di Lakshmi
Allorquando Plutarco dice che l'ateismo si rivela ed è un male peggiore della superstizione, e inoltre che non c'è alcuna differenza tra scienza e religione - la vera religione nota ai "più antichi progenitori" di cui dice Aristotele -, egli testimonia semplicemente la verità dell'essere in contrapposizione alla falsità del non-essere.
Allorquando Martin Heidegger dice che nel compimento "attuale" (termine derivante dalla traduzione erronea del termine greco energheia nel termine latino actualitas) della metafisica l'essere dell'ente giunge a farsi parola, egli ribadisce l'eterna opposizione tra l'essere, manifesto e in qualche modo dicibile, e il non-essere, che non è e non può essere.
Così che quanto al modo di dire ciò che non-è, esso non può che essere e ri-velarsi una falsa attestazione della mente, e quindi un'idea di ciò che, in quanto fenomeno, in qualche modo invece: è.
Il non-essere, pertanto, non-è e non è possibile dire cosa non-sarebbe. In-fatti: ogni cosa è.
Nella forma contemporanea dell'essere e, ripetiamo, dell'ente che giunge a farsi parola, l'essere si contrappone al nichilismo di Friedrich Nietzsche e quindi alle vuote parole prive di alcun significato: vanità di vanità, tutto è vanità.
Ma nel senso di una parola (Vac) che non è e non può essere vuota manifestazione di sé, e quindi dell'essere che in una siffatta forma o manifestazione dell'essere appare. L'essere che, in ogni caso, è.
In conclusione, lo stesso Heidegger ripete ciò che i nostri "più antichi progenitori" sapevano: "Il primo detto del pensiero iniziale e l'ultimo detto del pensiero finale conducono a farsi parola il Medesimo, ma non dicono l'Eguale.
Quando nel diseguale è possibile parlare del Medesimo è soddisfatta da sé stessa la condizione fondamentale per un colloquio di pensiero tra inizio e fine".
E invece l'attuale sedicente nichilista, in lotta contro se stesso, non sa più dire semplicemente che cosa è che una cosa è. Scacco matto al falso re.







