Finalmente il muro di omertà è crollato. Emerge la più vergognosa operazione nazista del terzo millennio
Fauci come Mengele. I laboratori gain of function come gli esperimenti dei nazisti.
Il nazismo, come si può ben vedere, non è mai morto e i cosiddetti antifascisti da operetta (quelli della melassa) dovrebbero ora cominciare a condannare i nazisti coperti dal progressismo Dem americano e dalle sinistre europee.
Il silenzio della stampa di regime italiano è ormai insopportabile e, se proseguisse, sarebbe da condannare come collusione con uno dei più efferati delitti contro l’umanità che sia stato perpetrato travestendolo da intervento a difesa della salute. Joe Biden, che ha graziato Fauci, lo ha fatto perché evidentemente sapeva che Mister Morte rischiava l’ergastolo.
Quanta porcheria Dem c’è dietro al silenzio sullo sterminio di massa causato dalla fuga del virus da un laboratorio finanziato da Fauci?
Quanta connivenza da parte delle sinistre europee?
Altro che antifascismo. Qui il problema è di indagare a fondo sul nazismo eugenetico travestito da progressismo
David Morens, ex alto consigliere di Anthony Fauci al NIAID, il 18 agosto 2026 si è dichiarato colpevole in un tribunale federale del Maryland per aver partecipato a un complotto volto a eludere le leggi sulla conservazione e sull’accesso ai documenti pubblici relativi alla ricerca sul COVID-19.
Rischia fino a 5 anni di carcere; la sentenza è prevista per il 12 novembre 2026.
Il dato di fatto è che un alto funzionario scientifico del governo americano ha ammesso di avere utilizzato deliberatamente strumenti privati per impedire che determinate comunicazioni ufficiali diventassero accessibili attraverso il sistema di trasparenza pubblica.
E quelle comunicazioni riguardavano proprio: COVID, Wuhan, EcoHealth, finanziamenti, origine del virus.
Questa coincidenza è ciò che rende il caso straordinariamente importante.
La stessa commissione parlamentare aveva già concluso nel 2024 che Morens aveva cancellato documenti, ostacolato l’indagine e condiviso informazioni non pubbliche sui finanziamenti NIH con Daszak.
Ora il DOJ ha trasformato il nucleo della vicenda in un caso penale concluso con una dichiarazione di colpevolezza.
Morens non ha “confessato il COVID perdita da laboratorio”. Ha però ammesso penalmente un comportamento di occultamento documentale proprio nell’ambito delle comunicazioni riguardanti il finanziamento di ricerca sui coronavirus, EcoHealth, Wuhan e la controversia sull’origine del COVID.
E il DOJ aggiunge un elemento che nel 2024 non era ancora provato in sede penale: l’accettazione di benefici personali collegati ad atti ufficiali e alla promozione della tesi dell’origine naturale.
Il tema da affrontare, pertanto, è la trasparenza
Quello che Morens ha rivelato è un sistema di occultamento dei dati e della verità che ha coinvolto istituzioni, media, intelligence a livello internazionale.
La questione che si pone, pertanto, anche in Italia è: fino a che punto i rapporti dell’Italia con Fauci e con il sistema USA è stato trasparente e fino a che punto Fauci ha indirizzato i comportamenti delle istituzioni e dei media italiani in relazione alla vicenda COVID e a quella, conseguente, dei vaccini?
Nel marzo 2020 l’Italia è diventata il primo grande laboratorio occidentale della gestione della pandemia.
Uno studio epidemiologico condotto da ricercatori italiani, tra cui Cereda, Tirani, Merler, Ajelli e altri, ha concluso che l’epidemia in Lombardia era iniziata significativamente prima dell’identificazione del primo caso ufficiale del 20 febbraio.
Nel settembre 2020, Fauci partecipò a “Frontiere – Il Festival di Salute”, insieme a un programma nel quale compariva anche Roberto Speranza.
C’era già una relazione pubblica e istituzionale Italia – Fauci nel 2020, nel pieno della pandemia.
Questo significa che il rapporto Fauci – Italia non nasce con il Biotecnopolo.
Il Biotecnopolo rappresenta piuttosto la trasformazione di quel rapporto in una collaborazione strutturale post-pandemica.
Roberto Speranza annunciò il coinvolgimento di Fauci nel Biotecnopolo

Questi due diagrammi hanno un punto di contatto: FAUCI/NIH.
