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La crisi delle scienze europee

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La crisi delle scienze europee

La fenomenologia di Edmund Husserl

“Noi uomini del presente siamo di fronte al grave pericolo di soccombere nel diluvio scettico”.
Edmund Husserl

La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale fu scritta in un periodo tragico della storia europea, quello dell’ascesa al potere del nazismo, che Husserl, in quanto ebreo convertito, visse sulla propria pelle.

Un’epoca tragica, che il filosofo riconduce, però, a una crisi della ragione in quanto tale.

L’affermarsi di una ragione positivistica «decapita la filosofia», eliminando tutti i problemi filosofici fondamentali, come quelli dell’esistenza di Dio, della libertà, del senso della vita e della storia.

L’affermarsi di una ragione positivistica «decapita la filosofia», eliminando tutti i problemi filosofici fondamentali, come quelli dell’esistenza di Dio, della libertà, del senso della vita e della storia.

Per Husserl la ragione è scaduta in una mera capacità di calcolo e le scienze hanno perso la loro funzione razionale che era quella di dare una risposta alle domande fondamentali della vita umana, oltre a cercare di offrire un mezzo per dominare la natura e produrre progresso.

Abbandonando queste domande è come se le scienze non avessero più nulla da dire alla ragione umana. C’è anche una sorta di convergenza tra questa idea di ragione ridotta a calcolo e l’irrazionalismo, che cerca risposte al di fuori della ragione.

Husserl dimostra che è possibile costruire un’idea di ragione capace dare una risposta alle domande fondamentali della vita, perché la filosofia, con l’apparire dell’idea di verità nella Grecia nel VI secolo, costituisce l’identità stessa dell’Europa.

L’idea di verità che costituisce l’Europa è un τέλος: la civiltà europea ha la consapevolezza della distanza che la separa dalla verità, perchè la filosofia nasce come ricerca della verità e quindi come consapevolezza di una mancanza.

Le scienze moderne tendono a tecnicizzarsi a diventare tecniche. Husserl, pertanto, non critica le scienze, ma la loro trasformazione in mere tecniche e chiede loro di tornare ad essere scienze, mantenendo il loro ancoraggio nella filosofia, che rappresenta il tronco in cui i vari rami, che sono le varie discipline scientifiche, trovano il loro nutrimento.

Solo ricollegando il tronco ai rami, la filosofia e la scienza possono dare un contributo alla ricerca della verità, che costituisce l’unica identità dell’Europa.

La tecnica ha una direzione di sviluppo indipendente, per cui determina gli scopi che possono essere perseguiti, non è, come si dice spesso, soltanto un mezzo ma è qualcosa che rischia di sfuggirci di mano, si può pensare all’intelligenza artificiale e all’uso che se ne sta facendo nei recenti conflitti armati.

Autore

  • Vincenzo Costa

    Vincenzo Costa, insegna Fenomenologia e Fenomenologia dell’esperienza alla Facoltà di Filosofia dell’UniSR. Ha scritto molti saggi in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo, apparsi in numerose riviste e libri collettanei. Ha pubblicato 20 volumi, editato e co-editato molte traduzioni e volumi collettivi. Si occupa di Fenomenologia - in particolare fenomenologia dell’esperienza, fenomenologia esistenziale e fenomenologia della psichiatria - di filosofia del consumo e della teoria delle élite.

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