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Benzina e gasolio: dramma nazionale o propaganda?

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Benzina e gasolio: dramma nazionale o propaganda?

Oltre la riduzione del potere d’acquisto, l’esasperazione dei toni per puro tornaconto politico

Uno degli argomenti più gettonati in quest’estate rovente è tornato ad essere il caro carburanti.

Il dibattito si colloca tra reali difficoltà economiche per imprese e famiglie e speculazioni della retorica politica.

I dati evidenziano che il rincaro dei prezzi è reale e strutturale, ma la narrazione della “crisi perpetua” è troppo spesso amplificata dai professionisti dell’informazione a scopi di propaganda da differenti parti politiche.

Giornalisti e politici dovrebbero far ragionare gli italiani e, invece, assecondano la drammatizzazione di una situazione difficile e complessa, ma non paragonabile alle vere emergenze che sconvolgono varie parti del mondo.

È sconcertante sentir inveire contro la guerra all’Iran perchè sarebbe la causa degli aumenti di prezzo.

Non interessa perchè si è creata questa situazione e i rischi che comporta e perchè l’Iran sia diventata una minaccia diretta al nostro mondo. No. Conta solo che si possa riempire il serbatoio.

È anche vergognoso che molti italiani contrappongano le spese per aiutare l’Ucraina a combattere l’invasore con quelle che vorrebbero fossero destinate a finanziare i loro consumi di benzina e gasolio.

Inseguendo la parte di un popolo che vede solo il suo tornaconto immediato non si fa l’interesse di nessuno.

Gli esperti di energia come Davide Tabarelli insistono a spiegare che le cause degli aumenti sono molte e che il prezzo del barile non è nemmeno quella principale.

Prima di arrivare al prelievo fiscale contano molto i margini della raffinazione, che sono molto cresciuti perchè le raffinerie sono poche e dall’estero i carburanti già raffinati scarseggiano e fanno salire i prezzi.

Il prelievo fiscale attira l’attenzione maggiore, ma anche qui bisognerebbe ripetere ogni giorno di stare ai fatti: il fisco prende i soldi dove può, anche considerando il livello di evasione fiscale degli italiani; se si tagliano le accise i soldi mancanti devono essere presi da qualche altra parte oppure bisogna indebitarsi ancora, facendo crescere la spesa per interessi e il debito che schiaccia lo sviluppo.

Paradossale che, per anni, qualcuno ha lottato strenuamente per affossare il nucleare, per non estrarre gas e petrolio dal territorio italiano, per non costruire impianti di energia rinnovabile, per chiudere le raffinerie.

Addirittura qualcuno che avrebbe voluto impedire la costruzione del gasdotto TAP, oggi accusa il governo di non fare nulla, avendo distrutto il bilancio dello Stato con una marea di bonus e di sussidi, e invoca soluzioni strutturali al caro carburanti.

Il festival dell’irresponsabilità e della disonestà intellettuale è sempre in corso in questo povero Paese, che non vuole crescere e diventare adulto.

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