Per l’Italia è il momento dell’autonomia strategica
La tregua era fragile e gli ultimi avvenimenti lo confermano.
L’Iran ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz “fino a nuovo ordine” dopo aver colpito una nave commerciale accusata di aver seguito una rotta non autorizzata.
Poche ore dopo gli Stati Uniti hanno risposto con una nuova ondata di attacchi contro circa 140 obiettivi militari iraniani, tra cui basi navali, siti missilistici, depositi di munizioni e reti di comando.
In tre giorni Washington dichiara di aver colpito oltre 300 obiettivi. (Internazionale)
Attraverso Hormuz transita normalmente una quota rilevante del petrolio e del gas naturale liquefatto scambiati a livello globale.
Non serve bloccare completamente il traffico navale per produrre danni economici: basta aumentare il rischio, facendo crescere premi assicurativi, costi logistici e volatilità dei mercati energetici.
L’Italia osserva questa crisi da migliaia di chilometri di distanza, ma ne subirà comunque gli effetti. Il nostro sistema industriale vive di esportazioni, manifattura e trasformazione.
Energia più costosa e trasporti più onerosi significano minore competitività per le imprese e maggiore pressione sull’inflazione.
La risposta, tuttavia, non dovrebbe limitarsi all’emergenza. Questa crisi dimostra che l’Italia deve rafforzare la propria autonomia strategica.
L’Unione europea, anche in questa fase, appare più concentrata sulla gestione politica delle divisioni interne che sulla costruzione di una vera sicurezza energetica.
Roma dovrebbe invece recuperare la propria tradizione geopolitica mediterranea, mantenendo salde le alleanze ma sviluppando una capacità autonoma di dialogo con tutti gli attori regionali.
Una futura normalizzazione dei rapporti con la Russia, quando il quadro internazionale lo permetterà, potrebbe rappresentare uno degli elementi di una più ampia strategia energetica europea.
Parallelamente, l’Italia potrebbe mettere a disposizione le competenze della propria Marina Militare nelle operazioni di contromisure mine e sicurezza marittima, qualora vi fosse un mandato internazionale e l’accordo delle parti coinvolte.
Il baricentro degli interessi italiani resta il Mediterraneo. È lì che si incrociano energia, commercio, infrastrutture, migrazioni e sicurezza.
Rafforzare porti, Marina Militare, cantieristica, industria della difesa ed energia significa aumentare il peso internazionale dell’Italia.
Le crisi del XXI secolo insegnano una lezione semplice: chi dipende dalle decisioni degli altri perde capacità di scelta. L’autonomia strategica non significa isolamento.
Significa essere abbastanza forti da difendere i propri interessi e abbastanza credibili da contribuire alla stabilità del Mediterraneo, che resta il vero spazio geopolitico nel quale l’Italia può esercitare un ruolo da protagonista.





