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OPINIONI

IL FENOMENO UFO TRA RIDUZIONE COSMOLOGICA E APERTURA METAFISICA

IL FENOMENO UFO TRA RIDUZIONE COSMOLOGICA E APERTURA METAFISICA

di Paolo Zanotto
Introduzione
Il dibattito sul fenomeno degli UFO (Unidentified Flying Objects) rappresenta uno dei luoghi privilegiati nei quali si manifesta la crisi epistemologica della modernità. Esso mette in tensione, in modo emblematico, tre atteggiamenti fondamentali: la riduzione scientista, la proiezione mitico-tecnologica e l’apertura metafisica. La persistente oscillazione fra tali posture non risulta accidentale, rivelando piuttosto la difficoltà del pensiero moderno a collocare correttamente ciò che eccede il dominio dell’esperienza ordinaria senza per questo ricadere nell’irrazionalismo.
L’ipotesi extraterrestre, che ha dominato l’immaginario collettivo a partire dal secondo dopoguerra, costituisce in larga misura un compromesso culturale: essa consente di ammettere l’anomalia senza porre in discussione l’ontologia materialista e lo spazio-tempo omogeneo della fisica moderna. L’ipotesi parafisica o interdimensionale, per contro, pur meno rassicurante, si dimostra progressivamente più adeguata a rendere conto della complessità fenomenologica degli eventi osservati.
René Guénon: la riduzione cosmica come segno della deviazione moderna
René Guénon non si è occupato direttamente del fenomeno UFO, ma la sua critica radicale alla mentalità moderna offre una chiave interpretativa decisiva. In opere come La Crisi del Mondo moderno e Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, Guénon denuncia la tendenza tipicamente moderna a trasferire sul piano cosmico ciò che appartiene a ordini sovrasensibili, degradando il metafisico a fisico e l’invisibile a semplicemente “lontano”.
In simile prospettiva, l’ipotesi extraterrestre appare come una trasposizione spaziale del trascendente: ciò che un tempo era concepito come angelico, demoniaco o intermedio viene adesso collocato su altri pianeti, senza che la struttura mentale di fondo venga realmente superata. Si tratta, per adottare un linguaggio guénoniano, di una contro-spiritualità mascherata da scienza, che mantiene l’uomo prigioniero del dominio quantitativo.
Guénon avrebbe probabilmente interpretato il fenomeno UFO come una manifestazione dei “residui psichici” del ciclo, appartenenti a livelli sottili dell’esistenza, la cui irruzione nel mondo umano risulta favorita dal collasso delle barriere simboliche e rituali tradizionali.
Jacques Vallée: il controllo del sistema di credenze
Jacques Vallée rappresenta il punto di svolta decisivo all’interno della ricerca ufologica. A partire da Passport to Magonia e The Invisible College, fino a Messengers of Deception e Dimensions, Vallée mostra come il fenomeno UFO presenti una continuità strutturale con il folklore, le apparizioni religiose e le mitologie premoderne.
Il contributo centrale di Vallée è l’idea che il fenomeno ufologico non sia primariamente di carattere informativo od esplorativo, bensì formativo, ossia orientato a influenzare sistemi di credenze. I cosiddetti UFO non “comunicano” nel senso classico, ma producono narrazioni, destabilizzano certezze, ristrutturano l’immaginario collettivo.
In termini guénoniani, si potrebbe dire che Vallée individua un’azione sul piano delle possibilità sottili, che non si lascia ridurre né alla tecnologia né alla psicologia individuale. Il carattere elusivo, contraddittorio e simbolicamente sovraccarico del fenomeno si presenta, in simile prospettiva, come un elemento strutturale e non accidentale.
J. Allen Hynek: dalla classificazione empirica alla rottura del paradigma
Josef Allen Hynek, inizialmente consulente dell’US Air Force, incarna il caso esemplare dello scienziato che, partendo da una posizione scettica, si trova costretto dai dati a rivedere i propri presupposti. La sua celebre classificazione degli “incontri ravvicinati” non rappresenta un esercizio tassonomico sterile, bensì il tentativo di mappare l’irriducibilità del fenomeno.
Negli ultimi anni della propria ricerca, Hynek ha riconosciuto esplicitamente come il problema UFO non sia risolvibile all’interno del paradigma fisico-classico ma coinvolga fattori psichici, percettivi e simbolici. Pur non giungendo a una formulazione metafisica compiuta, egli ha aperto la strada ad una concezione del fenomeno come trans-paradigmatico.
