Intervista di Carlo Marino, Direttore di Eurasiaticanews, con l’Ambasciatore della Repubblica di Corea presso la Santa Sede.
Eccellenza Hyung-sik SHIN, grazie per il suo tempo. Innanzitutto, il rapporto diplomatico tra la Repubblica di Corea e la Santa Sede è uno dei più unici e longevi nella penisola coreana, instaurato nel 1963.
⁃ A suo avviso, qual è il valore strategico o morale fondamentale di tale rapporto oggi, al di là del contesto storico?
"Il rapporto tra la Repubblica di Corea e la Santa Sede è un legame profondo che trascende la mera diplomazia; è una testimonianza di una storia condivisa e di solidarietà spirituale. La Santa Sede ha svolto un ruolo provvidenziale nella genesi stessa della nostra Repubblica, offrendo un supporto cruciale durante la formazione del nostro governo e il suo successivo riconoscimento da parte delle Nazioni Unite come legittimo Stato sovrano. Questo legame è stato ulteriormente consolidato grazie al coraggioso contributo della Chiesa cattolica coreana e dei suoi fedeli, che hanno svolto un ruolo di bussola morale durante l'arduo cammino della nostra nazione verso la democratizzazione.
Nel celebrare il 63° anniversario dei nostri rapporti diplomatici, commemoriamo una relazione matura radicata in una sinergia trilaterale unica tra la Santa Sede, il governo coreano e la Chiesa cattolica coreana. Ci troviamo in una fase in cui stiamo trascendendo la tradizionale amicizia bilaterale per forgiare un partenariato globale volto ad affrontare le urgenti sfide della comunità internazionale, che vanno dalla tutela dei diritti umani e l'eliminazione della povertà alla risoluzione dei conflitti e alla promozione di una pace duratura.
La traiettoria unica della Corea, segnata da una storia di martirio, da una rapida ascesa economica e dalla ferma difesa della democrazia, unita alla nostra cultura dinamica e alla leadership tecnologica, ha creato una potente piattaforma per la collaborazione con la Santa Sede.
Ancora più importante, la Corea possiede una profonda comprensione esistenziale della "Pace". Avendo sopportato le devastazioni della guerra 76 anni fa e continuando a vivere come una nazione divisa, comprende fin troppo bene che senza pace, la dignità umana e lo sviluppo sostenibile sono terribilmente fragili. È questa convinzione condivisa che guida il nostro impegno a stare fianco a fianco con la Santa Sede come forza per il bene nel mondo.
⁃ La diplomazia della Santa Sede è profondamente incentrata sulla pace, la dignità umana e la riconciliazione. La Corea rimane una nazione divisa. Quanto è attivo il ruolo della Santa Sede, o può svolgerlo, come voce morale neutrale nel dialogo in corso sulla pace e per l'eventuale riconciliazione nella penisola coreana?
“Nel suo messaggio inaugurale Urbi et Orbi, Sua Santità Papa Leone XIV ha dato un tono profondo al suo pontificato, estendendo un augurio di pace ed esprimendo il suo desiderio di una Chiesa che sia vicina a coloro che soffrono. Mentre il Papa continua a levare una voce profetica contro i conflitti che segnano il nostro villaggio globale, io, in qualità di Ambasciatore della Repubblica di Corea presso la Santa Sede, considero l'instaurazione della pace nella penisola coreana come la mia missione più sacra e fondamentale. La pace non è semplicemente l'assenza di guerra; è il fondamento indispensabile su cui si fondano la dignità umana, la democrazia e una prosperità sostenibile.
Il Governo della Repubblica di Corea rimane fermo nella ricerca di una via per allentare le tensioni militari e ripristinare la fiducia reciproca. Radicati nella lezione storica che lo scambio e la cooperazione sono le scorciatoie più sicure per la riconciliazione, miriamo a concludere l'era del confronto e inaugurare una nuova alba di "Coesistenza pacifica e crescita condivisa". Sua Santità nutre un'affinità eccezionalmente profonda per il popolo coreano, avendo visitato la nostra nazione cinque volte durante i suoi anni trascorsi nell'Ordine di Sant'Agostino. Quando ho avuto l'onore di un'udienza durante la presentazione delle mie credenziali lo scorso dicembre, il Santo Padre mi ha profondamente commosso affermando che ricorda spesso il popolo coreano e prega per la pace nella penisola coreana.