Il Biotecnopolo viene presentato ufficialmente come modello nazionale collegato a una rete internazionale di contrasto ai rischi pandemici. E tra i soggetti citati dalla stessa Fondazione compare proprio NIH.
La domanda è: quali persone, enti e programmi italiani hanno avuto rapporti con NIH/NIAID, Fauci, EcoHealth e la rete internazionale di preparazione prima, durante e dopo il COVID?
La connessione Speranza – Fauci è reale e documentata; la trasformazione di quel rapporto nel progetto Biotecnopolo di Siena è anch’essa documentata.
Il 3 maggio 2022, Roberto Speranza annunciò pubblicamente che Anthony Fauci aveva dato la propria disponibilità a collaborare con l’hub antipandemico di Siena. Speranza disse anche che l’Italia stava investendo 360 milioni di euro nell’hub.
Quindi il rapporto non nasce nel 2023, quando Fauci diventa formalmente consulente: il contatto Speranza–Fauci era già avvenuto nel 2022.
Questo è confermato ancora più esplicitamente dallo stesso Speranza nel settembre 2022. Alla domanda sui rapporti con Fauci, disse: che Fauci aveva avuto “prima le interlocuzioni con me”; che successivamente era rimasto in contatto con la comunità scientifica italiana; che Fauci aveva dato la propria disponibilità a partecipare all’hub.
Il Biotecnopolo non era semplicemente un laboratorio
Il progetto Biotecnopolo nasce come infrastruttura strategica nazionale. Oggi la Fondazione Biotecnopolo è una fondazione di diritto privato senza scopo di lucro i cui fondatori sono: Ministero della Salute, Ministero dell’Università e Ricerca, Ministero dell’Economia e Ministero delle Imprese e Made in Italy e il suo scopo comprende ricerca applicata, biotecnologie, scienze della vita e una rete internazionale di contrasto alle pandemie.
Quindi, il progetto originario aveva due componenti: biotecnologie -scienze della vita e hub antipandemico.
Quest’ultimo è il punto che rende interessante la presenza di Fauci.
Fauci non entra formalmente nella governance della Fondazione. Nel 2023 accetta di essere consulente strategico informale di Rino Rappuoli. La Fondazione Biotecnopolo lo definisce proprio come una collaborazione informale. Questa distinzione è importante.
Rino Rappuoli non è semplicemente uno scienziato italiano associato al progetto; è il direttore scientifico del Biotecnopolo e una figura centrale della ricerca vaccinale italiana. La stessa Fondazione ricorda che fu lui a chiedere a Fauci di partecipare allo sviluppo del Biotecnopolo.
Nel 2023 Fauci spiegò infatti che quando Rappuoli gli chiese di partecipare allo sviluppo del Biotecnopolo e di diventare una sorta di consulente scientifico, per lui fu naturale accettare.
Speranza, nel settembre 2022, dichiarò di aver chiesto a Giorgio Parisi di entrare nel consiglio dell’hub antipandemico e che Parisi aveva dato la propria disponibilità.
Si configura quindi un gruppo scientifico di altissimo profilo: Rappuoli (vaccini- biotecnologie), Fauci (malattie infettive e pandemic preparedness), Parisi (fisica e sistema scientifico nazionale).
E il governo italiano cerca di collocare questa struttura dentro una infrastruttura nazionale permanente di preparazione alle pandemie.
La stessa Fondazione Biotecnopolo indica come obiettivo la costruzione di una rete internazionale di contrasto alle pandemie.
E Giorgio Parisi, quando commentò l’ingresso di Fauci, collegò esplicitamente il Biotecnopolo al documento dell’Accademia Nazionale dei Lincei “Preparation for pandemics and the role of science”, approvato dalle Accademie del G20 nel 2021.
Quindi il progetto va collocato in un contesto più ampio.

Questa rete internazionale è documentata.
Tutto questo, ovviamente, non significa che chi stava realizzando il Biotecnopolo fosse a conoscenza di chi era veramente Fauci e di cosa stesse facendo nel mondo.
Rimane il fatto che Roberto Speranza ha avallato il collegamento tra il nascente Biotecnopolo e Fauci.
Nel 2022 Speranza parlava di €360 milioni per l’hub antipandemico.
Successivamente il Biotecnopolo è stato inserito nell’ecosistema nazionale dell’innovazione sanitaria e continua a ricevere finanziamenti pubblici.
Il Ministero della Salute, nei documenti più recenti, definisce l’hub come struttura destinata alla ricerca e allo sviluppo di vaccini e anticorpi monoclonali contro le pandemie.