Hynek ha mostrato in tal modo il limite interno della scienza moderna: quando essa incontra un oggetto che non si comporta come un oggetto, la crisi non è del fenomeno, ma del metodo.
John A. Keel: l’ultraterrestre e la destabilizzazione del reale
John A. Keel porta alle estreme conseguenze l’intuizione valléeana. In Operation Trojan Horse e The Mothman Prophecies, Keel propone l’ipotesi degli “ultraterrestri”, entità non umane che coesistono con l’umanità su piani differenti della realtà e che interagiscono con essa attraverso fenomeni polimorfi.
Keel coglie con estrema lucidità il carattere ingannevole, mimetico e destabilizzante del fenomeno, che pare adattarsi costantemente alle aspettative culturali del testimone. In questo senso, l’ipotesi extraterrestre non è falsa, ma strumentale: rappresenta una maschera contemporanea, non la causa reale.
Pur privo di un impianto metafisico tradizionale, Keel descrive empiricamente ciò che Guénon avrebbe definito una interferenza del dominio psichico inferiore, tanto più pericolosa quanto più viene scambiata per progresso o rivelazione.
Carl Gustav Jung e il “mito moderno” degli UFO tra archetipo, psiche collettiva e ambiguità ontologica
L’opera di Carl Gustav Jung sugli UFO occupa una posizione singolare e, spesso, fraintesa. Un mito moderno non è né un’adesione ingenua all’ipotesi extraterrestre, né tanto meno una liquidazione scettica del fenomeno. L’opera costituisce, piuttosto, un tentativo di pensare l’anomalia senza ridurla, collocandola sul piano della psiche collettiva e delle sue immagini archetipiche.
Jung parte da un dato che la ricerca ufologica confermerà pienamente: l’estrema ambiguità ontologica del fenomeno. Gli UFO si presentano come “oggetti” e, tuttavia, si comportano come simboli; sembrano esterni, ma producono effetti interiori profondi; appaiono fisici, nondimeno sfuggono sistematicamente a ogni verifica conclusiva. È proprio siffatta ambiguità a rendere il fenomeno culturalmente fecondo.
Secondo Jung, la forma ricorrente del disco o della sfera rimanda all’archetipo del Sé, simbolo di totalità, ordine ed integrazione. In un’epoca segnata dalla frammentazione psichica, dal collasso delle grandi narrazioni religiose e dalla minaccia apocalittica (in particolare nucleare), l’inconscio collettivo produrrebbe immagini compensatorie, proiettandole nel cielo — luogo simbolico del trascendente.
Ciò nonostante, Jung è troppo raffinato per ridurre il fenomeno a una semplice allucinazione collettiva. Egli introduce prudentemente l’ipotesi di una “psicoidità”: un livello della realtà in cui psichico e fisico non sono ancora separati e nel quale l’archetipo può manifestarsi con una certa oggettività fenomenica.
È precisamente qui che Jung incrocia, senza dirlo esplicitamente, il terreno di Vallée e — indirettamente — quello guénoniano: il fenomeno UFO non è né puramente interno né semplicemente esterno, ma liminale, collocato su una soglia ontologica.
Il limite di Jung, dal punto di vista tradizionale, è però evidente: egli psicologizza ciò che è ontologicamente sovra-psichico. L’archetipo viene inteso come struttura della psiche, non come principio metafisico. Ciò che per la Tradizione appartiene agli stati sottili dell’essere, in Jung resta confinato all’economia dell’inconscio.
Eppure, proprio questa riduzione rende Jung un testimone privilegiato del disagio moderno: egli registra con estrema finezza ciò che accade quando il simbolo non risulta più ancorato a un ordine trascendente e ritorna sotto forma di immagine autonoma, inquietante, priva di integrazione rituale.
Il fenomeno UFO come contro-iniziazione
È a questo punto che l’interpretazione guénoniana può essere formulata in modo esplicito e senza reticenze: il fenomeno UFO, nella sua configurazione moderna, presenta tutte le caratteristiche di una “contro-iniziazione”.
