Che il mondo politico sia soggetto al mondo della finanza trova ogni giorno in più conferme. E la penetrazione del “denaro” nella gestione politica è talmente sviluppata che persino politiche opposte tra loro, fino a quelle progressiste o quanto meno non liberiste, vedono presenze (e controllo?) magari indirette da parte del capitalismo finanziario.
Il presidente canadese Carney è un ex banchiere con esperienze in Goldman Sachs; è un economista che qualche lezione di come governare - in opposizione ai conservatori - la dà a tutti. Merz, con il quale pare Meloni stia creando un raccordo foriero di positività, è un avvocato che ha però esperienze economiche in BlackRock, si muoveva nei circoli più alti dell'élite finanziaria globale, ha influenzato le dinamiche economiche dell’intera Germania. Ed oggi, da cancelliere tedesco, indica una strada per il governo del cambiamento mondiale. Entrambi – ma sono solo esempi, e ve ne sono altri - hanno esperienze di gestione dell’economia e del potere finanziario: possono, se vogliono, gestire queste competenze per fare argine alla finanza speculativa ed alla occupazione del potere che si è avuta e si avrà. Bisognerà verificare, perché lo snodo è cruciale.
Rilevo, in ogni caso, che l’economia, questa sconosciuta nelle nostre culture di sinistra ed anzi da esse reietta, si ripropone come scienza la cui conoscenza è inevitabile se si vuole fare politica. E va conosciuta bene perché quello in atto nel mondo è uno scontro tra poteri economici: le guerre commerciali e le guerre guerreggiate ne sono solo una conseguenza. E nelle guerre commerciali, tensioni geopolitiche e crisi sistemiche, la finanza non è più (solo) un ambito tecnico per esperti, ma uno strumento di potere che condiziona economie, stati e cittadini.
Questo va capito sono in fondo. Per analizzare fatti e proporre un futuro possibile e meno cinico. Il vero scontro in atto non è solo geopolitico o ideologico: è una guerra silenziosa fatta di strumenti finanziari, leve economiche, debiti, crediti e controllo delle infrastrutture monetarie globali. Si sbaglia a pensare che esso nasce dall’arrivo di Trump, che pure ha segnato la frattura del capitalismo finanziario americano e caratterizzato lo scontro voluto da soggetti – quelli che hanno finanziato Trump - riconducibili a un capitalismo che prova ad arginare lo strapotere delle “Big Three”, ormai decisamente legati ai democratici. Trump lo ha solo reso evidente. E ci ha messo del suo: il peggio.
Nessuno dei due gruppi può perdere la sua battaglia. Quello che finanzia Trump meno dell’altro. E dunque il "gioco d’azzardo" di Trump è quello legato alla combinazione tra politica commerciale aggressiva (dazi, sanzioni, pressioni sul sistema SWIFT), svalutazione del dollaro, e richieste implicite ai partner di continuare a finanziare il debito americano. Una strategia che può funzionare, ma solo finché il dollaro resta al centro del sistema finanziario globale. Un modello che può valere la vita stessa degli USA.
Attenti dunque a dare giudizi superficiali su quanto accade. Perché, nel frattempo, il blocco dei BRICS ++ propone un modello alternativo. L’obiettivo dichiarato è la de-dollarizzazione: creare nuovi sistemi di pagamento internazionali indipendenti dal dollaro, scambiare energia in valute locali o in oro, e costruire istituzioni finanziarie autonome. È una sfida frontale al cuore del potere statunitense. I segnali sono evidentissimi. La risposta che Trump sta dando è durissima. Sarà sbagliata, ma una risposta - magari diversa ma altrettanto forte - bisognava aspettarsela.
La nostra Europa sta dentro questo scontro: da “cliente” nella accezione degli antichi romani. Cosa fare per superare questa minorità è possibile progettarlo. Ma solo se capiamo fino in fondo cosa sta accadendo. Ed allora la diversità di capitalismo tra USA ed Europa, di modello di crescita, di accumulazione di capitale rispetto al welfare, di rispetto delle regole, saranno territori da esplorare per analisi e soluzioni: certo politiche, ma non senza capire le influenze dell’economia.
E si spiegherebbe meglio quanto vale la nuova linea di intesa tra UE e India, quella tra Starmer e Cina, la validità della tentazione dell’Europa a due velocità. Ed anche alcune politiche economiche che sono in campo. Parliamone, è necessario.







