Con questo intervento torno ancora sui complessi rapporti tra tradizione mistica ebraica, comunemente chiamata Kabbalah, e quella cristiana che, pur non essendo priva di apporti derivanti da altre fonti, prima fra tutte quella ermetica, non per questo può essere disgiunta dalla “sorella maggiore,” per parafrasare la storica affermazione di San Giovanni Paolo II.
Un rapporto non sempre facile e costantemente in pericolo, soprattutto a partire dalla fine del Rinascimento, quando fu proprio uno dei sommi kabbalisti cristiani, Johann Reuchlin, ad evitare l’immane tragedia del rogo dei libri sapienziali ebraici.
Molti ritenevano in quel tempo che il primo passo per la conversione degli ebrei fosse quello di eliminare la loro cultura ed in particolare i loro libri.
Celebre fu la battaglia intercorsa a questo proposito tra Reuchlin da una parte e Johannes Pfefferkorn dall’atra.
Pfefferkorn, che era nato ebreo, con l’aperto sostegno dei domenicani di Colonia in un primo tempo conseguì grandi successi culminati nel 1509 con un mandato imperiale che lo autorizzava a confiscare tutti i libri ebraici diretti contro la fede cristiana.
Ma Reuchlin riuscì a fermare questo scempio.
Non che oggidì le cose siano migliorate granché.
Prendendo ad esempio il Martinismo, uno dei più celebri movimenti legati alla mistica cristiana, anche i suoi cosiddetti cultori in gran parte si ostinano a non esplorare le reali fonti che ispirarono Louis Claude de Saint Martin, malgrado sia stato lo stesso Filosofo Incognito ad indicarle con chiarezza.
Ne ho già scritto ripetutamente ma, in tutta evidenza, in troppi o non leggono, o non capiscono, o non vogliono capire.
Riassumendo e semplificando al massimo, Saint Martin rimase molto colpito dagli insegnamenti di tre famosi Saggi, a cominciare dal suo amatissimo maestro Martinez de Pasqually.
E lo scrisse lui stesso. Punto.
Come ho già scritto molte volte non è in discussione la sapienza kabbalistica di Martinez.
Sia sufficiente leggere il suo « Traité de la réintégration des êtres dans leurs premières propriétés » per rendersene conto.
Non siamo a conoscenza da quali fonti il grande esoterista morto ad Haiti abbia tratto tali insegnamenti, ma ciò non toglie che le influenze kabbalistiche nella sua opera siano state notevoli ed incontrovertibili, tanto da far ipotizzare ad alcuni addirittura una sua origine ebraica.
Tornando al celebre allievo, nell’ ultima parte della sua vita il Filosofo Incognito ammirò molto l’opera di Jacob Böhme.
Sulle profonde influenze Kabbalistiche subite dal mistico tedesco ho già scritto varie volte, per tutte si veda:
https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/articoli-recenti/larticolo-del-sabato/19931-bohme-serve-unottica-diversa.html
Sono intervenuto all’epoca poiché, sia l’accademia, che i vari esoteristi italiani continuavano e continuano a tutt’oggi ad ignorare la profonda influenza di Balthasar Walther, istruito a Tzfat dagli allievi di Luria, sul fraterno amico teologo.
Nulla. Continuano ad uscire contributi su Böhme che si dimenticano completamente Balthasar Walther, dando così una falsa impressione del pensiero di Böhme, genio certamente ma influenzato dalla Kabbalah.
Eppure, Walther, il medico slesiano, rappresenta uno degli anelli fondamentali della catena di trasmissione della Kabbalah cristiana e non può essere ignorato.
Egli studio a Tzfat, la città santa dell’elemento aria, la città con quattro nomi, la città segreta della Kabbalah, la città che guarda Meron ove sono sepolti Shimon bar Yochai e suo figlio … e chissà cos’altro.
È difficile autodefinirsi Kabbalista senza aver vissuto in quel luogo straordinario. Eppure, tanti parlano di questo argomento senza aver soddisfatto i minimi requisiti richiesti dall’Arte …
La terza influenza riconosciuta da Saint Martin, diciamo cronologicamente intermedia tra Martinez e Böhme, fu quella del grande mistico svedese Swedenborg, del quale in lingua italiana si è scritto sovente, senza cogliere con pienezza un tratto essenziale; la sua formazione fu assolutamente anomala per l’epoca e derivò sia da un ambiente familiare unico, sia da un esperimento accademico altrettanto peculiare sia, infine, dall’intreccio tra questi due ambiti così inusuali.
