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IL MONDO AL CONTRARIO – PARTE II

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di Massimo Coccia

IL MONDO AL CONTRARIO PARTE II

 

La narrazione della nuova amministrazione USA sul tema dell’Europa definita “parassita” rasenta il post verità, rappresenta un ulteriore conferma che stiamo vivendo in un mondo al contrario. Nasce un nuovo mondo in cui le opinioni personali contano più della logica e dei fatti reali. C’è un detto che dice che a forza di ripetere una bugia si finisce per considerarla una verità.

E’ un dato di fatto che da quando Cina e Giappone hanno disinvestito dai titoli del debito pubblico americani nel 2013 il maggior creditore degli Usa è diventata l’Europa. Quest’ultima ha destinato tutto il surplus accumulato con l’export nell’acquisto dei titoli pubblici americani, fondi e azioni delle società a stelle strisce.  Viene spontaneo chiedersi se Trump imporrà dazi all’Europa chi comprerà in futuro il debito pubblico americano, ma non è questa l’unica contraddizione.  Si deve considerare che gli europei acquistano molte licenze delle società Usa high-tech, abbonamenti a Netflix e il disavanzo americano, tenuto conto che queste aziende non parcheggiano più i profitti nei paesi a bassa tassazione, con le nuove norme introdotte da Trump nel 2017 si stava riducendo in modo repentino. Se si considera poi che prima delle norme introdotte da Trump le società high-tech tendevano a registrare i profitti nei paesi “low tax” anche il dato sul disavanzo USA delle partite correnti vs l’Europa risultava maggiore di quello che era in realtà.  Se poi si calcola il danno economico prodotto all’Europa dalla crisi dei mutui Sub prime americani possiamo affermare che per alcuni paesi europei è stato un colpo mortale alle loro finanze. L’Italia ad esempio dal tristemente famoso 2008 non si è più ripresa completamente considerando poi la crisi dello spread del 2011 facendo lievitare il rapporto debito PIL a livelli mai visti prima. Se guardiamo al passato non si può non considerare che l’America contribuì a risollevare le sorti economiche dell’Europa occidentale in rovina dopo la seconda guerra mondiale con il piano Marshall, tramite il quale 1,1% del Pil americano fu destinato a fondo perduto ai paesi europei costituito da aiuti sotto forma di beni e materie prime ottenendo in cambio la totale adesione dei paesi dell’Europa occidentale al life style americano e ai suoi modelli di sviluppo. Inoltre Il Presidente americano mise una buona parola con gli inglesi per non farci commissariare con un Governatore britannico nel 1945.

Come però dare torto a Trump quando dice di voler riportare il lavoro in America applicando i dazi a chi non produce negli Stati Uniti? Del resto è stato eletto proprio dai suoi connazionali per creare più occupazione e per abbattere il disavanzo delle partite correnti che potrebbe minare a tendere la stabilità finanziaria degli Usa. Quello che mi preoccupa è che in Europa nessuno pensa a tutelare il lavoro e l’occupazione dei lavoratori Europei visti i costi dell’energia e della burocrazia, considerando che a Bruxelles hanno tolto pure il tetto al prezzo del gas. I decision makers europei hanno reso il continente Europeo una landa sempre più deindustrializzata e sono sempre più convinto che andremo incontro ad un Medioevo tecnologico.  Se andiamo ad analizzare cosa si nasconde dietro a questa strategia possiamo notare il tentativo di disarticolare l’Unione Europea. Ricordo inoltre che l’Italia ha subito gravi danni dalla crisi del 1992 quando fu costretta a bruciare riserve valutarie per 48 miliardi di dollari per sostenere la lira per poi infine svalutarla del 30% uscendo dallo SME. Per rientrare fu costretta ad effettuare una manovra da 92.000 miliardi di lire attuata dal Governo Amato tassando i conti correnti degli italiani. Da dove è partito l’attacco contro la lira? Da una società d’investimenti di proprietà del Sig. Soros. Come non ricordare la crisi dei mutui sub prime americani che ha prodotto il fallimento di molte banche europee facendo crollare il Pil dell’Italia e dell’Europa in generale. L’Italia dalla crisi del 2007 al 2013 ha perso il 25% del Pil che non ha ancora recuperato.

Tutto questo ha prodotto perdite elevate per le banche europee che avevano investito nei derivati collegati ai sub prime. Questo ha causato una riduzione di prestiti interbancari a livello internazionale con la logica ripercussione sulla diminuzione del credito disponibile. A causa di questo s’innescò una crisi di fiducia nel sistema finanziario internazionale che si riverberò automaticamente su tutto il sistema produttivo e i consumatori. Ci fu una forte diminuzione degli investimenti e una diminuzione dell’export verso i paesi in cui si è verificata la riduzione dei consumi. L’Italia, occorre ricordare che con le guerre in Libia e le Primavere arabe decise da Francia e Usa ha ricevuto un enorme flusso d’immigrati irregolari, destabilizzando la situazione sul fronte della sicurezza interna del paese. Se andiamo a vedere la speculazione del 2011 che causò la salita dello spread, è stata avviata dalla Deutsche Bank che aveva venduto 10 miliardi di titoli pubblici italiani in un solo colpo. Si tenga presente che in questa banca erano presenti molti investitori e fondi americani. Io pensavo che gli americani ci vedessero come fratelli ma dopo quanto accaduto è logico supporre che la mia convinzione era del tutto errata, la realtà è che hanno cominciato a vederci a un certo punto come competitor.  La loro visione strategica è totalmente sbagliata perché noi europei siamo rimasti uno dei pochi fari che possono illuminare le democrazie di tutto il mondo ora sotto attacco come mai prima. Spero tanto che il Presidente americano ci stupisca in positivo ritornando su alcuni suoi passi.     

 

 

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  • Redazione

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