Quindi non stiamo parlando soltanto di una collaborazione accademica.
Il Biotecnopolo è una infrastruttura strategica finanziata dallo Stato italiano.
La domanda è: attraverso quali canali Fauci è arrivato al Biotecnopolo?
Il Biotecnopolo è semplicemente una grande infrastruttura italiana di ricerca oppure costituisce il nodo italiano di una rete internazionale di “pandemic preparedness”?
Il Biotecnopolo è parte di una rete internazionale
La documentazione disponibile porta a una conclusione abbastanza netta: il Biotecnopolo è formalmente un progetto strategico nazionale italiano, ma è stato concepito e viene esplicitamente sviluppato come nodo di una rete internazionale di “pandemic preparedness”.
Non è, quindi, corretto descriverlo soltanto come una grande infrastruttura italiana di ricerca.
La Fondazione dichiara nella propria missione due cose contemporaneamente: è un “progetto strategico nazionale”; ha lo scopo di “favorire la creazione di una rete internazionale di contrasto alle pandemie”.
E il CNAP, il Centro Nazionale Anti Pandemico, è il braccio operativo di questa strategia: ricerca, sviluppo e produzione pilota di vaccini, anticorpi monoclonali, vaccini mRNA, reverse vaccinology e tecnologie per future pandemie. Inoltre deve mantenere il collegamento con gli organismi governativi responsabili della sicurezza nazionale ed estera.
Nel marzo 2023 Rino Rappuoli dichiarò ufficialmente che Biotecnopolo e Pandemic Hub avrebbero lavorato in rete con: HERA – Commissione europea, NIH – Stati Uniti, CEPI – Coalition for Epidemic Preparedness Innovations e definì il Biotecnopolo un centro nazionale collegato a una rete internazionale per contrastare i rischi pandemici.
Poche settimane dopo, in una presentazione ufficiale della cooperazione scientifica Italia-USA, il Biotecnopolo indicava una rete ancora più ampia: CEPI, HERA, NIH, CARB-X, Bill & Melinda Gates Foundation, Wellcome Trust, Pasteur Network.
Fauci dove entra? La relazione è reale e documentata.
Rappuoli dichiara: conosce e collabora con Fauci da molti anni e spiega che questa collaborazione scientifica prosegue proprio attraverso il Biotecnopolo.
Fauci ha inoltre accettato di collaborare come consulente scientifico di Rappuoli per lo sviluppo del Biotecnopolo.
Ovviamente questo non significa che Rappuoli conoscesse i retroscena dell’attività di Fauci, che era conosciuto a livello mondiale come il massimo esperto di virus e, in considerazione di questa fama, poteva essere un ottimo consulente.
I rapporti con CEPI, nata a Davos, culla del globalismo finanziario
Nel gennaio 2023 Rappuoli partecipò alla Commissione mista USA-Italia per la cooperazione scientifica e tecnologica. Nello stesso incontro intervenne Cristina Cassetti, vicedirettrice della Division of Microbiology and Infectious Diseases del NIAID/NIH, presentando i cinque pilastri del piano antipandemico americano e discutendo le possibilità di collaborazione con i ricercatori italiani.
Esiste, pertanto, un canale istituzionale USA-Italia sulla pandemic preparedness nel quale il Biotecnopolo viene presentato come componente italiana.
Più interessante, ai fini della trasparenza, è invece il collegamento con CEPI, in quanto CEPI non è semplicemente un’organizzazione scientifica; è una delle principali infrastrutture internazionali della pandemic preparedness, nata per accelerare lo sviluppo di vaccini contro minacce epidemiche.
CEPI significa Coalition for Epidemic Preparedness Innovations ed è una fondazione internazionale nata nel 2017, con sede a Oslo per finanziare e accelerare lo sviluppo di vaccini contro epidemie e possibili future pandemie.
Molto interessante il fatto che CEPI nasca al World Economic Forum di Davos nel 2017, con il sostegno iniziale di: Norvegia, Giappone, Germania, Wellcome Trust, Bill & Melinda Gates Foundation. Successivamente sono entrati altri governi e finanziatori.
Il World Economic Forum è stato la sede dell’elaborazione di tutte le follie sistemiche che ci hanno portato al disastro globalista.
La caratteristica fondamentale di CEPI è essere una struttura pubblico-privata internazionale che mette insieme governi, fondazioni filantropiche, industria farmaceutica e ricerca scientifica.
