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La pena di morte mai figuri in diretta TV

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La pena di morte mai figuri in diretta TV

Abolire la pena di morte è un principio fondamentale di civiltà giuridica e sociale

Ci svegliamo una mattina e, tra le notizie sfornate dai media, c’è quella della prevista fucilazione dell’ex militare USA in Tennessee che, inizialmente, doveva essere ripresa il 6 dicembre 2026 in diretta TV via streaming.

E la nostra mente vola al 1789 e agli anni seguenti.

La rivoluzione francese e la ghigliottina in piazza: uno spettacolo frutto della follia di quel tempo.

Quando i padri portavano i figli e li picchiavano prima dell’esecuzione  affinché imparassero che chi commette reati gravi poi viene decapitato.

La “Leopoldina” (Granducato di Toscana) fu il primo codice che abolì la pena di morte e di lì in seguito i Paesi civili l’hanno abrogata.

Oggi è residua in alcuni Paesi che noi riteniamo “civili” e, tra questi, vi sono alcuni Stati federati degli USA.

Essa, prim’ancora di essere un atto contro l’etica laica di un diritto democratico e civile, è un atto illegale.

Uno Stato non può condannare a morte: è una questione di civiltà giuridica.

La pena deve essere e restare rieducativa e, in questo senso, anche l’ergastolo pone grandi dubbi in questi tempi.

Uno Stato democratico non può contemplare tra le sue punizioni né la pena di morte, né la tortura che sono contro i principi di civiltà, ineliminabili e imprescindibili.

Uno Stato che poi fa, addirittura, della morte uno spettacolo è del tutto immorale e non etico.

Non solo ciò corrisponde a torturare come è stato detto dall’ONU, ma rappresenta una “vendetta” di Stato inaccettabile.

L’Europa, che non muove palla nemmeno su questi temi fondamentali, dovrebbe fare pressione perché la pena di morte sia abolita in tutto il mondo, partendo proprio dagli Stati Uniti.

L’Amministrazione Trump ha firmato per quest’esecuzione, ma è stato un provvedimento improvvido tanto che il Vice Presidente non pare d’accordo.
Fermi l’esecuzione!

La pena di morte mai.

Vi è una differenza tra una pena di Stato e la vendetta privata che genera altro dolore e altri rei e reati.

Se non si comprende questo non si capisce il sistema giuridico occidentale e democratico.

Autore

  • Massimo Rossi

    Massimo Rossi, laureato in Giurisprudenza, assistente volontario in Procedura Penale, Dottrina Generale del Processo e Teoria Generale del Processo anni 1990/2005 presso l'Università degli Studi di Siena. Dottorato di ricerca in Procedura Penale presso l'Università di Genova. Avvocato. Ha pubblicato diversi lavori giuridici in riviste specializzate e ha partecipato come autore in varie pubblicazioni giuridiche collettanee. Relatore in convegni di carattere nazionale e istituzionale anche nelle sedi parlamentari. Dal 1994 al 1997 ha svolto funzioni di Vice Procuratore Onorario presso la Procura di Siena. Già consulente della Presidenza della Prima Commissione Parlamentare sulla morte del dott. David Rossi ed estensore unitamente ad altri consulenti della relazione finale nel 2022. Attualmente è docente a contratto presso l'Università di Firenze in Procedura Penale con insegnamento presso la Scuola Nazionale dei Sottufficiali dell'Arma dei Carabinieri.

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