Di Lucio Leante
A volte un eccesso di rigore giornalistico crea equivoci, almeno per chi non ci sia più abituato. Un certo cattivo giornalismo italiano ci ha abituato a scambiare troppo spesso le congetture, i sospetti e le interpretazioni per fatti accertati e incontrovertibili. E a trarne conclusioni erronee. Chi pratica il rigore giornalistico (modello ANSA storica) rischia perciò di essere scambiato per uno che sotto sotto sminuisce una vicenda squallida come quella del caso Epstein. E rischia di essere persino visto come un complice di servizi segreti o di Satana.
Charles Baudelaire diceva che “la più grande astuzia di Satana è di fare credere che non esiste”. Il grande poeta francese non ha mai chiarito se per Satana intendesse riferirsi ad una esistenza reale o, come è più probabile, ad una esistenza simbolica e metaforica. Da un punto di vista ontologico e metafisico la questione è di importanza dirimente. Ma da un punto di vista sociologico e semiologico no. Per sociologi e semiologi il Diavolo (come Dio) c’è, nel senso che vive ed opera nella storia e nella società, anche se non esiste nella realtà. Anche perché quella metafora simbolica si incarna in personaggi reali che possono essere a tutti gli effetti definiti diabolici. Si pensi a Lenin, o a Stalin o a Hitler per restare al secolo scorso, appropriatamente definito da Alain Besançon ed altri autori il “Secolo del Male”, cioè del Demonio. Jeffrey Epstein era certamente un personaggio diabolico sessuomane, predatore di minorenni, tessitore di una ragnatela di ricatti, probabil, complice di servizi segreti.
Ma a nessuno può sfuggire la differenza tra uno di quei grandi Satana del ‘900 e quel l’ignobile piccolo Satana di questo scorcio di XXI secolo che è stato Epstein. Differenza negli obbiettivi certo, ma anche nei mezzi usati. Salta agli occhi la rilevanza della sessualità come fine e strumento nel banale e triviale piccolo mondo di Epstein. Il diavolo – si sa- si cela nei dettagli.
Mi chiedo: è un caso che Epstein stesso ed i suoi compagni di merende e di abusi sessuali siano esponenti, figli ed epigoni della generazione sessantottesca? Quella generazione a suo tempo ha perseguito e realizzato soprattutto una rivoluzione sessuale e negli ultimi 40 anni, si è percepita come un’élite di illuminati, come il campo della Luce e del Bene e che, grazie al potere raggiunto nei massimi gangli della società occidentale, ha perseguito una rivoluzione neocon, globalista, multiculturalista, woke e green distruttiva e auto-distruttiva per l’odiato Occidente? No. A mio avviso non può essere un caso. Questa mia ipotesi è tutt’altro che sminuente o banalizzante del fenomeno Epstein. La tirannia e la cattiveria dei “buoni” è la più pericolosa e perniciosa perché illimitata, in quanto si nutre della presunzione dell’esimente delle buone intenzioni. Le vie dell’inferno totalitario ne sono lastricate, come dimostrò Raymond Aron nel suo aureo libretto “L’oppio degli intellettuali”. E si riferiva soprattutto ai “rivoluzionari” sessantottardi di quell’epoca.
E veniamo al punto in questione: costituivano quei sodali abituali Epstein una vera setta satanica? Praticavano con lui riti sanguinari e si sono resi responsabili di torture e di veri e propri crimini di sangue e forse anche di cannibalismo? Alcuni lo sospettano e così sembrerebbero indicare alcuni indizi concordanti.
Dal mio modesto punto di vista giornalistico, uso a sollevare il dubbio sulle congetture, l’analisi non può prescindere dalla recentissima dichiarazione del procuratore aggiunto americano Todd Blanche secondo cui le indagini sul caso Epstein sono state chiuse in luglio senza arresti e sequele giudiziarie e gli inquirenti non pensano di riaprirle perché dai milioni di file e dalle varie denunce e testimonianze, non ci sono “informazioni“ su abusi di altre persone oltre a Epstein. ”Se ne avessimo avute li avremmo perseguiti” – ha dichiarato Blanche. È sincera e corretta questa posizione? Non lo sappiamo. La verità è che possiamo discuterne all’infinito, ma fino a quando non saranno desecretati anche i circa 2500 file che restano coperti “per ragioni di stato” ogni congettura e ogni sospetto è legittimo. Mi chiedo solo se saranno mai desecretati nel futuro prevedibile. In quei file ci può essere di tutto. Anche un accordo bipartizan al massimo livello di segretezza in nome della sicurezza dello stato. Nel frattempo che facciamo? Prendiamo per buone le congetture? No. Ragioniamo.