Oggi CEPI dichiara oltre 470 partner globali e fino a 3,6 miliardi di dollari di investimenti impegnati in ricerca, sviluppo e produzione. Quindi non è semplicemente un centro di ricerca: è soprattutto un’organizzazione che mobilita capitale e coordina una rete internazionale di ricerca e sviluppo vaccinale.
Circa l’86% dei finanziamenti complessivi proviene da governi e altri soggetti pubblici, mentre la componente filantropica privata era molto più piccola ma estremamente concentrata: Wellcome Trust
E Bill & Melinda Gates Foundation?
Gates e Wellcome sono strutturalmente importanti
Nel 2024, secondo i dati CEPI Wellcome ha dato circa 282 milioni di dollari e Gates Foundation circa 275 milioni di dollari come contributi cumulativi indicati tra i principali investitori filantropici.
La loro influenza non deriva soltanto dal denaro.
Gli investitori che contribuiscono al common funding pool possono partecipare all’Investors Council.
Il Consiglio riceve aggiornamenti sulle attività; fornisce orientamento e supervisione; partecipa alla mobilitazione delle risorse; nomina quattro rappresentanti degli investitori nel Board; ha diritti di approvazione su singoli investimenti superiori a 100 milioni di dollari.
Quindi esiste un vero meccanismo di governance attraverso i finanziatori.
Inoltre, lo Scientific advisory committee fornisce consulenze sulle priorità dei patogeni e sulla selezione dei partner scientifici.
Questo è un passaggio importante perché significa che CEPI non si limita a distribuire soldi: contribuisce a determinare quali minacce epidemiologiche debbano essere prioritariamente affrontate e quali programmi finanziare.
Il rapporto con Big Pharma
Il rapporto con Big Pharma è molto stretto. CEPI nasce già con il coinvolgimento di grandi aziende farmaceutiche e biotech, tra cui: GSK, Merck, Johnson & Johnson, Pfizer, Sanofi, Takeda, che offrivano competenze scientifiche, sviluppo e capacità produttiva.
CEPI ha inoltre una forte collaborazione con NIH/NIAID.
CEPI dichiara infatti di lavorare attraverso una rete globale di istituzioni pubbliche, private e accademiche.
E il rapporto CEPI–NIH si inserisce nella più ampia architettura internazionale di pandemic preparedness.
L’OMS è presente nella rete di cooperazione e di coordinamento.
Storicamente il Joint Coordination Group di CEPI ha coinvolto organizzazioni come: WHO, EMA, FDA, GAVI, UNICEF, MSF, IFRC, Wellcome, NIBSC e altri organismi.
Quindi CEPI si trova in mezzo a una rete che collega: governi, OMS, agenzie regolatorie, fondazioni, industria
Università, organizzazioni internazionali.
Ed ecco il punto più importante per il Biotecnopolo.
Il Biotecnopolo è inserito nello stesso ecosistema internazionale di pandemic preparedness nel quale CEPI rappresenta uno dei principali nodi finanziari e di coordinamento.
Cosa è oggi CEPI
La cosa più interessante è la trasformazione avvenuta dal 2017 al 2026. CEPI, nata con una missione relativamente circoscritta: sviluppare rapidamente vaccini contro epidemie emergenti, oggi è diventata molto più ambiziosa.
La nuova strategia CEPI 3.0 (2027–2031) punta alla cosiddetta 100 Days Mission: sviluppare e rendere disponibili vaccini contro una nuova minaccia pandemica entro circa 100 giorni dalla sua identificazione. CEPI sta chiedendo 2,5 miliardi di dollari per questa nuova fase.
Quindi CEPI sta contribuendo a costruire qualcosa che potremmo definire: un’infrastruttura permanente di risposta preventiva alle pandemie.
Ed è precisamente qui che il Biotecnopolo di Siena diventa interessante.
Perché il suo CNAP non è stato concepito soltanto per studiare ciò che è già successo, ma per sviluppare vaccini, anticorpi, piattaforme mRNA e tecnologie rapidamente mobilitabili davanti a una futura emergenza.
Questo non dimostra una “regia unica” della rete. Dimostra però qualcosa di più concreto e verificabile: esiste una infrastruttura transnazionale stabile di pandemic preparedness, con CEPI come uno dei suoi nodi centrali e il Biotecnopolo italiano è esplicitamente collegato a questa infrastruttura.
