archivio FIOM, ricostruisce proprio questo passaggio: Sabattini riteneva che, venuto meno il riferimento ai grandi partiti della sinistra, spettasse al sindacato elaborare una propria idea di società alternativa.

È un passaggio essenziale per comprendere anche la successiva stagione di Landini.

Samuele Lodi si forma sindacalmente nell’epoca di Sabattini e la continuità storica di Sabattini con Rinaldini e Landini è acclarata. Una fonte della stessa area CGIL descrive Landini come interprete di quella tradizione di autonomia della FIOM.

Qui ritroviamo una questione che ho già affrontato in altri articoli parlando di Claudio Sabattini e della trasformazione del sindacato in soggetto politico.

La partecipazione al Genoa Social Forum

La FIOM di Sabattini aveva cominciato a superare la dimensione strettamente contrattuale. Un esempio è la partecipazione al Genoa Social Forum nel 2001, durante la stagione del movimento no-global.

Una pubblicazione di area sindacale ricostruisce questo passaggio e la successiva centralità pubblica della FIOM sotto Rinaldini e Landini (difesasindacale.it).

Questo significa che la categoria ha sviluppato una cultura sindacale nella quale il conflitto industriale si intreccia con una proposta più generale di società.

La segreteria di Claudio Sabattini (1994 – 2002) rappresenta un passaggio decisivo. La sua idea di autonomia della FIOM non consisteva semplicemente nell’essere indipendente dai partiti: significava che il sindacato doveva elaborare una propria visione della società e intervenire nei conflitti politici ed economici generali.

Sabattini sosteneva che la categoria dovesse costruire un proprio soggetto collettivo, capace di contrapporsi alle imprese e di incidere sui rapporti di forza sociali. Il conflitto e la democrazia dei lavoratori erano strumenti centrali di questa impostazione.

Nel 2001 la FIOM aderì ufficialmente al Genoa Social Forum e invitò i metalmeccanici a partecipare alle mobilitazioni contro il G8 di Genova. Non si trattava di una semplice presenza individuale di alcuni iscritti: era una scelta pubblica dell’organizzazione.

Negli ultimi mesi della sua vita, Sabattini ragionava sulla possibilità di un movimento politico di sinistra incentrato sul lavoro, perché riteneva insufficiente la rappresentanza offerta dai DS e da Rifondazione Comunista. Questa circostanza è riportata anche da una ricostruzione pubblicata all’epoca della sua morte.

Gianni Rinaldini guida la FIOM dal 2002 al 2010. La sua importanza è particolare perché non rappresenta una rottura con Sabattini, ma una prosecuzione della sua impostazione.

Un profilo pubblicato nell’ambito CGIL descrive Landini come un dirigente della prima ora dell’area rinaldiniana: Rinaldini lo aveva inserito nella segreteria nazionale nel 2005, affidandogli responsabilità importanti. La successione non fu quindi casuale: esisteva una continuità di gruppo dirigente e di cultura sindacale.

Lodi e la festa regionale FIOM del 2021

Un documento merita attenzione: il programma della festa regionale FIOM Emilia-Romagna, tenutasi a Bologna dal 16 al 18 settembre 2021.

Lodi era allora segretario generale regionale e compare in diversi appuntamenti. Il 18 settembre si svolse una sessione intitolata: «A 20 anni dal G8 di Genova, per un’Europa sociale e dei diritti».

Fra i partecipanti figuravano: Gianni Rinaldini, presidente della Fondazione Claudio Sabattini; Vittorio Agnoletto, già portavoce del Genoa Social Forum; Arianna Petrosino, Rete della Conoscenza; Cecilia Strada, ResQ; Flavio Benites, IG Metall.

Nella stessa giornata, in un altro dibattito sui diritti civili, sociali e del lavoro, parteciparono: Francesca Re David, Gianni Rinaldini, Maurizio Landini, Romano Prodi.

Lodi, in quella manifestazione, era il segretario regionale che guidava l’organizzazione ospitante.

La continuità della rete Sabattini – Rinaldini – Landini

Lodi, pertanto, ha operato pubblicamente in un contesto organizzativo che riuniva esponenti della tradizione Sabattini – Rinaldini – Landini e protagonisti del Genoa Social Forum.

L’adesione della FIOM al Genoa Social Forum fu una scelta politica e sindacale pubblica. Nel documento storico sulla segreteria Sabattini si legge che la FIOM intendeva aprirsi a una nuova generazione politica e superare la separazione tradizionale fra operaio e studente.

Il significato politico è rilevante: la FIOM si proponeva come luogo di convergenza fra lavoratori industriali, movimenti sociali, ambientalismo, associazionismo e sinistra anticapitalista.

Per concludere, la scelta della kefiah di Samuele Lodi, con le scritte relative al 7 ottobre, non è frutto del caso, e nemmeno di ignoranza, ma di una continuità di linea politica.

È impressionante vedere come la cinghia di trasmissione tra CGIL e “Campo Marcio” non abbia, sino ad ora, suscitato una rivolta nel PD da parte di chi dovrebbe pensarla diversamente. Con ben altro coraggio, nel PCI ci fu chi contrastò l’eversione degli anni ’70. Ma erano altri tempi con altri politici.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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