Home Politica estera Atlanta, il G20 e la geografia dei corridoi

Atlanta, il G20 e la geografia dei corridoi

0
la geografia dei corridoi

Le rotte marittime al centro della competizione globale

Il 30 e 31 ottobre Atlanta ospita la riunione dei Ministri degli Esteri del G20, convocata dalla presidenza americana in preparazione del vertice dei leader del 14 e 15 dicembre a Miami.

Tra i temi prioritari indicati da Washington emerge la libertà di navigazione in quattro aree strategiche: Stretto di Hormuz, Mar Rosso, Mar Nero e Mar Cinese Meridionale.

Una scelta che merita una lettura geostrategica, perché individua alcuni dei principali punti di connessione tra economia mondiale, sicurezza energetica e competizione tra le grandi potenze e la geografia ci aiuta a comprendere perché questi passaggi siano così importanti.

Su Nuovo Giornale Nazionale quotidianamente vi abbiamo raccontato di ogni trasformazione delle rotte, delle infrastrutture che si stanno creando e dei corridoi logistici.

I temi scelti dai ministri non sono quattro spazi indipendenti, ma segmenti di una rete marittima che collega Asia, Medio Oriente, Europa e i mercati internazionali.

Il Mar Cinese Meridionale rappresenta uno dei principali snodi del commercio asiatico, attraverso lo Stretto di Malacca si collega il Pacifico all’Oceano Indiano il quale costituisce un passaggio essenziale per le esportazioni industriali cinesi e per gli approvvigionamenti energetici di numerose economie asiatiche.

La sua rilevanza supera quindi la dimensione territoriale delle controversie nel Mar Cinese Meridionale, riguarda la continuità dei collegamenti tra i grandi poli produttivi dell’Asia e il resto del mondo.

Più a ovest, lo Stretto di Hormuz è la principale porta marittima del Golfo Persico, punto da dove transitano petrolio e gas provenienti da alcuni dei maggiori produttori mondiali, diretti soprattutto verso i mercati asiatici.

Abbiamo visto in questi ultimi mesi come la sua vulnerabilità può incidere sui prezzi energetici, sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sulla stabilità delle economie importatrici.

Il sistema prosegue attraverso il Golfo di Aden e Bab el-Mandeb, porta d’accesso meridionale al Mar Rosso, da dove le navi raggiungono il Canale di Suez e il Mediterraneo, mantenendo aperto uno dei collegamenti più importanti tra Asia ed Europa.

La crisi della navigazione nel Mar Rosso ha dimostrato quanto l’insicurezza di un singolo passaggio possa modificare le rotte, aumentare i tempi di percorrenza e spostare traffici verso il Capo di Buona Speranza, con conseguenze sui costi logistici e assicurativi.

Il Mar Nero completa questa geografia sul versante europeo e mediterraneo, attraverso il Bosforo e i Dardanelli, sotto la sovranità turca, il bacino comunica con il Mediterraneo.

È uno spazio essenziale per le esportazioni di cereali, prodotti energetici e merci industriali, ma anche un punto di contatto tra il conflitto russo-ucraino, il fianco orientale della NATO e le reti commerciali europee.

La loro interconnessione non significa che tutte queste rotte costituiscano un unico corridoio continuo, piuttosto, che appartengono a un sistema di passaggi complementari, nel quale la vulnerabilità di uno snodo può modificare l’equilibrio dei traffici sugli altri.

Porti, stretti, canali, terminali energetici, oleodotti, ferrovie e infrastrutture logistiche concorrono a determinare la capacità di mantenere operative queste connessioni.

È qui che emerge la dimensione più profonda della competizione geopolitica, il controllo non riguarda soltanto il mare o il territorio circostante, ma anche le infrastrutture che consentono ai flussi di attraversarli, le alternative disponibili in caso di interruzione e la capacità degli Stati di garantire o condizionare l’accesso ai mercati.

La scelta americana di portare questi quattro nodi al centro del confronto del G20 indica quindi una priorità che supera la semplice sicurezza della navigazione.

Proteggere le rotte significa tutelare le catene di approvvigionamento, ma anche preservare capacità di influenza sugli equilibri economici internazionali.

È importante comprendere e distinguere la funzione strategica di ciascun passaggio, Hormuz è soprattutto uno snodo energetico, mentre lo Stretto di Malacca costituisce una delle principali cerniere commerciali ed energetiche tra Pacifico e Oceano Indiano.

Bab el-Mandeb e Suez rappresentano il collegamento intercontinentale tra Asia ed Europa attraverso il Mar Rosso e il Mediterraneo.

Il Mar Nero, invece, è un bacino strategico di esportazione, ma anche uno spazio di pressione militare e logistica nel quale si confrontano sicurezza europea, conflitto russo-ucraino e libertà di navigazione.

Atlanta diventa così un passaggio diplomatico nel quale la geografia marittima si intreccia con la competizione per l’energia, il commercio e le infrastrutture.

La questione di fondo è che il potere globale si sta organizzando sempre più intorno alla capacità di controllare gli spazi geografici, presidiare i punti di accesso e condizionare i corridoi attraverso i quali circolano risorse, merci ed energia.

Non è più sufficiente controllare un territorio occorre poter governare le connessioni che lo collegano al resto del mondo.

Autore

  • Elena Tempestini

    Elena TempestiniElena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui