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OPINIONI

La sinistra ha dismesso il senso dello Stato

La sinistra ha dismesso il senso dello Stato

di Eugenio Baresi*

Un accadimento che tutti dimenticano. L’equilibrio dei poteri sancito dalla Costituzione è stato stravolto nel 1993 riducendo le tutele per i Deputati ed i Senatori. Venne abolita la necessità di autorizzazione a procedere per l'inizio di indagini penali. Una tutela dirimente, voluta dai Costituenti, per proteggere il potere legislativo e politico dalla possibile e negativamente deleteria sudditanza al potere giudiziario.

Vale ricordarsene oggi quando si sbraita contro la modifica della Costituzione.

Oggi, è bene sottolinearlo, non vi è alcuna diminuzione di tutela per il potere giudiziario. Vi è una semplice separazione delle carriere, peraltro dando un quadro costituzionale certo ad una pratica che avviene già sostanzialmente pur non essendo codificata.

Vi è una differenziazione del consiglio superiore della magistratura, fra requirenti e giudicanti, ma con l’assoluto rispetto delle rappresentanze così come sancite dalla norma in uso.

Vi è in aggiunta un’Alta Corte disciplinare che giudica l’operato dei magistrati nella quale la maggioranza è pur sempre ampliamente dei magistrati stessi.

Non è una opinione, è una semplice fotografia dei fatti.

Allora quello che deve preoccupare oggi è la perversa attitudine ad imbrogliare la sostanza, la pervicacia nell’accendere gli animi, l’incredibile impegno nel mancare di obiettività.

E se di questo divengono parte i magistrati non è più una preoccupazione, è la distruzione dello Stato di diritto.

Ritornando ai primi anni Novanta il clima era certamente ancor più esasperato per l’attitudine di tutti i vari poteri a demolire la libertà della politica.

Tutti concentrati nel sovvertimento non tanto e solo degli equilibri.

Si volevano ricollocare al di fuori della politica democratica i centri decisionali.

Abbiamo assistito così, per esempio, alla dispersione delle proprietà pubbliche e statali, cioè di tutti noi, a favore di pochi gruppi di potere economico che detenevano l’informazione con cui avevano creato l’utile clima per annientare la politica.

Un circolo altamente vizioso.

Era molto peggio di oggi.

Gli arresti con il solo scopo di far confessare anche ciò che non era stato commesso una pratica quotidiana.

In quegli anni, praticamente all’unanimità, riuscimmo ad approvare una legge di riforma della custodia cautelare che tentava di circoscrivere le possibilità di riduzione della libertà personale con una ridondante affermazione di circostanze assolutamente limitate.

Tutto l’approfondimento, il confronto e la decisione finale non furono certo facili, ma essendo stato più che protagonista in commissione Giustizia della Camera, posso affermare come quello che si fece fu nell’interesse dei cittadini, non certo di quell’inventata “casta della politica” che ancora oggi dei nullafacenti incompetenti continuano ad indicare come pericolosa.

In commissione ero l’unico né magistrato, né avvocato.

I magistrati, temporaneamente parlamentari, che allora facevano parte di quella commissione erano numerosi, prestigiosi… e soprattutto di sinistra.

Gli avvocati, anch’essi autorevoli, più diversamente schierati fra i vari partiti.

Non faccio nomi, ma chiunque può andare a controllarli nel sito storico della Camera dei deputati.

La preoccupazione di tutti era salvaguardare il ruolo democratico della rappresentanza politica.

La convinzione che il cambio della classe dirigente politica,  avvenuto soprattutto per il combinato disposto di una pressione mediatica e di una azione giudiziaria, pur avendo avvantaggiato magari anche la propria parte non poteva essere non considerato unanimemente pericoloso.

La valorizzazione degli eletti, la partecipazione dei cittadini, il valore dirimente del voto libero e democratico dovevano rimanere una garanzia per tutti.

Una garanzia per il futuro.

Quella convinzione oggi è del tutto assente.

Dispiace dirlo, ma una parte della politica, che incredibilmente per prima aveva proposto le modifiche che oggi contesta, ha dismesso completamente quel ruolo che aveva caratterizzato il senso dello Stato della stessa loro storia.

Disconoscere che oggi esiste un problema nel rispetto dei ruoli è dannoso.

Chi ricopre i ruoli della politica cambia, ma tutti e chiunque devono difendere la libertà che solo gli eletti democraticamente rappresentano.

Non esiste in una democrazia che “l’ultima parola” sulle realizzazioni sia di un manipolo di autocelebrati “giusti”.

La democrazia prevede che gli eletti siano legittimati a realizzare i programmi per i quali sono stati appunto eletti.

La democrazia prevede che il controllo riguardi non le realizzazioni, ma il rispetto delle libertà.

Il rispetto delle leggi da applicare e non da stravolgere attraverso una libera e fantasiosa interpretazione ideologica.

Sono concetti semplici, che tutelano non chi temporaneamente governa, tutelano i principi della democrazia.

*ex parlamentare e segretario della Commissione Stragi

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