Home Politica estera L’ATTENTATO DEI FALCHI CONTRO LA TRATTATIVA

L’ATTENTATO DEI FALCHI CONTRO LA TRATTATIVA

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Il massacro di venerdì notte al municipio Crocus, alla periferia di Mosca, costato 143 vittime tra cui tre bambini e 107 feriti, dei quali 15 in gravissime condizioni e 42 gravi, da qualsiasi parte lo si voglia vedere è un attentato operato dai falchi alla tendenza in atto ad arrivare a trattative per una soluzione del conflitto in Ucraina.

A farlo capire sono alcuni fatti e alcune dichiarazioni.

I fatti sono che le ambasciate degli Usa di Londra avevano avvertito di possibili attacchi terroristici e, nello stesso tempo, c’erano state dichiarazioni che intendevano dissuadere Kiev dal bombardare le raffinerie di petrolio in Russia, per il timore di un aumento dei prezzi del carburante.

Secondo il Financial Time, infatti, Washington ha chiesto a Kiev di non attaccare le infrastrutture russe. Richiesta rinviata al mittente dal ministro ucraino Olha Stefanishnya, il quale ha detto che gli obiettivi sono legittimi.

Mentre il Congresso americano continua a rimandare l’invio di nuovi aiuti, Sabrina Singh, portavoce del Pentagono, ha dichiarato: “Sappiamo che l’Ucraina deve prendere decisioni strategiche, quali ritirarsi da alcune aree per rafforzare le linee difensive. Sono decisioni difficili da prendere”.

E’ da settimane che il fronte vede lente e limitate avanzate dei russi, i quali tendono a rettificare la linea e a conquistare posizioni per un confine il più possibile naturale (fiumi, colline, ecc.) in relazione al quale costruire linee difensive.

La dichiarazione della portavoce del Pentagono sembra suggerire che stiano pensando o facendo la stessa cosa gli ucraini.

Non è impossibile che la più significativa rettifica possa avvenire in prossimità di Karkiv.

Lo stesso giorno dell’attacco, a Bruxelles, Giorgia Meloni, in piena linea con i messaggio Usa, aveva affermato che non c’era un’escalation in atto, gettando acqua sul fuoco di Emmanuel Macron, il pupillo dei Rothschild, il quale si pone come avanguardia della posizione bellicista.

In questo scenario complesso, che vede da una parte molti soggetti spingere verso una trattativa e altri alzare il livello dello scontro, la strage di Mosca si pone oggettivamente come una tentativo di far fare alla Russia un passo oltre le varie linee rosse che ha annunciato e che, in alcuni casi, ha finto di non vedere che erano state superate.

L’uccisione della figlia del filosofo Dugin, l’attacco al ponte che collega la Russia con la Crimea, sono stati atti esecrati dagli Usa e fatti passare sotto traccia da Mosca. Idem dicasi per i droni in territorio russo.

Una strage di questo genere potrebbe, o vorrebbe essere, la goccia che fa traboccare il vaso e manda a carte quaranta le trattative segrete in atto e che potrebbero emergere come trattative alla luce del sole.

A quanto pare, Vladimir Putin, nonostante le affermazioni dure sulle responsabilità, non ha voluto andare oltre la linea dell’esecrazione del terrorismo, in linea con le condoglianze arrivate dall’America.

Nel discorso televisivo del presidente russo alla nazione, Vladimir Putin, infatti, ha detto: “Identificheremo tutti coloro che sono dietro a questo atto terroristico e pagheranno per questo”. Putin ha poi detto che i quattro responsabili dell’attacco al Crocus City Hall sono stati arrestati e che ci sono indicazioni che stavano cercando di entrare in Ucraina. Dai risultati parziali dell’inchiesta è emerso, ha affermato Putin, che dalla parte ucraina del confine era stata creata “una finestra” per permettere ai quattro attentatori del Crocus City Hall di Mosca di attraversare il confine.

Anche l’Fsb sostiene che “dopo aver compiuto l’attacco terroristico, i criminali avevano pianificato di attraversare il confine russo-ucraino e avevano contatti appropriati sul versante ucraino”.  

Tuttavia Putin, nel suo discorso ha poi detto che il terrorismo è un male che “non ha nazionalità” e quindi tutta la comunità internazionale deve cooperare con la Russia per combatterlo, ha sostenuto ancora Putin parlando alla nazione. “Contiamo sull’interazione con tutti i Paesi che condividono sinceramente il nostro dolore e sono pronti a condividere gli sforzi per combattere il nemico comune, il terrorismo internazionale e tutte le sue manifestazioni”.

Il messaggio, per ora, sembra chiaro: sappiamo che i responsabili dell’attentato stavano esfiltrando in Ucraina, grazie a connivenze in territorio ucraino, ma non accusiamo direttamente Kiev, in quanto il terrorismo “non ha nazionalità”.