Ad essere onesti, anche i contributi in lingua straniera su tale questione sono pochissimi; eppure, la straordinaria storia dell’esperimento tentato in Svezia, fortemente legato proprio alla figura del padre del celebre filosofo svedese, meriterebbe di essere maggiormente studiato e celebrato.
Non solo, sconosciuto o quasi rimane un altro grande personaggio di quell’epoca, Erik Benzelius il Giovane che fu mentore di Emanuel nei suoi anni più formativi.
Portare alla luce questa bellissima vicenda è proprio uno degli scopi principali di piccolo lavoro.
Siamo consapevoli di una delle maggiori ragioni dell’oblio che ha occultato questa storia straordinaria e cioè la comune volontà di ebrei, cristiani e pure dei mussulmani, di occultare il più possibile le reciproche contaminazioni in tema di mistica e di dottrina in generale.
Ognuno difende l’assoluta unicità e peculiarità della propria rivelazione, ovvero, più modernamente, difende il suo prezioso brand. Per le ragioni sbagliate.
Confrontarsi con altri percorsi spirituali deve comportare, in primo luogo, il reciproco riconoscimento di un obiettivo esoterico.
Ad esempio, molti sentieri importanti condividono l’obiettivo esoterico della Reintegrazione nella Casa del Padre.
Quindi chiunque sia impegnato a raggiungere questo scopo può tranquillamente dialogare con coloro i quali ne riconoscano la necessità e l’auto sufficienza.
Non abbiamo scelta, il nostro scopo nella creazione è quello di ricongiungerci a Lui.
La parte essoterica è ciò che, giustamente, ci divide.
Potrei parlare ore con un fratello Sufi condividendo ogni cosa con gioia e partecipazione, ma non potrò mai utilizzare con successo la preghiera islamica, come accade nel suo percorso, per avanzare spiritualmente, a meno che la mia anima non sia in grado di credere a quella preghiera come se fosse mia.
Ma ciò avviene in casi rari e, normalmente, comporta la conversione.
Questo accade perché la parte essoterica e quella esoterica sono intrinsecamente legate da un rapporto dinamico[i].
Prendere vie sbagliate essotericamente parlando spesso può condurre a grandi problemi.
I poderosi rimaneggiamenti della liturgia cattolica antica ne sono prova sufficiente. Non sono ovviamente l’unico fattore di degrado, ma contribuiscono di sicuro a tutti i livelli.
Personalmente, ad esempio, preferisco di gran lunga la Messa Ortodossa.
Parlando di mondo ortodosso e quello russo in particolare, si prosegue imperterriti con l’erronea e blasfema Teoria della Sostituzione, che serpeggia ancora in troppi ambienti cattolici, malgrado la straordinaria opera di San Giovanni Paolo II e del suo teologo principe Benedetto XVI, cui speriamo presto di poter chiamare Santo e Martire della Fede.
La corrente guerra teologica in corso negli Stati Uniti tra fazioni della Riforma Protestante ne è la riprova.
Personaggi di grandissima visibilità, come Tucker Carlson, rivendicano l’assoluta estraneità del Cristianesimo dall’Ebraismo, confondendo spesso teologia e geopolitica.
I cristiani aspettano nel cortile dei Gentili fino alla Redenzione Finale, nella quale entreranno trionfalmente nel Terzo tempio, o sono completamente diversi e separati dal Popolo e mai faranno parte anche loro di am Israel, perché i cristiani stessi ritengono già di rappresentare l’intero Israele?
Per chi si ritrovi in quest’ultima posizione la Teoria della Sostituzione diviene un obbligo, non c’è scampo.
Ma al Concilio di Gerusalemme gli Apostoli presenti non dissero nulla di tutto ciò.
Ebrei seguaci del Cristo circolavano tranquillamente, soprattutto dopo il famoso responso di Gamaliele il Vecchio, allora a capo del Sanhedrin, e non si sentivano meno ebrei per questo.
Tra parentesi, nel 2004 ci fu un tentativo di ristabilire questo antico Collegio e a capo (Nasi) di esso fu eletto Adin Steinsaltz, uno dei più grandi talmudisti di ogni epoca, chassidico Chabad e che personalmente considero uno dei miei padri spirituali.
