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GEOPOLITICA

IRAN, LA SITUAZIONE È AL COLLASSO. EVACUATE LE CASERME

IRAN, LA SITUAZIONE È AL COLLASSO. EVACUATE LE CASERME

Come riporta il Kayan London, organo dei dissidenti iraniani all’estero (https://kayhan.london/), “secondo quanto riportato da fonti attendibili, ieri mattina 6 gennaio 2014 diverse caserme e quartier generali militari e di polizia in diverse città sono stati evacuati. Ai soldati è stato comunicato che la possibilità di una guerra era aumentata e sono stati rilasciati dalle caserme durante la notte”.

"Tra i primi centri militari ad essere evacuati – riferisce il Kayhan London  - c'è stata la caserma Shahid Darvishi ad Ahvaz, che appartiene alle forze di polizia. Ai soldati è stato detto di lasciare il centro il prima possibile".

"Da lunedì sera 5 gennaio, dopo l'ultimatum di Trump – continua il Kayhan London - è iniziata l'evacuazione dei quartier generali principali di diversi centri militari e di polizia e il trasferimento delle forze in quartieri generali di riserva".

I quartieri generali di riserva sono parcheggi, silos o edifici appartenenti a istituzioni e organizzazioni governative.

"La possibilità di una guerra – scrive Kayhan London - è il fattore principale alla base di questi movimenti, perché vogliono evitare un alto numero di vittime in caso di attacco, ma potrebbero esserci anche altri motivi, tra cui decisioni legate alle proteste prolungate".

La caserma Darwish di Ahvaz è lontana dal centro città. Alcuni soldati, costretti a lasciare la caserma nel cuore della notte, hanno aspettato per ore un'auto che li portasse in centro. Altri hanno camminato lungo la strada e, dopo aver percorso alcuni chilometri, hanno raggiunto una stazione degli autobus o dei taxi.

Gli scioperi e le manifestazioni antigovernative in Iran sono entrati nel loro decimo giorno, ma non si sono placati nonostante la diffusa repressione. Il governo di Massoud Pezzekian ha avviato riforme economiche che, secondo gli esperti, sono in ritardo e che la società, che si trova ad affrontare una grave povertà e un'inflazione insostenibile, non è in grado di sostenere.

Alcuni prodotti alimentari, tra cui olio, riso e pollo, sono diventati estremamente costosi. Anche alcuni prodotti sono diventati scarsi.

Stessa percezione del collasso del regime si ha leggendo Iran International, altro giornale dei dissidenti all’estero (https://www.iranintl.com/).

Come riferisce Iran International, il principe Reza Pahlavi, in un articolo sul Washington Post di ieri, riferendosi all'ondata di proteste nazionali in Iran, ha affermato che la repubblica islamica ha subito una profonda spaccatura e che la società iraniana ha raggiunto un punto in cui è possibile una transizione democratica.

Reza Pahlavi ha parlato dell'"esaurimento della legittimità della Repubblica islamica" e ha sottolineato che dopo quasi 47 anni, il desiderio generale della società iraniana è la "libertà".

Il principe erede dello Scià, ha inoltre affermato che la situazione richiede "trasparenza, preparazione e leadership responsabile" non solo all'interno dell'Iran, ma anche a livello internazionale.

In un'altra parte dell'articolo, il principe Reza Pahlavi ha accolto con favore il sostegno pubblico del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ai manifestanti iraniani, scrivendo che il messaggio che l'America sta dalla parte del popolo iraniano è di vitale importanza per i manifestanti che corrono il rischio di essere imprigionati, torturati o giustiziati e, allo stesso tempo, è un avvertimento al governo iraniano che "l'intimidazione non garantisce più la sopravvivenza".

Il regime odioso teocratico iraniano degli ayatollah ha anche ieri scatenato una violenta repressione contro i manifestanti.

Il bilancio delle vittime delle violenze è salito ad almeno 35 morti, mentre le manifestazioni cominciate due settimane fa, non accennano a fermarsi.

Disordini avvengono in varie città del Paese dove sono già oltre 1.200 gli arresti.

In un video diffuso sui social media si odono spari e grida provenienti dalla contea di Malekshahi, nella provincia di Ilam, nel Kurdistan iraniano zona nell'ovest del Paese da sempre calda in cui vive la minoranza curda. La stessa zona di provenienza di Mahsa Amini l'eroina della protesta del velo che incendiò la Repubblica islamica nel 2022. 

Secondo testimoni i pasdaran avrebbero aperto il fuoco nell'ospedale che porta il nome del leader della rivoluzione “Imam Khomeini”. Agenti in tenuta antisommossa hanno fatto irruzione alla ricerca di alcuni manifestanti feriti sabato scorso e ricoverati, nell'intento di arrestarli, ma hanno incontrato la resistenza dei loro parenti e di alcuni membri del personale medico. 

Venerdì scorso il presidente Donald Trump ha avvertito l'Iran che se Teheran "ucciderà violentemente manifestanti pacifici" gli Stati Uniti "andranno in loro soccorso". 

Il dipartimento di Stato americano ha scritto su X definendo il raid un “crimine contro l'umanità”.

Il Consiglio Supremo di Difesa dei dittatori iraniani ha commentato:  "I nemici di lunga data dell'Iran perseguono una retorica minacciosa e interventista in chiara violazione del diritto internazionale alla quale risponderemo in modo proporzionato".

Oltre alle 35 vittime di Ilam ci sarebbero anche una trentina di morti di cui quattro bambini e due membri delle forze di sicurezza iraniane. L'agenzia di stampa semiufficiale Fars ha riferito che circa 250 agenti di polizia e 45 membri delle forze volontarie sono rimasti feriti durante le manifestazioni.

A Teheran la polizia ha prima sparato gas lacrimogeni su negozianti in corteo nella zona del Gran Bazar e in altri mercati della capitale, poi ha condotto diversi arresti anche all'interno della stazione della metropolitana di Khordad-15.

"Abbasso il dittatore", "Questa è l'ultima battaglia, Pahlavi tornerà" e "Non Gaza, non Libano, io muoio per l'Iran" gli slogan urlati dagli oppositori del regime.

Gli scioperi continuano anche in altre città della Repubblica islamica, come Shahr-e Kord, Shiraz, Kovar, Yazdanshahr e Isfahan.   

Israele, per ora, si tiene lontano da eventuali coinvolgimenti. Benjamin Netanyahu avrebbe chiesto al presidente russo Vladimir Putin di trasmettere all’Iran messaggi rassicuranti, secondo cui Israele non intende attaccare il Paese.

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