Occorre chiarire immediatamente cosa s’intenda con simile termine. Per Guénon, la contro-iniziazione non rappresenta una semplice falsificazione dell’iniziazione, ma costituisce una forza attiva di deviazione, che utilizza simboli, esperienze liminali e conoscenze parziali nell’intento di condurre l’uomo non verso il Principio, ma semmai verso gli strati inferiori del dominio sottile.
Il fenomeno UFO soddisfa in modo impressionante i criteri di tale definizione:
a) Apparenza di rivelazione senza trasmissione. Gli incontri UFO risultano spesso accompagnati da messaggi pseudo-sapienziali, ammonimenti cosmici, promesse di salvezza o di evoluzione imminente. Tuttavia, manca sempre ciò che definisce autenticamente una via iniziatica: una trasmissione regolare; una catena tradizionale; un centro spirituale legittimo. Si ha rivelazione senza principio, conoscenza senza intelletto, visione senza dottrina.
b) Illusione di verticalità mediante mezzi orizzontali. L’ipotesi extraterrestre — ma anche molte versioni dell’ipotesi interdimensionale non tradizionalmente fondate — propone una salvezza dall’alto che è, in realtà, una salvezza spaziale o tecnologica. È l’esatto rovesciamento dell’ascesi metafisica: non elevazione dell’essere, ma intervento esterno; non trasformazione interiore, ma upgrade ontologico. Guénon avrebbe visto in ciò un tipico esempio di spiritualità capovolta, perfettamente coerente con il “regno della quantità”.
c) Attivazione del dominio psichico inferiore. Molti aspetti del fenomeno — paralisi, perdita di volontà, stati alterati di coscienza, fascinazione ipnotica — indicano un’azione che non si colloca nel dominio spirituale, ma piuttosto in quello psichico inferiore, che la Tradizione considera pericoloso proprio perché intermedio e ingannevole. In questo senso, le “entità” descritte da Keel come ultraterrestri coincidono sorprendentemente con ciò che la metafisica tradizionale ha sempre conosciuto come influenze sottili non umane, prive di intelletto superiore ma dotate di potere formativo sull’immaginazione.
d) Produzione di un mito senza rito. L’UFO rappresenta, per riprendere Jung, un mito moderno; ma è un mito senza rito, dunque senza possibilità di integrazione. Esso non ordina il caos, lo amplifica; non conduce al centro, ma moltiplica le periferie. È un mito disancorato, che prolifera come immagine autonoma, esattamente come previsto dalla diagnosi guénoniana della fine del ciclo.
Conclusioni
L’analisi comparata delle posizioni esaminate conduce a una conclusione netta: l’ipotesi parafisica o interdimensionale risulta, sul piano razionale forte, obiettivamente superiore rispetto all’ipotesi extraterrestre. Essa spiega meglio la discontinuità ontologica del fenomeno, la sua storicità simbolica e il suo impatto sulla coscienza umana. L’ipotesi extraterrestre, pur non logicamente impossibile, appare nondimeno come una razionalizzazione difensiva tipica dell’epoca moderna, incapace di pensare l’essere se non in termini di estensione spaziale e di tecnologia.
Il fenomeno UFO, in definitiva, non interpella tanto l’astrofisica quanto la metafisica implicita dell’uomo moderno. E, proprio per questo, costituisce un segno dei tempi nel senso più rigorosamente guénoniano del termine: non un enigma da risolvere, ma un sintomo da comprendere.
Jung chiarisce definitivamente un punto essenziale: il fenomeno UFO non può essere compreso né come semplice fatto fisico, né come mera proiezione soggettiva. Esso appartiene a una zona di confine, nella quale la psiche moderna, privata dei suoi riferimenti verticali, entra in contatto con livelli sottili disordinati.
Vallée e Keel descrivono empiricamente ciò che Guénon spiega metafisicamente; Jung ne registra l’effetto psichico; Hynek ne constata l’irriducibilità scientifica. In questa luce, il fenomeno UFO si caratterizza come uno dei segni dei tempi più significativi: niente affatto un annuncio di trascendenza, ma invece una simulazione della trascendenza; non una nuova iniziazione, bensì una contro-iniziazione diffusa, adattata alla mentalità tecnologica e cosmologica dell’uomo moderno. Non è dunque al cielo astronomico che occorre guardare, ma piuttosto alla metafisica implicita che informa lo sguardo stesso. È lì che il fenomeno trova la sua vera spiegazione. E il suo autentico pericolo.



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