Lo immaginavamo in Tibet, in contrita meditazione dopo la mesta figura fatta da super consulente della sicurezza di Milano, e invece ecco 'ricicciare' il molto ex capo della Polizia Franco Gabrielli, più pimpante e parolaio che mai.
E se la volta precedente era prontamente intervenuto per affossare i Carabinieri sotto attacco dopo la vicenda dell’inseguimento del caso Raymi, ora sbuca fuori dopo i violenti e vigliacchi attacchi subiti dalla Polizia dopo gli scontri di Torino.
Insomma, per lui le difficoltà degli uomini in divisa, paiono un’attrazione fatale dove poter sciorinare la sua favella irresoluta e l’arte oratoria infruttuosa.
E così, quando le scioccanti immagini del linciaggio del poliziotto ancora ci tormentano e mentre ancora bruciano le ferite inferte agli agenti negli scontri di piazza, ecco che echeggiano le sue perle di saggezza.
«La gestione dell’ordine pubblico non è una formula da talk show. Né il bar sport» ammonisce con sapienza l’ex dirigente. «E’ sapere professionale che si costruisce con pazienza e addestramento attingendo a equilibrio e responsabilità democratica.»
Bellissimo!
L’apoteosi del nulla!
Il teorema del vago elevato alla massima inconsistenza.
E quindi, cosa avrebbero dovuto fare di diverso le incapaci Autorità di Pubblica sicurezza?
Vietare per caso una manifestazione che avrebbero svolto comunque addebitando poi la causa delle violenze a quel divieto?
Continuare a tollerare, come ha fatto beatamente lui da capo della Polizia, che quel centro sociale spadroneggiasse indisturbato commettendo delitti di ogni genere?
Eh no, quello Gabrielli non è tenuto a dirlo.
Un’entità elevata ai suoi livelli ci dà la teoria, mica la pratica.
E poi, vade retro decreto sicurezza!
No, non servono mica norme severe che impediscano ai criminali di mettere le città a ferro e fuoco, come i sindacati di Polizia chiedono da tempo.
«Il fermo preventivo di polizia non servirà perché non produrrà effetti significativi» profetizza l’illuminato. «È fumo negli occhi, è propaganda securitaria a finanza zero».
Per cui lasciamo piena libertà di manovra ai delinquenti di devastare e massacrare perché invece del fumo negli occhi è molto più democratico quello nel cervello…
E se poi a Rogoredo, nel giro di pochi giorni, i famigerati "atti dovuti" spiccati dalla magistratura hanno fatto più danni della delinquenza, e gli Agenti sopravvissuti alle pallottole sono dovuti soccombere all'iscrizione nel registro degli indagati, è tutto normale secondo il dotto sapientino.
Anche lì non serve alcuna norma che impedisca che gli Agenti vengano automaticamente indagati senza prima aver trovato indizi di reato a loro carico.
«Immaginare un’immunità di fatto e di diritto presunta per ogni agente di polizia potrebbe allungare i tempi degli accertamenti sui fatti che lo richiedono e che vedono un agente protagonista», sentenzia l’ex capo della Polizia.
A parte il fatto che non credo che la norma proposta preveda alcuna “immunità”, ma solamente uno stop all’automatismo, non mi pare che attualmente gli accertamenti sugli Agenti coinvolti si svolgano in tempi celeri.
Basti pensare che il Luogotenente Masini, pur in presenza di un video che dimostrava in maniera inequivocabile la correttezza del suo operato, è stato sotto indagine per un anno.
E, comunque, a Gabrielli, che ritiene giusto e doveroso l’atto dovuto, vorrei ricordargli quando, nel 2016, tutto tronfio, schierato al fianco dell’allora Ministro dell’interno Marco Minniti, premiò, con la medaglia d'oro al valor civile, il poliziotto che, a Sesto San Giovanni, in un conflitto a fuoco, uccise il terrorista islamico autore della strage ai mercatini di natale a Berlino.
Ebbene, poiché nei confronti di quel poliziotto non scattò alcun atto dovuto, non mi pare che Gabrielli se ne dolse.
Se è atto dovuto oggi, lo sarebbe dovuto essere anche allora… o no?
La filippica di Gabrielli si conclude con un’esortazione: «I poliziotti vanno difesi dagli incantatori di serpenti».
In verità di serpenti Gabrielli ne incanta tanti.
E infatti c'è un groviglio serpeggiante di intellettuali, politici progressisti e giornalisti che ora pendendo dalle sue labbra e ne tessono le lodi.
Chi si astiene dall'unirsi al coro di giubilo sono proprio i poliziotti.
E lo fanno proprio perché hanno imparato a loro spese a diffidare non solo degli incantatori...ma anche degli stessi serpenti.