Il mio punto è che, emergano o meno, prima o poi, le prove fattuali (che per ora per quanto si sappia non ci sono) di veri e propri “riti satanici” svoltisi nelle dimore che furono di Jeffrey Epstein, l’intera vicenda ed i suoi protagonisti sono ben definibili comunque come “satanici” e soprattutto che il caso mostra l’esistenza di un casta di diabolici nemici dell’Occidente e dell’umanità. Non escludo che dai file ancora non desecretati quei sospetti e quelle congetture possano trovare riscontri. Mi pongo il problema semantico e interpretativo di spiegare perché sia giusto comunque – come io credo- parlare di “satanismo”.
Credo di avere trovato la risposta nel satanismo implicito nel rivoluzionarismo dei buoni e impunibili, che è uno sbocco tipico del rivoluzionarismo gnostico dei “figli della Luce e del Bene” che si propongono (da “homines dei”) di ri-creare satanicamente il mondo e di salvare (come novelli messia) l’umanità ribaltando entrambi dalle fondamenta. E perciò si ritengono impunibili perché si sentono dalla parte del bene, della Giustizia e dalla parte giusta della storia.
È il mito rivoluzionario dell’uomo “salvatore di se stesso” (o “salvatore-salvato”) che di tanto in tanto, fa rinascere in forme nuove il vecchio tipo umano del rivoluzionario. Quel mito si è ripresentato ed ha assunto nuova forza nel 1968, quando già allora, ad occhi attenti, era superato e sconfitto dalla storia. Irruppero allora giovani (e giovanili) “rivoluzionari” che, credendo di perseguire la liberazione dell’uomo (a partire da quella erotico-sessuale (come indicavano, tra gli altri i “cattivi maestri” come Theodor Reich ed Herbert Marcuse) avrebbero inaugurato un “millennio di giustizia”. Quei “rivoluzionari” diventarono nel migliore dei casi degli innocui figli dei fiori, ma nel peggiore, quando non degli allucinati e autolesionisti, vittime delle droghe, dei criminali demoniaci capaci di ogni nefandezza. E lo divennero giorno dopo giorno, con passo banale, per intrinseci meccanismi quasi automatici. Il legame tra narcisismo e nichilismo è fortissimo. Lo è anche anche nel caso del nichilismo gaio che dal ’68 è poi giunto fino ai gay-pride.
La mia tesi è, tra l’altro, molto simile a quella del romanzo “I demoni” di Fedor Dostoevskij. Questi mostra il paradosso del Bene che evolve nel Malte, la parabola dello scivolamento del narcisismo ateo di chi si ritiene pari a Dio (homo Deus) nel nichilismo distruttivo e auto-distruttivo: e cioè lo scivolamento di ogni ricerca perfettista del Bene assoluto nella menzogna, nel tradimento, nel crimine e anche nel suicidio. È la parabola di ogni utopia rivoluzionaria di ieri e di oggi. Quella tesi si ritrova anche, in termini diversi teologici, esposta nel Racconto dell’Anticristo di V. Soloviev, per il quale la Bestia moderna apparirebbe in forme buoniste, socialeggianti, umanitarie e filantropiche. Una tesi analoga si ritrova anche nel romanzo distopico Brave New World dove il dominio tirannico si serve tra l’altro del permissivismo sessuale staccato dalla funzione riproduttiva. Le analogie contemporanee sono molte e concordanti.
Queste tesi oltre che non essere affatto sminuenti della gravità del caso Epstein, ne sono anzi una drammatizzazione. La sconfitta del rivoluzionarismo delle élite dem americane ed inglesi deve essere totale. È auspicabilissimo che si vada fino in fondo per accertare la verità dei fatti e trarne le conclusioni. E proprio perché, si sia trattato o meno, di una setta satanica con tutti i crismi, il caso Epstein è il sintomo della minaccia incombente alla civiltà occidentale e ad ogni civiltà. Un pericolo per ora in parte sventato, da cui guardarsi anche nel futuro.