Attendiamo con grande trepidazione la Giornata Mondiale della Gioventù del 2027 a Seul, dove il Santo Padre incontrerà i giovani del mondo per offrire loro un messaggio di consolazione e speranza. Inoltre, sono convinto che, se il viaggio apostolico del Santo Padre includesse una visita in Corea del Nord, ciò fungerebbe da catalizzatore decisivo per la distensione delle tensioni nella penisola. Come Ambasciatore della Repubblica di Corea presso la Santa Sede, sono pienamente impegnato a promuovere il contesto internazionale necessario per sostenere un traguardo così storico.
Papa Francesco ha costantemente sottolineato la crisi dell'"inverno demografico", il calo delle nascite, in molte nazioni sviluppate.
La Corea del Sud ha ora il tasso di fertilità più basso al mondo. Dal suo punto di vista, si tratta principalmente di una sfida politica o riflette una crisi culturale o spirituale più profonda che la dottrina sociale della Chiesa potrebbe affrontare?
"Il declino demografico della Corea del Sud è una sintesi complessa di profonde trasformazioni culturali e sociali. Mentre la nostra società era tradizionalmente radicata in una struttura patriarcale basata sui valori confuciani, il rapido periodo di sviluppo economico e democratizzazione ha spostato tali fondamenta. L'ascesa dell'istruzione superiore e la partecipazione sociale attiva delle donne hanno portato a un'evoluzione naturale in cui i ruoli di genere tradizionali non sono più sufficienti.
Di conseguenza, il basso tasso di natalità ha trasceso una mera preoccupazione statistica per trasformarsi in una "crisi dell'esistenza nazionale". In risposta, il governo coreano ha subito un cambiamento di paradigma fondamentale. Siamo andati oltre il semplice incoraggiamento alla nascita, puntando a una "garanzia effettiva del diritto a concepire, nutrire e crescere i figli". A tal fine, la creazione di un "ambiente a misura di famiglia" è una priorità nazionale assoluta. Il nostro quadro politico completo include:
Un sostegno più ampio ai trattamenti per l'infertilità e all'assistenza prenatale;un rafforzamento dei sussidi per l'assistenza all'infanzia e dei servizi di assistenza universale;
una maggiore protezione per i bambini e un sostegno alle famiglie vulnerabili o migranti; misure efficaci per l'armonizzazione della vita professionale e familiare.
Tuttavia, riconosciamo che la politica da sola non è la panacea. Molti tra i giovani percepiscono ora il matrimonio e la genitorialità come una"opzione" piuttosto che una "necessità", dando priorità alla realizzazione individuale e alla stabilità economica. Questo cambiamento è profondamente intrecciato con una percezione mutevole del significato della vita e dell'essenza della comunità.
È proprio qui che la Dottrina Sociale della Chiesa offre una saggezza inestimabile. L'enfasi della Chiesa sulla dignità umana, la solidarietà e il valore intrinseco della famiglia costituisce una risorsa morale e culturale vitale. Invita l'intera società a riflettere ancora una volta sul "significato del vivere insieme". Credo che viviamo in un periodo in cui dobbiamo riscoprire la bellezza della famiglia e la forza dei legami comunitari, promuovendo una cultura in cui ogni membro possa trovare la vera felicità in una solidarietà solidale.
⁃ La Chiesa cattolica coreana è vivace, in crescita e ci ha dato santi come Sant'Andrea Kim Taegon. In che modo l'Ambasciata funge da ponte tra questa dinamica Chiesa locale e il governo universale del Vaticano? Ci sono aree specifiche in cui il cattolicesimo coreano sta dando un contributo unico alla Chiesa globale?
