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GEOPOLITICA

Geopolitica e spazio extra atmosferico

Geopolitica e spazio extra atmosferico

La geopolitica è tornata, ma in una forma nuova. Non riguarda più soltanto territori, confini o risorse naturali:oggi è potere sugli spazi decisivi in cui scorrono dati, comunicazioni, energia e capacità operative, e uno di questi spazi è diventato centrale: lo spazio extra-atmosferico.

Lo spazio extra-atmosferico e’ diventato uno spazio geopolitico centrale. La presenza di migliaia di satelliti in orbita, poiché a marzo 2025, dopo il lancio del 240º lotto di 21 satelliti da parte di SpaceX, il numero totale di satelliti posti in orbita è 8049 quelli della costellazione di Elon Musk, non è un fatto neutrale né solo tecnologico, ma geopolitica pura, perché i satelliti garantiscono comunicazioni, connessioni internet, navigazione, osservazione del territorio.

In altre parole:controllo dell’informazione,delle infrastrutture digitali e della capacità operativa in tempo reale. L’esempio è visibile e concreto: in Ucraina, la connettività satellitare ha inciso sulla capacità di resistenza militare, sulla gestione delle comunicazioni civili e sull’uso dei droni.

Una decisione presa da un soggetto privato, non da uno Stato, può influenzare l’andamento di un conflitto. Questo segna un passaggio storico: la geopolitica non è più solo competizione tra Stati, ma anche tra Stati e grandi attori tecnologici globali. Il potere non risiede più soltanto nei confini, ma nelle orbite. Il potere strategico globale non riguarda più soltanto territori, confini o risorse naturali:oggi è capacità di dominio sugli spazi decisivi in cui scorrono dati, comunicazioni,energia e capacità operative e il più decisivo di questi spazi è diventato centrale:lo spazio extra-atmosferico.

La presenza di migliaia di satelliti in orbita,come quelli della costellazione di Elon Musk,non è un fatto neutrale né semplicemente tecnologico, ma espressione diretta di potere strategico globale, poiché quei satelliti garantiscono connessioni internet, comunicazioni sicure, navigazione, osservazione del territorio.

In termini concreti: controllo dell’informazione, delle infrastrutture digitali e della capacità di agire in tempo reale. Il punto decisivo è che questo potere non è nelle mani di uno Stato, ma di un attore privato globale.

In Ucraina lo si è visto chiaramente: la connettività satellitare ha inciso sulla resistenza militare,sulla gestione delle comunicazioni civili, sull’uso dei droni. Una scelta tecnica, o politica, presa da un imprenditore può influenzare l’andamento di un conflitto. È un passaggio storico: il potere strategico globale non è più solo competizione tra Stati, ma anche tra Stati e grandi piattaforme tecnologiche.

Questo cambia il significato stesso di potenza. Non conta solo chi controlla il territorio, ma chi controlla le orbite. Non solo gasdotti o rotte marittime, ma costellazioni satellitari che avvolgono il pianeta. Chi governa questi nodi governa flussi vitali: dati, comunicazioni, sicurezza, commercio.

È l’estensione della “weaponizzazione” delle interdipendenze: ciò che nasce come infrastruttura civile diventa leva strategica. Il potere strategico globale, dunque, non si è semplicemente ripresentato: si è espanso,  perché dalla superficie terrestre allo spazio, dal potere statale al potere tecnologico privato, tutto ciò fa derivare deriva la necessità di un cambio di mentalità.

Sul piano organizzativo significa passare rapidamente dall’analisi all’azione, dotarsi di competenze capaci di leggere il rischio strategico globale anche nelle sue dimensioni spaziali e digitali. Il tutto richiede risorse: pensare di affrontare tutto questo a costo zero è illusorio.

Il rischio strategico globale va incorporato nei processi decisionali, sviluppando capacità autonome di previsione. Per un Paese come l’Italia, grande potenza dell’export e fortemente internazionalizzata, esserne consapevoli è urgente, perché se oggi il potere strategico globale si esercita sulla terra, nel cyberspazio e nelle orbite, una cosa resta certa, se non ci occupiamo di questi nuovi spazi di potere, saranno loro a determinare il nostro margine di libertà. L’interesse nazionale, in fondo, non si è mai spostato. Ha solo cambiato quota.

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