Ma anche gran parte della cultura ebraica ortodossa chiude gli occhi a questi fenomeni di scambio ed arricchimento culturale, pretendendosi impermeabile sia alla cultura cristiana, sia all’oggettiva diffusione della Torah avvenuta con la parallela propalazione del cristianesimo ai quattro angoli della terra.
Come dico sempre, non è casuale che la tollerante Occitania Raimondina e la Spagna multiculturale siano state il terreno di crescita di personaggi e idee fondamentali per la filosofia e la teologia delle tre grandi religioni rivelate.
Altro che Medioevo, nel senso dispregiativo che molti incolti continuano ad invocare per demonizzare un qualche aspetto della realtà contemporanea.
Nel Medioevo questi personaggi si sarebbero trovati nella loro collocazione più naturale: attaccati ad un aratro.
Premesso ciò, iniziamo il nostro viaggio straordinario nella vita di Swedenborg, soprattutto allo scopo di ben inquadrarlo nella complessa cultura svedese del suo tempo, di cui il filosofo rappresentò senz’altro un esponente di massimo rilievo.
Ma la focalizzazione sul genio di Swedenborg non vada a oscurare la realtà di un movimento culturale e spirituale che è perdurato sino ai nostri tempi.
La Svezia[ii] comprese ben presto che il monopolio franco-inglese della cultura, con particolare riferimento a quella scientifica, costituiva un pericolo fortissimo per la potenza baltica.
L’eccellenza odierna di strutture quali l’Università di Uppsala e il Karolinska Institutet molto si deve alla volontà della corona svedese di attribuire un peso rilevante alla necessità di creare istituzioni culturali stabili, tali da rivaleggiare con quelle delle nazioni maggiormente progredite.
La monarchia baltica comprese anche che tale obiettivo non era raggiungibile senza tutelare in qualche misura il pensiero libero e creativo, anche in campi sensibili quale quello religioso.
Ci furono tentennamenti, conflitti, mediazioni, ma il risultato finale fu quello di creare in Svezia un’oasi relativamente calma dove discutere idee complesse e a volte eterodosse.
Proprio la vicenda della famiglia estesa di Emanuel Swedenborg, compresa la rete delle amicizie di questo vero e proprio clan, costituisce il fondamento e il fattore maggiormente rilevante in questa saga che consentì alla Svezia di praticare un riformismo ponderato che contribuì senz’altro alla stabilità di questa forte nazione, anche se non tutto si svolse tranquillamente come si vide nel secolo successivo.
Emanuel Swedenborg nacque a Stoccolma nel febbraio del 1688, terzo figlio di Jesper Swedberg, cappellano delle guardie a cavallo del re Carlo XI.
Il dato biografico è fondamentale in quanto il padre del filosofo, Jesper, fu l’artefice di eventi straordinari assolutamente propedeutici alle conquiste del figlio.
Jesper Swedberg, a sua volta, nacque nel comune di Falun da un bergsman (proprietario di una fattoria con diritti minerari) e dalla figlia di un pastore, entrambi cristiani devoti.
Alla vita di Jesper hanno dedicato opere significative sia Martin Lamm che Marsha Keith Schuchard, opere da cui ho tratto la maggior parte delle informazioni in questione, poiché non voglio arrogarmi meriti che non mi competono.
Tornando alle nostre vicende Jesper, dopo aver terminato la scuola elementare, nel 1669 iniziò a studiare teologia all'Università di Lund, con l'intenzione di diventare ministro della chiesa luterana.
Nel 1674 si trasferì all'Università di Uppsala, dove continuò la sua formazione fino a diventare sacerdote.
Impiegato come cappellano presso il reggimento delle guardie, si guadagnò il favore del re quando incoraggiò i soldati a imparare a leggere, criticando al contempo la mera “fede cerebrale,” che non si traduceva in comportamenti pii e azioni caritatevoli.
Nelle dispute teologiche dell’epoca Jesper istintivamente si pose in un giusto equilibrio tra conoscenza dottrinale e vita cristiana, senza privilegiare una delle due a scapito dell’altra.
Quattro anni prima della nascita di Emanuel, il re inviò Swedberg in un viaggio di studio in Inghilterra e nel Continente, dove egli concepì molte delle idee che avrebbe predicato fortemente al più sensibile dei suoi figli.
Nel bene e nel male, l'ombra del padre incomberà sul mondo interiore ed esteriore di Emanuel Swedenborg per il resto della sua vita.