"La Chiesa cattolica coreana occupa un posto singolare e luminoso negli annali della Chiesa universale. È l'unica comunità al mondo in cui il Vangelo è stato accolto attraverso l'iniziativa spontanea di laici e studiosi circa 240 anni fa, e non solo attraverso missionari stranieri. In un'epoca in cui l'influenza della religione sta diminuendo a livello globale, la Chiesa coreana continua a godere della profonda fiducia dei nostri cittadini. Questo è dovuto in gran parte al fatto che il nostro clero e i nostri ordini religiosi non hanno mai esitato ad agire come "coscienza del tempo", anche sotto i regimi dittatoriali più duri. In particolare, le attività dell'Associazione dei Sacerdoti Cattolici per la Giustizia (CPAJ), fondata nel 1974, hanno svolto un ruolo fondamentale nel cammino della nostra nazione verso la giustizia e la democrazia.
Oggi la Corea è diventata una delle principali nazioni asiatiche per l'invio di missionari all'estero. Contribuiamo alla Chiesa universale attraverso la "solidarietà in azione" in diversi campi, tra cui l'istruzione, l'assistenza sanitaria, l'assistenza sociale e la cooperazione internazionale allo sviluppo.
La Santa Sede tiene in grande considerazione il ruolo maturo e proattivo della Chiesa coreana. Con l'aumento del prestigio internazionale della Corea del Sud, cresce anche la nostra influenza diplomatica e spirituale all'interno del Vaticano. Ciò è dimostrato dalla presenza di numerosi membri del clero coreano in posizioni di alto rango, in particolare Sua Eminenza il Cardinale Lazzaro You Heung-sik, che ricopre la carica di Prefetto del Dicastero per il Clero. Con la Giornata Mondiale della Gioventù del 2027 in programma a Seul, credo che la Corea e la sua Chiesa svolgeranno un ruolo fondamentale nel diffondere messaggi di pace, solidarietà e speranza ai giovani di tutto il mondo e alla Chiesa asiatica. Come Ambasciatore della Repubblica di Corea presso la Santa Sede, sono pienamente impegnato a fungere da ponte diplomatico e spirituale per garantire che questo incontro storico diventi un momento di trasformazione per il mondo.
⁃ Papa Francesco ci ha esortato a prenderci cura della nostra "casa comune". La Corea del Sud è una potenza tecnologica e industriale. Nei vostri scambi diplomatici, si parla di come bilanciare il rapido progresso tecnologico con l'ecologia integrale e la responsabilità etica, e cosa potrebbe imparare il mondo dall'esperienza della Corea?
"Di fronte alla crisi climatica globale, la Corea del Sud ha intrapreso una coraggiosa transizione da un'economia dipendente dai combustibili fossili a un paradigma di 'crescita verde a basse emissioni di carbonio'. Il nostro obiettivo è presentare un modello di crescita che armonizzi la prosperità economica con la tutela dell'ambiente. Siamo fermamente impegnati nella risposta collettiva globale alla crisi ambientale, posizionandoci come un ponte tra i paesi avanzati e quelli in via di sviluppo. Attraverso questa leadership intermedia, la Corea mira a contribuire alla realizzazione di un mondo inclusivo e a zero emissioni di carbonio, garantendo che nessuna nazione venga lasciata indietro nella cura della nostra "casa comune".
Riconosciamo inoltre di vivere in un'epoca in cui la rapida accelerazione tecnologica pone nuove sfide alla dignità umana. Mentre la Corea del Sud si impegna a essere leader nell'innovazione digitale e nelle tecnologie all'avanguardia, siamo altrettanto impegnati a stabilire una governance tecnologica etica. In qualità di partecipante proattivo alle discussioni internazionali sulle norme digitali, la Corea è riconosciuta come un partner fondamentale nella definizione dei confini etici dell'innovazione.
