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OPINIONI

Il Gratteri furioso

Il Gratteri furioso

Che Gratteri sia a capo di una delle più importanti procure d’Italia la dice lunga sui meccanismi che regolano il collocamento dei magistrati nelle loro funzioni. Se Alessandro Barbero si lascia andare a dichiarazioni che fanno a pugni con il diritto, è una cosa che può anche starci, essendo uno storico. Ma che lo faccia Nicola Gratteri, che ha dedicato una vita allo studio e all’applicazione del diritto, diventa una cosa semplicemente sconcertante.

La disputa nasce da una video-intervista rilasciata nel 2022 al Fatto Quotidiano, in cui l’attuale procuratore capo della Repubblica di Napoli, oggi fermamente contrario alla riforma della giustizia, si esprimeva a favore del sorteggio nella nomina dei magistrati che compongono il CSM, dunque in piena sintonia con quanto stabilito dall’attuale riforma. Un video che è partito dalle pagine social gestite da Fratelli d’Italia.

Gratteri ha sporto denuncia penale proprio nei riguardi di Fratelli d’Italia. Ma lui sa bene che la sua indiscussa qualità di personaggio pubblico gli impedisce di vantare un diritto alla propria immagine. Quindi, probabilmente punta a invocare quello che negli ambienti giuridici viene definito «diritto all’identità personale».

Il diritto all’identità personale consiste nel diritto a non vedersi rappresentati in maniera distorta. Se io attribuisco la fede cristiana a un musulmano o viceversa, vìolo il suo diritto all’identità personale. Stessa cosa se do dell’anti-abortista a chi non lo è. Qui non siamo di fronte a un reato, come nella diffamazione, dove a essere leso è un bene più prezioso, ossia la reputazione. E’ un illecito civile, che se provato, però, fonda una richiesta di risarcimento danni.

Perché Gratteri è inviperito per la diffusione di quel video?

Semplicemente perché lo rappresenta in maniera diametralmente opposta a come è oggi. Mentre nel 2022 sosteneva che il sorteggio dei membri del CSM rappresenta l’unico modo per ovviare agli effetti nefasti prodotti dalla formazione delle cosiddette correnti all’interno della magistratura, oggi non la pensa più così, tanto da osteggiare quella riforma che prevede proprio ciò che lui auspicava qualche anno fa.

Ma quel video non distorce affatto l’identità personale attuale di Gratteri, unico parametro di valutazione della legittimità della condotta di chi ha diffuso quel video, che mostra due opposti Gratteri formatisi nel giro di tre anni. Per intenderci, Gratteri avrebbe tutte le ragioni se Fratelli d’Italia avesse diffuso quel video spacciandolo per un’intervista registrata pochi giorni fa, e non nel 2022. Chiunque è libero di cambiare idea anche sulle questioni più rilevanti, salvo dover renderne conto, se si tratta di un personaggio pubblico.

Il diritto tutela chi si vede rappresentato in maniera distorta oggi, non chi si lamenta del fatto che altri abbiano denunciato inspiegabili contraddizioni nell’evoluzione del suo pensiero. E la collettività ha il diritto di essere informata sulla coerenza che dovrebbe caratterizzare ogni personaggio pubblico, specie quelli che nelle istituzioni occupano posizioni apicali.

Ora, è possibile che Barbero non conosca la riforma costituzionale di cui si è occupato nel famoso video, e su cui, con il senno di poi, avrebbe fatto meglio a tacere. Ma Gratteri non è Barbero. E’ impensabile che Gratteri non sappia che la diffusione di quel video, pur calandolo in un grave imbarazzo, realizza una condotta assolutamente lecita.

Ed è altresì significativo che Gratteri abbia optato addirittura per lo strumento della denuncia penale, che a livello mediatico produce una eco molto più significativa di una semplice causa civile, ben sapendo che scorgere un reato nella diffusione di quel video è semplicemente folle. Ed è poco edificante, tanto meno tranquillizzante, che un uomo potente come lui, procuratore capo della Repubblica di Napoli, intraprenda azioni legali sapendole del tutto infondate.

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