Durante i suoi viaggi, Jesper Swedberg incontrò ecclesiastici, scienziati e studiosi di teologia, tra i quali anche alcuni che non temevano di studiare materiali di origine ebraica.
Nel far ciò sviluppò contatti che Emanuel avrebbe ripreso nei suoi viaggi successivi. Nel corso del suo soggiorno in Inghilterra, durato tre mesi, il cappellano osservò e ammirò il lavoro scientifico della Royal Society, ma non ne approvò la faziosità, che presto avrebbe travagliato la Chiesa e lo Stato britannici.
Nell’esternare la sua reazione negativa a tutte divisioni e le lotte intestine tipiche della chiesa e della società inglese dell’epoca, egli nel 1684 espresse la sua profonda convinzione che “la disunione è del diavolo, che la promuove e ne trae la più grande soddisfazione, specialmente nei maestri della congregazione”, riferendosi ovviamente a chi portava la responsabilità dell’insegnamento religioso.
Rimase positivamente colpito, invece, dalla tolleranza religiosa di Carlo II Stuart e dalla campagna per l'unità religiosa degli anglicani e, al termine del suo soggiorno inglese, Swedberg si recò in Francia nel 1685.
In quel luogo, nonostante i forti sentimenti antipapali derivanti dalla sua formazione luterana, si scoprì ad ammirare la carità attiva dei cattolici francesi, e nella sua grande onestà intellettuale, si accorse che questi credenti non potevano essere semplicisticamente liquidati come papisti superstiziosi, come imponeva lo stereotipo diffuso nel mondo protestante di allora.
È una Francia affascinante quella in cui viaggia Jesper Swedberg.
A partire dall’opera del prete folle (ar beleg foll in bretone) Michel Le Nobletz, che con le sue immagini edificanti dipinte su tavole di legno (Taolennoù) risvegliò il sentimento religioso nell’allora desolata Bretagna (di qui la denominazione di “metodo bretone”) e del gesuita Julien Maunoir che tale metodo arricchì ed estese ad altre zone del territorio gallico, la Francia riscoprì un fervore popolare inarrestabile culminato tra l’altro nella vita, nelle opere e nel lascito di San Luigi Maria Grignion de Montfort, lascito che influenzò profondamente l’intera opera missionaria della Chiesa.
Proseguendo in questo suo viaggio di studio volto a portare la lontana Svezia in pari con gli stati maggiormente evoluti, Swedberg si recò poi in Germania ove si trovò in contatto con ambienti contigui alla comunità ebraica, allora alle prese con i problemi suscitati dal falso messia Sabbatai Tzvi.
In tali ambienti strinse amicizia particolare con rivolse a diversi orientalisti, il più importante dei quali fu Esdras Edzard[iii], famoso studioso, i cui sforzi di conversione nella comunità ebraica alimentarono le speranze di unione dei credenti nel cristianesimo millenarista di Swedberg.
Durante le dieci settimane di permanenza nella casa di Amburgo di Edzard, egli venne a conoscenza delle iniziative del suo ospite nei confronti degli ebrei che avevano creduto nella missione messianica del Kabbalista ebreo Sabbatai Zevi, ma che ora soffrivano di disillusione dopo la conversione (forzata) del loro eroe all'Islam.
Edzard aveva saputo da Manuel Texeira, fiduciario ad Amburgo della ex regina svedese Cristina, dell’attrazione di quest’ultima per il movimento sabbatiano.
Un'entusiasta Cristina avrebbe persino danzato per le strade con i suoi amici ebrei in quel fatale 1665, considerato il culmine di quel falso messaggio messianico.
Edzard venne anche a conoscenza da Texeira del successivo imbarazzo di Cristina per il fallimento del movimento.
Mentre Swedberg si trovava ad Amburgo, il banchiere ebreo continuò a ricoprire il ruolo di Fiduciario sia per Cristina che per Carlo XI, e le notizie sugli affari ebraici e sulle controversie sabbatiane sul Continente continuarono ad essere oggetto di grande attenzione da parte degli studiosi di orientalistica dell'Università di Uppsala.