Il profondo impatto dell'Intelligenza Artificiale (IA) non è più un futuro lontano, ma una realtà presente. Convinta che i quadri istituzionali per la responsabilità e l'etica siano essenziali, la Corea del Sud è diventata la prima nazione al mondo ad attuare pienamente l'"Artificial Intelligence Basic Act" a partire dal 22 gennaio 2026. Questa legislazione si concentra sull'istituzione di sistemi di gestione dell'intelligenza artificiale, sul sostegno alla vitalità industriale e sulla costruzione di una base di sicurezza e fiducia.
In questo percorso, la visione della Santa Sede in materia di dignità umana, etica e diritti umani funge da preziosa bussola morale, guidando il nostro progresso tecnologico lontano da potenziali vuoti etici. In qualità di Ambasciatore della Repubblica di Corea, sono profondamente impegnato a collaborare con la Santa Sede per garantire che la rivoluzione digitale rimanga al servizio dell'umanità, guidata dalla luce della coscienza e dal primato della persona umana.
⁃ Data la voce morale globale della Santa Sede, come presenta gli aspetti unici della cultura coreana, che vanta profonde influenze confuciane, buddiste e moderne, in questo particolare contesto diplomatico?
"La Corea del Sud è una terra in cui le eredità del confucianesimo, del buddismo e del cattolicesimo convivono in un'armonia sincretica di tradizione e modernità. Uno dei maggiori punti di forza della cultura coreana è la sua adattabilità dinamica, la capacità di evolversi parallelamente alle rapide correnti del tempo, pur rimanendo ancorata a profondi valori spirituali.
Il fenomeno globale del K-pop, dei K-drama e del cinema coreano non è semplicemente il trionfo di una strategia di mercato; è piuttosto il prodotto di un atteggiamento etico e di uno sforzo comune. Negli ambienti diplomatici di Roma, molti vedono la K-Culture come un mezzo di "relazione profonda" e "resilienza condivisa". Questo crea una base vitale di fiducia, dove il fascino per la nostra musica e i nostri film spesso si trasforma in un sincero interesse per la storia, la religione e i valori sociali della Corea.
Al centro di questa ondata culturale ci sono l'autenticità, la diligenza e la storia umana. Il successo globale dei BTS lo dimostra in modo eclatante. Di recente, il 26 gennaio, la presidente messicana Claudia Sheinbaum ha persino inviato una lettera formale al presidente Lee Jae-myung, richiedendo ulteriori concerti dei BTS in Messico per soddisfare la travolgente richiesta di oltre un milione di fan. La ragione di tale fervore risiede nel fatto che i BTS offrono più di un semplice spettacolo: trasmettono messaggi di guarigione e una sincera vulnerabilità.
Tutto ciò ha una risonanza profonda perché la "narrazione della crescita" dei BTS – ragazzi comuni che raggiungono la vetta mondiale – rispecchia perfettamente la drammatica traiettoria della Corea moderna: dalle rovine della guerra e della povertà a una potenza di democrazia e tecnologia. Tale narrazione condivisa invia un potente messaggio di speranza ai giovani del mondo: "Anch'io posso farcela". Sono convinto che questo spirito di armonia e crescita inclusiva creerà una potente sinergia con i valori di solidarietà e fraternità universale della Santa Sede.
⁃ Passando alla cultura contemporanea, l'"onda coreana" o Hallyu – dal K-pop a film come "Parasite" – ha affascinato il mondo. Dal suo punto di vista privilegiato a Roma, come vede questo fenomeno culturale moderno interagire o integrarsi con la tradizione? Valori spirituali ed etici tradizionali della Corea? Esiste un dialogo su questa nuova forma di soft power a livello diplomatico?
"La forza dell'Hallyu può essere analizzata attraverso diverse lenti, ma credo che il suo nucleo risieda nel suo inarrestabile dinamismo, un'agilità che si rifiuta di stabilizzarsi, adattandosi e evolvendosi costantemente con le rapide correnti del nostro tempo. In un'epoca di cambiamenti senza precedenti, questa intrinseca resilienza del popolo coreano è diventata la nostra più grande risorsa diplomatica, posizionando la cultura coreana come pioniera delle tendenze globali. Ancora più importante, la cultura coreana contemporanea possiede un dono singolare nel tradurre le nostre lezioni storiche e le nostre emozioni uniche in un linguaggio universale che risuona nei cuori di tutta l'umanità.
