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La rottura tra politica e cultura

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La rottura tra politica e cultura

La straordinaria attualità del pensiero di Bobbio

Stefano Bonaccini, presidente del PD ed europarlamentare, ha di recente affermato, sorprendentemente, che gli elettori meno acculturati e di estrazione popolare, votano a destra.
La sorpresa è data da tre elementi oggettivi.

Il primo è rappresentato dalla circostanza che Bonaccini non ha titoli accademici o svolge attività professionali che ne definiscano un profilo di alto spessore culturale, avendo solo un diploma ed essendosi occupato in vita solo di politica.

Il secondo che la sinistra post-comunista non esprime più, da tempo, quella vocazione all’egemonia culturale gramsciano-togliattiana, esercitata nelle università, nelle case editrici, nelle riviste e tra intellettuali e artisti.

Il terzo è l’atteggiamento snobistico nei confronti di quei ceti popolari, che dovrebbero essere l’area sociale di rappresentanza sul piano politico istituzionale della sinistra.

D’altronde, il PD è da tempo un partito percepito come espressione di élite borghesi e del mondo della finanza, forza politica delle ZTL legata alla cultura woke e LGBTQ e all’immigrazione senza controllo, lontano dagli interessi popolari e da quel conflitto sociale che consentì al movimento operaio, base politica e sociale della sinistra nel Novecento, di imporre severe regole al capitalismo e di redistribuirne la ricchezza verso il basso, secondo l’efficace immagine non di un capo bolscevico dopo la presa del Palazzo d’Inverno in Russia, ma di un grande leader della socialdemocrazia mondiale, lo svedese Olaf Palme, che affermò: “il capitalismo va tosato e non ucciso”.

La questione, in realtà, è diversa da come Bonaccini ha ritenuto di esprimerla.

La politica della cosiddetta “Seconda Repubblica” ha prodotto una vera e propria la scissione con la cultura, trasformatasi in vera e propria incomunicabilità.

Il ceto politico è divenuto vieppiù autosufficiente, indisponibile nei confronti di qualsiasi proposta culturale che potrebbe costituire controllo, verifica o denuncia. Una condizione a cui la crisi delle grandi ideologie che ispiravano i partiti di massa nel ‘900, ha dato un contributo decisivo.

E, così, all’intellettuale critico è subentrato il tecnico “usa e getta”, al quale si commissiona uno studio o una ricerca o si attribuisce un ruolo istituzionale temporaneo, ma non un impegno diretto e costante in politica.

Proprio le “parentesi” dei governi tecnici subite dal Paese, nelle fasi di crisi più drammatica, Ciampi, Dini e, soprattutto, Monti e Draghi, testimoniano di questa mutazione del rapporto tra politica e competenza.

La surroga tecnocratica è la prova della volontà dei politici di professione di non consentire a chi è attrezzato sul piano culturale e delle competenza, al di fuori dell’occasionalità e di una funzione “esterna” che si configura come speculare all’autoreferenzialità, l’impegno strutturale in politica.

Una politica senza cultura e programmaticamente fungibile attorno al “mito” del mercato, separata anche dalla società, senza, quindi, una sintesi virtuosa ed efficace.

Sono sempre attuali gli studi di Norberto Bobbio, riassunti, tra l’altro, nel 1955 nel celebre volume “Politica e cultura” per Einaudi, su di una “politica della cultura” che fosse: “oltre che la difesa della libertà, anche la difesa della verità. Non vi è cultura senza libertà, ma non vi è neppure cultura senza spirito di verità. (…) Le più comuni offese alla verità consistono nelle falsificazioni di fatti o nelle storture di ragionamenti”.

Affermazioni che sembrano scritte per i nostri giorni.

Autore

  • Maurizio Ballistreri

    Maurizio BallistreriMaurizio Ballistreri, Ordinario ab. di Diritto del Lavoro Dipartimento di Scienze Politiche e Giuridiche dell'Università di Messina. Delegato della Rettrice dell'Università di Messina alle Relazioni sindacali. Direttore degli "Annali" della Facoltà di Economia dell'Università di Messina. Componente del Centro de Estudos, Jurídicos Económicos e Ambientais dell'Universidade Lusíada di Lisbona. Rank Full Teaching Professor International Academy of Social Sciences of Catholic University of New Spain, Florida, USA. Presidente Istituto di Studi sul Lavoro, Roma.

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