
Sto scrivendo da un paese africano, l’Egitto, con il supporto di un tecnico tedesco esperto di questioni energetiche nei paesi del centro Africa, dove sono presenti tutte le contraddizioni di una storia incentrata su un ideologia che ha continuato a svilupparsi su radici di un brutale stampo coloniale
Oggi molti paesi stanno reagendo, cogliendo tutte le contraddizioni dell’attuale evoluzione imposta dalla logica della globalizzazione a trazione e con baricentro nel mondo di una finanza aggressiva -oltre ogni limite – senza tenere in nessun conto gli effetti che questa postura posta producendo .
Il tema della globalizzazione e della verticalizzazione del mondo dei grandi agglomerati produttivi e tecnologici mette al centro il percorso della gestione e il reperimento stabile delle materie prime .
I paesi africani sono una riserva strategica di queste risorse.
La strategia del mondo occidentale ha solo proposto su questo tema di fondo -vitale per lo sviluppo futuro – nebbie, fatte di protervia, incentivate in molti casi in modo carsico dal mondo di una finanza aggressiva, che tende a stimolare anche una politica di immigrazione selvaggia, funzionale allo sfruttamento della manodopera a basso costo e ad una politica di occupazioni di territori che consenta un totale controllo, con ricadute marginali sul tessuto economico dei paesi sottoposti a questa tirannia .
Oggi questi paesi stanno prendendo coscienza di queste “verità storica “ e pretendono “un esame di realtà “ coniugabile con “una postura di lealtà “. Traduzione: le procedure diplomatiche non devono rappresentare una finzione strumentale. I paesi del Sahel e il Niger marcano questo approccio in modo radicale al fine di affermare un vero cambio di paradigma. L’Italia – fatta eccezioni per alcuni piccoli speculatori spregiudicati nel settore del turismo in Egitto o in Kenia – è rappresenta nei paesi Africani da una buona reputazione .
Pesa molto la storia e la filosofia economica e comportamentale, sedimentata nel tempo, propugnata dal “piano elaborato da un grande italiano come Enrico Mattei .
Quell’approccio politico economico ha consentito nel tempo a grandi aziende come l’Eni o come l’italiana Salini –Impregilo (oggi con marchio Webuild che ha una prestigiosa storia produttiva nei paesi africani) di essere dei protagonisti molto autorevoli e rispettati in quell’area del mondo .
La Webuild, che ha sede vicino a Roma alla fontana di Trevi, sta costruendo in Etiopia la più grande diga africana tra le 20 dighe più grandi al mondo e se l’è aggiudicata in via diretta, senza concorrenza, sulla base di un prestigio solido conquistato con professionalità e autorevolezza .
Quello della diga è un intervento delicato per l’importanza geopolitico che riveste, in quanto a monte e a valle coinvolge la vita è lo sviluppo economico di molti paesi per effetto del delicato aspetto strategico della gestione sia dell’acqua, con conseguenze sull’agricoltura e sulle risorse di energia idroelettrica pulita .
L’Egitto, situato a oltre 2500 chilometri a valle del sito, si oppone alla diga, poiché ritiene che ridurrà la quantità di acqua disponibile dal Nilo.
Zenawi ha sostenuto, sulla base di uno studio , che la diga non ridurrebbe la disponibilità di acqua a valle e regolerebbe anche l’acqua per l’irrigazione.
Nel maggio 2011, è stato annunciato che l’Etiopia avrebbe condiviso i progetti per la diga con l’Egitto in modo da poterne esaminare l’impatto a valle.
Un’ operazione questa che va a dare anima e corpo alla filosofia di Enrico Mattei e prestigio alla capacità imprenditoriale delle grandi aziende italiane . Basti pensare che un progetto ancora più grande la stessa azienda Romana Salini-Webuild si è già aggiudicata la costruzione di una diga in Australia ancora più grande di quella Etiope .
Bene quindi fa il governo presieduto da Giorgia Meloni ad rivitalizzare e valorizzare quella postura storica di Enrico Mattei come contrapposizione a politiche coloniali insensate e senza prospettiva in quanto mancante di un orizzonte politico consensualmente definito .
Cogliere le opportunità e il tempo giusto per essere protagonisti attivi di una politica centrata sui rapporti corretti tra stati inserita in una logica culturale e politica di multilateralità ,significa ,di questi tempi ,operare per rafforzare l’idea di una democrazia basata prospetticamente sul “suffragio universale” specialmente in questi paesi da sempre travagliati da lotte intestine che avevano la finalità quasi esclusivamente del saccheggio delle loro risorse fondamentali .
E’ la storia che lo dimostra, anche attraverso la cronaca odierna ,quella per esempio – come nodo politico mai sciolto – della Francia e della frangia politica ideologica italiana – ulivo e Pd – che in cambio della medaglia della Legion d’onore oggi è costretta a fare i conti con una politica congiunturale senza visione .
E’ “il campo largo” che la realtà restringe sempre più e traduce con banalità di basso servizio a quella dell’attuale governo francese a trazione Macron – ma costretto a mettere la retromarcia – con una politica recitata come fosse una commedia insensata .
Oggi più che mai la democrazia deve essere capace di procedere avendo come bussola pratica sempre la capacità di un “serio esame di realtà “.





