"Massoneria tornare ai fondamenti" è il titolo di un saggio di Silvano Danesi.
La Massoneria vive un periodo di crisi le cui cause sono profonde e profane.

Il vulnus iniziale è la hybris di chi si ritiene il depositario della regolarità e ha sostituito le patenti ai fondamenti.
I fondamenti non ammettono un’autorità centrale che si erge a riferimento mondiale.
I fondamenti richiedono la paziente, costante ricerca e non l’assoggettamento ad un’autorità autoproclamatasi tale.
Se la Massoneria ha l’ambizione di essere un centro d’unione, deve anzitutto riparare antiche fratture, come quella perpetuatasi a seguito del Congresso di Strasburgo del 1315, con la separazione tra i maestri d’opera, i maestri vetrai, i pittori, gli scultori e i “compagnons”.
Se divisioni, scissioni, reciproche condanne e anatemi dipendono in gran parte dal denaro e dai beni materiali, la prima fondamentale misura da adottare è ridurre denaro e beni materiali ai minimi termini, riportando il Tempio e la Loggia alla loro essenza originaria.
Il Tempio dell’essere umano e del cosmo è uno spazio corredato di simboli e non è necessariamente un edificio sontuoso e la Loggia è il luogo del pensiero che si fa progetto, degli “attrezzi” atti a realizzare il progetto e dell’eggregora dei realizzatori.
Il progetto è la conoscenza di sé stessi, del proprio Sé, della propria essenza da parte di ogni iniziato e del rapporto tra il proprio Sé e il Tutto.
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