[i] Sui rapporti tra parte esoterica e parte essoterica, fondamentale rimane l’indagine di Nikolai Berdyaev (1874 – 1948). Il filosofo russo nato a Kiev, quindi ucraino oggidì, sviluppò una sua teoria legata ai grandi temi messianici ed escatologici del cristianesimo. Per lui il cristianesimo comportava orizzonti molto più ampi di un'idea ristretta e limitante di salvezza individuale. Nel cristianesimo era insito un dramma cosmico in cui la materia era simbolo di una realtà spirituale più grande. La semplice salvezza individuale limitava la portata del cristianesimo a un legalismo soffocante. Ci si doveva concentrare piuttosto su di una trasfigurazione sociale e cosmica. Il cristianesimo essoterico doveva essere approfondito e rinnovato da quello esoterico. L'esoterismo coinvolgeva una persona in un conflitto spirituale di tensione, combattimento e passione che eliminava il sistema e il dogma. Necessariamente il cristiano doveva apprezzare il rischio di lanciarsi verso D-o. L'espressione del cristianesimo di Berdyaev era quella della libertà dello spirito da tutte le condizioni esterne. La libertà e la verità lo occupavano continuamente al punto da essere definito un “anarchico mistico”. Come Kierkegaard, con cui condivideva un comune sentimento di isolamento e solitudine, credeva che la verità si trovasse nel soggettivo: la razionalizzazione avveniva quando la fede crollava.
La sua visione delle Scritture, come quella della tradizione ortodossa, era sovrastorica. Ad esempio, la caduta dell'uomo, secondo la comprensione di Berdyaev, non avvenne nel mondo fenomenico del tempo. Piuttosto, il mondo e il tempo erano prodotti della caduta, motivo per cui egli credeva che il percorso che decide il destino di un uomo non potesse essere semplicemente quello che seguiva il mondo e le sue realtà oggettive. Tuttavia, egli riteneva che il potenziale creativo dell'uomo, se combinato con la rivelazione spirituale, potesse realizzare il regno di D-o sulla terra.
[ii] Poco dopo aver ottenuto l'indipendenza dalla Danimarca all'inizio del XVI secolo, la Svezia acquisì una propria versione del Nuovo Testamento, pubblicata dalla stampa reale (Stoccolma, 1526), basata su quella di Lutero del 1522. Furono consultate anche la Vulgata latina e quella in greco di Erasmo. La prima Bibbia ufficiale completa in lingua volgare - la prima in assoluto in un paese scandinavo - fu la Bibbia di Gustavo Vasa (Uppsala, 1541), dal nome del re svedese sotto il cui regno fu stampata. Essa utilizzava le precedenti traduzioni svedesi e quella di Lutero. Una versione corretta (la Bibbia di Gustavo Adolfo, dal nome del re svedese regnante) fu pubblicata nel 1618 e un'altra, con piccole modifiche di Erik Benzelius, nel 1703. La Bibbia modificata fu chiamata Bibbia di Carlo XII perché fu stampata durante il regno di Carlo XII. Nel 1917 la dieta della chiesa luterana pubblicò una traduzione completamente nuova, direttamente dalle edizioni critiche moderne degli originali ebraici e greci, che ricevette l'autorizzazione di Gustavo V a diventare la Bibbia della chiesa svedese. Su Erik Benzelius si vedrà meglio infra.
[iii] Edzard nacque ad Amburgo figlio di un pastore luterano. Dopo il diploma studiò teologia e lingue orientali per dieci anni, acquisendo anche conoscenze sull'ebraismo in generale e sul Talmud in particolare. Nel 1656, conseguì la licenza in teologia a Rostock. Al ritorno ad Amburgo, Edzard decise di non accettare un incarico ecclesiastico, ma di vivere delle proprie ricchezze come studioso privato. Insegnò gratuitamente ebraico e letteratura ebraica ai cristiani. Godeva di una reputazione così buona che altri orientalisti gli mandavano i loro studenti. Uno dei suoi studenti fu August Hermann Francke fondatore del cosiddetto Pietismo di Halle. La sua attività principale, tuttavia, fu la missione di proselitismo della fede luterana, soprattutto tra gli ebrei. Nel 1667 fondò una "casa di proseliti". La sua missione presso gli ebrei fu avviata privatamente da lui e dai suoi seguaci, ma poteva contare sul sostegno del clero e dei cittadini di Amburgo. Ad essere onesti questa sua opera di proselitismo incontrò forti resistenze, sia in ambito cristiano che, comprensibilmente, in quello ebraico. L’istituzione da lui fondata esiste ancora oggi e la Fondazione Edzardi sostiene i cristiani in Israele.