Un esempio emblematico è Han Kang, Premio Nobel per la Letteratura 2024. Il suo capolavoro, Human Acts, scava nella vita interiore delle vittime e dei sopravvissuti del movimento di democratizzazione coreano, ponendo la fondamentale domanda ontologica: "Cos'è l'umanità e fino a che punto può arrivare la crudeltà umana?" Pur essendo profondamente radicato nell'esperienza coreana, il suo messaggio è profondamente universale e tocca l'essenza stessa della dignità umana.
Allo stesso modo, il recente successo globale di Netflix, K-pop Demon Hunters, sintetizza magistralmente motivi tradizionali – come Hanbok, Hanok e Hansik – con la vibrante energia del K-pop. Oltre allo spettacolo, esso offre un toccante messaggio di guarigione interiore: il coraggio di accettare la propria "vergogna" e raggiungere il vero amore per se stessi. Sono questa profondità psicologica e autenticità ad aver suscitato una risposta così entusiasta da parte dei giovani di tutto il mondo.
In definitiva, la K-Culture ha trasceso il mero intrattenimento per diventare una "Cultura dei Valori". Condividendo messaggi di amor proprio, solidarietà, responsabilità comunitaria e sensibilità verso gli emarginati ed eleva la posizione etica della cultura coreana sulla scena mondiale. In Corea, tradizione e modernità non sono antitetiche; sono in dialogo costante, arricchendosi a vicenda attraverso una continua interazione. Interagendo con i miei colleghi ambasciatori a Roma, posso testimoniare personalmente che questa risonanza culturale è diventata una solida base per la fiducia e la cooperazione diplomatica.
⁃ Infine, una domanda più leggera. Se dovesse consigliare un'esperienza culturale coreana – che sia un luogo, una tradizione, un libro o anche un piatto – a Papa Leone XIV e ai diplomatici della Santa Sede per comprendere veramente l'"anima" della Corea, quale sarebbe e perché?
"Se dovessi consigliare a Sua Santità e ai diplomatici della Santa Sede un'esperienza unica per comprendere veramente l'"anima" della Corea, sarebbe la DMZ (Zona Demilitarizzata). La DMZ è molto più di un confine militare; è uno spazio paradossale in cui le ferite più profonde della Corea coesistono con le sue speranze più coraggiose. È un luogo in cui il passato, il presente e il futuro dell'anima coreana sono impressi nel paesaggio.
Visitare la DMZ significa assistere al cuore vivo della storia moderna coreana: le cicatrici della guerra, della divisione e della Guerra Fredda. Eppure, essa serve anche come punto di partenza per comprendere come, proprio su queste ferite, la Corea abbia coltivato una democrazia vibrante e realizzato un miracolo economico. È forse l'unico luogo al mondo in cui un teatro di estrema tensione militare si è inavvertitamente trasformato in uno degli ecosistemi più incontaminati del mondo. In assenza di interferenze umane, la natura ha reclamato il territorio, simboleggiando un silenzioso ma potente trionfo della vita sul conflitto.
Questa sorprendente contraddizione rispecchia la quintessenza dell'anima coreana, dove il concetto profondo di dolore dell’espressione "han" ( 한, )coesiste con una speranza incrollabile e le cicatrici del nostro passato trovano il loro significato in un cammino verso la restaurazione e la pace. La DMZ rappresenta l'immensa pazienza e tensione che la Corea ha sopportato per oltre 70 anni per preservare la pace.
Per i diplomatici della Santa Sede, la DMZ può offrire una comprensione viscerale e intuitiva della nostra nazione. Spiega perché la Corea pone la pace al vertice assoluto delle sue priorità diplomatiche e perché crediamo che la solidarietà internazionale non sia solo una scelta, ma una necessità esistenziale per il futuro dell'umanità.