Provocazione dei falchi, per ora, respinta.

Veniamo alle indagini, per capire cosa ci sia dietro le quinte.

L’FSB ha dichiarato: “È già stato accertato che l’attacco terroristico è stato pianificato attentamente. Le armi utilizzate dai terroristi erano state depositate in anticipo in un nascondiglio”.

Il fatto che oltre ai componenti del commando siano state arrestate altre persone, significa che gli attentatori avevano una base e connivenze in Russia e che l’attentato è stato preparato da tempo.

Il capo della commissione per la politica dell’informazione della Duma di Stato Alexander Khinshtein ha affermato che “secondo le prime informazioni, l’auto dei sospettati è stata avvistata ieri sera [venerdì per chi legge] vicino al villaggio di Khatsun, nel distretto di Karachinsky della regione di Bryansk. L’auto non si è fermata alla richiesta degli agenti di polizia e ha cercato di fuggire” e si è ribaltata durante l’inseguimento.

Khtsun

Il tragitto in macchina da Mosca a Khatsun è di circa 5 ore.

In precedenza Khinshtein aveva dichiarato che le forze dell’ordine avevano arrestato due presunti sospetti per l’attacco terroristico al Crocus: “Uno dei terroristi è stato arrestato sul posto e gli altri sono fuggiti nella foresta. Un secondo sospettato è stato trovato e arrestato in un’operazione di ricerca alle 3,50 del mattino. Le ricerche degli altri proseguono – aveva aggiunto e, inoltre, aveva detto che erano “stati sequestrati una pistola, una cartuccia per fucile d’assalto AKM (della serie Kalašnikov, ndr) e passaporti tagiki”.

Secondo i canali Telegram di Baza e Shot, il commando avrebbe acquistato la Renault bianca, con la quale è arrivato ieri sul luogo della strage, una settimana fa da un loro connazionale.

I nomi dei terroristi, compresi tra i 19 e i 62 anni di età, sarebbero Faizov, Rivozhidin, Zokirdzhonovich.

Secondo un video pubblicato sul canale Telegram della caporedattrice di RT Margarita Simonyan, uno degli attentatori ha detto che gli era stata promessa una ricompensa di 500.000 rubli (5.400 dollari). “Ho ucciso delle persone al Crocus per soldi; [mi avevano promesso] circa 500.000 rubli”, ha detto. Il detenuto ha aggiunto che metà del denaro era stato trasferito sulla sua carta, mentre gli era stato promesso che avrebbe ricevuto l’altra metà più tardi. Ha perso la tessera mentre cercava di scappare dalle forze dell’ordine.

L’attentatore ha confermato di essere arrivato dalla Turchia il 4 marzo.

Secondo i servizi di sicurezza russi, i sospettati avevano “contatti” in Ucraina.

Il contatto sarebbe Abdulhakim Shishani, uno dei leader dei radicali dell’Idlib, il cui gruppo comprende criminali fuggitivi della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI). La fotografia del comandante militante internazionale è stata scattata nella zona di confine vicino alla regione di Belgorod, durante un attacco avvenuto pochi giorni fa.

Ucraina in attesa

Questo Shishani, secondo fonti russe, sarebbe in Ucraina da molto tempo, non in Siria, e sarebbe, un collegamento tra la direzione principale dell’intelligence del ministero della Difesa ucraino e i militanti radicali da lui comandati in Siria.

I terroristi, ha detto l’Fsb (il servizio segreto russo) citato dalla Tass, hanno cercato di fuggire verso il confine tra Russia e Ucraina. “Dopo aver compiuto l’attacco terroristico, i criminali avevano pianificato di attraversare il confine russo-ucraino e avevano contatti appropriati sul versante ucraino”. Sempre secondo l’Fsb, citato dalla Tass, i sospettati sono stati arrestati in una regione russa al confine con l’Ucraina.

Kiev dal canto suo, ribadisce: ‘L’Ucraina non c’entra con l’attacco a Mosca”. 

Su X, il consigliere presidenziale ucraino Mikaylo Podolyak ha affermato: “Ci aspettavamo la versione dei funzionari russi sulla ‘traccia ucraina’ nell’attacco terroristico al Crocus City Hall. Primitivismo e prevedibilità sono le caratteristiche dei servizi di sicurezza russi: qualsiasi tentativo di collegare l’Ucraina all’attacco terroristico è assolutamente insostenibile. L’Ucraina non ha il minimo legame con questo attacco. La versione dei servizi russi è assurda”.

La strage, nonostante Putin abbia certato di evitare la provocazione, mette in chiaro che c’è chi lavora contro ogni tentativo di chiudere il conflitto. I falchi sono all’opera.

Nella fotografia i quattro attentatori arrestati.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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