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OPINIONI

La partitocrazia non vuole recuperare l'astensionismo

La partitocrazia non vuole recuperare l'astensionismo

Ma davvero pensate che l'attuale partitocrazia sia in grado di recuperare l'astensionismo?
Ma poi siete sicuri che lo vogliano davvero?
In realtà le due coalizioni stanno perdendo continuamente elettori ed è proprio l'astensionismo bypartisan a permettergli di mantenere quasi inalterate le percentuali elettorali.
Guardando a destra, che poi è la parte più interessante, non si può fare a meno di notare che dopo aver preso il potere, FdI e Lega hanno abbandonato ogni proposito sovranista, diventando improvvisamente moderati ed organici a quell'Europa che dicevano di voler combattere o quanto meno cambiare.
Insomma, quella che avrebbe dovuto rappresentare la destra italiana si è appiattita sulle posizioni centriste di Forza Italia, e ha perfino manifestato un'anima sociale assai vicina a quella della controparte progressista.
Probabilmente non avevano altra scelta, ma gli ultimi sondaggi evidenziano una ulteriore emorragia di votanti, con la sola FI che sembra mantenere il suo corpo elettorale e quindi crescere in percentuale.
In fondo è abbastanza logico: gli elettori centristi hanno avuto da Tajani quello che si aspettavano, sono quindi soddisfatti del loro partito, e gli confermano fiducia.
A scappare sono invece parte degli elettori di FdI e Lega che non avendo alternative, alle prossime elezioni staranno a casa come me ingrossando le file dell'astensionismo.
Guardate che la stessa cosa accade a sinistra, dove Conte/Schlein, con le loro ridicole giravolte, e la coppia Fratoianni-Bonelli con il loro appoggio alle frange antagoniste, stanno allontanando moltissimi loro elettori dalle urne.
Se però sia a destra che e sinistra si ingrossa il numero di chi non va a votare, le percentuali e i seggi non cambiano e quindi sono tutti belli tranquilli, il gioco non cambia, e semplicemente i due schieramenti si affronteranno in uno stadio con meno tifosi di cui basterà lo spostamento di una piccolissima parte a determinare la vittoria di uno e la sconfitta dell'altro.
È chiaro che con questa progressiva disaffezione verso la politica di sistema, c'è un grande spazio potenziale per chiunque abbia la forza di presentare una nuova proposta credibile.
La legge italiana però rende tutt'altro che semplice una simile operazione: ci vogliono tantissime risorse e l'impegno di un piccolo esercito di persone, e anche così non è affatto detto che si riesca nell'intento.
Quando l'elettore abbandona la politica lo fa perchè è schifato e per farlo tornare indietro ci vuole una proposta davvero alternativa e convincente, altrimenti si finisce per confrontarsi con l'elettorato di sistema vanificando l'impegno, e racimolando lo zerovirgola.
A sinistra abbiamo già visto uno scenario simile con Rizzo, che ha provato ad intercettare il dissenso astensionista con una real politik di stampo sociale, in molti punti perfino condivisibile, senza però riuscire a far breccia nei delusi: l'astensione è aumentata, e Rizzo è rimasto al palo col suo piccolo movimento.
Ora la stessa operazione a destra la sta facendo Vannacci, che essendo un personaggio completamente nuovo alla politica potrebbe esercitare una attrattiva maggiore rispetto al "vecchio" comunista Rizzo.
Intelligentemente Vannacci ha annunciato un programma che non è un programma.
Non spiega affatto come pensa di risolvere i problemi del paese, si limita ad annunciare lo spirito del suo nuovo soggetto politico.
Per è come chi scrive sono un analista, e che forse è il solo ad aver scritto in un libro, in modo concreto, per ciascun settore pubblico, tutti i correttivi da adottare per rimettere l'Italia sui binari e perfino ridurre il debito pubblico, un manifesto 'spirituale', quasi esclusivamente filosofico, non basta affatto, anzi mi fa sospettare la totale mancanza di idee sul piano pratico.
L'elettorato italiano però  è molto superficiale, e quella parte a cui si rivolge Vannacci è animata da forti impulsi di rivalsa. A loro un vuoto programma di sei, dico sei, principi eterei, sostenuto "dall'uomo del destino" atteso per 30 anni, può bastare a convincerli a tornare alle Urne, che poi è quello su cui conta il Generale.
D"altra parte se a sinistra era bastato Grillo con un cumulo di 'follie', perché non può bastare a destra un Vannacci che per di più è uomo intelligente?
Oggi Vannacci si presenta come una alternativa di destra "vera", come ha detto lui stesso, quindi non avrà mai i voti degli astensionisti di sinistra, che sono più o meno la metà. Non avrà neppure i voti dei moderati di entrambi gli schieramenti, proprio perché ha annunciato una posizione di estrema destra, intendendo estrema unicamente come posizionamento politico all'interno dell'arco costituzionale.
Questo significa che finirà per cannibalizzare FdI (che potrebbe però minimizzare il danno grazie al traino della Meloni Presidente del Consiglio) e soprattutto la Lega che sembra destinata ad una autentica emorragia anche per l'inconsistente politica di Salvini.
Il nocciolo della questione però è capire se Vannacci riuscirà anche ad intercettare i voti degli astensionisti, quello sarebbe il fattore che gli farebbe fare un vero salto di qualità.
In ogni caso stiamo parlando di un partito che nel prossimo futuro, bene che vada, può prendere al massimo una forchetta tra il 5 e il 10% dei voti (che sarebbe un risultato comunque eccezionale), posto che superi alcuni scogli non indifferenti, a partire dalla raccolta delle firme in ogni collegio (a meno di reclutare quattro o cinque parlamentari uscenti), trovare gente che in ogni collegio impegni a fare il rappresentante di lista in camera caritatis, e riempire le liste elettorali di persone disposte ad esporsi sapendo che non saranno mai elette perché messe nelle posizioni di riempimento della lista.
I partiti tradizionali queste figure le trovano facilmente perché anche se non vengono elette, hanno aspettative di vario genere, cosa che un nuovo partito non può soddisfare.
Tuttavia va detto che anche Farage in Inghilterra iniziò con un solo seggio, il suo, salvo poi diventare oggi papabile addirittura per la maggioranza assoluta, ma ci sono voluti 25 anni.
In Italia abbiamo lo stesso esempio in Bossi, ma anche questo fu un percorso lungo, e nel tempo la sua Lega Nord ha perso i propri valori rivoluzionari diventando un partito normale.
Staremo a vedere.
Oggi la realtà è che Vannacci non fa certo paura alla partitocrazia: con una eventuale alleanza col centro destra renderà la coalizione di governo più forte e probabilmente vincente anche alle prossime politiche, mentre stando da solo la indebolirà con l'eventualità di un ritorno di un governo giallo/rosso.
A giudicare dalle sponsorizzazioni di Repubblica vien da pensare che tutta la sinistra scommetta sulla seconda opzione.
Osserviamo il tutto con curiosità.
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