Interessante è anche il fatto che la Fondazione Biotecnopolo di Siena figura tra le organizzazioni partecipanti insieme a numerosi soggetti internazionali della preparedness nel Global Pandemic Preparedness Summit 2024.
Quindi, il collegamento non è soltanto teorico o progettuale: il Biotecnopolo è effettivamente inserito nei circuiti internazionali della preparedness.
La domanda fondamentale è: chi finanzia, chi governa e chi determina le priorità scientifiche della rete internazionale nella quale il Biotecnopolo è inserito?
CEPI ha avuto rapporti finanziari e contrattuali diretti con alcune delle aziende che hanno sviluppato i vaccini anti-COVID, mentre con altre il rapporto è stato indiretto o parallelo attraverso governi e altri organismi.
Durante COVID, CEPI finanziò direttamente programmi sviluppati da: Moderna, AstraZeneca/Oxford, Novavax, CureVac, Inovio, Clover Biopharmaceuticals, University of Queensland, University of Hong Kong, Institut Pasteur.
CEPI dichiara di aver investito circa 1,5 miliardi di dollari in 14 candidati vaccinali anti-COVID.
Tre dei vaccini sostenuti – Oxford/AstraZeneca, Moderna e Novavax – hanno poi ottenuto WHO Emergency Use Listing.
Il rapporto tra CEPI e aziende produttrici di vaccini
Moderna: il rapporto è molto diretto. CEPI fu tra i primi finanziatori del programma Moderna contro SARS-CoV-2. Nel gennaio 2020, quando l’epidemia era ancora agli inizi, CEPI investì quasi 1 milione di dollari nel programma Moderna.
Successivamente Moderna ricevette finanziamenti molto più consistenti da altre fonti pubbliche americane, soprattutto BARDA, oltre a finanziamenti e contratti governativi.
AstraZeneca/Oxford: qui il rapporto è ancora più strutturato
CEPI finanziò la collaborazione Oxford/AstraZeneca. Nel giugno 2020 CEPI annunciò un investimento fino a 383 milioni di dollari per sostenere: trasferimento tecnologico; materiali produttivi; capacità manifatturiera; prenotazione della capacità produttiva; 300 milioni di dosi destinate al meccanismo COVAX.
CEPI non si limitava a finanziare la ricerca. Stava intervenendo sulla catena completa: ricerca, sviluppo, trasferimento tecnologico, produzione, distribuzione globale.
L’accordo prevedeva anche condizioni legate all’accesso nei Paesi a basso e medio reddito.
Novavax: probabilmente il caso più significativo
CEPI fu uno dei primi investitori nel vaccino Novavax NVX-CoV2373. Il finanziamento arrivò fino a circa 399 milioni di dollari per accelerare sviluppo e produzione e favorire la distribuzione globale.
E Pfizer? Qui la situazione è diversa e molto interessante.
CEPI non finanziò Pfizer/BioNTech nello stesso modo in cui finanziò Moderna, AstraZeneca o Novavax.
Pfizer rifiutò il finanziamento diretto BARDA per il proprio vaccino, scegliendo di finanziare internamente lo sviluppo, mentre BioNTech ricevette un forte sostegno dal governo tedesco.
La Commissione europea, per esempio, stipulò un accordo enorme con Pfizer/BioNTech per 2,4 miliardi di dosi.
Nel caso dei vaccini COVID, CEPI non era semplicemente un finanziatore di ricerca.
I suoi accordi potevano includere: finanziamento della ricerca, finanziamento della produzione, trasferimento tecnologico, prenotazione della capacità produttiva, condizioni sull’accesso globale, meccanismi di audit e controllo degli impegni assunti dalle aziende.
Nel caso AstraZeneca, per esempio, CEPI aveva persino un diritto indipendente di verificare il calcolo del prezzo non-profit previsto dall’accordo.
Questo è molto diverso dal semplice: “CEPI dà una sovvenzione a un’università.”
È una forma di governance della filiera vaccinale.
Il Biotecnopolo e la rete vaccinale
Rappuoli proviene direttamente dall’industria vaccinale internazionale, in quanto è stato per anni responsabile della ricerca vaccinale di GSK. La stessa Fondazione Biotecnopolo sottolinea la continuità storica: Sclavo, Chiron, Novartis, GSK, Rappuoli, Biotecnopolo.
Toscana Life Sciences (TLS) è diventata il quinto socio della Fondazione Biotecnopolo e mette a disposizione laboratori e competenze già sviluppate sotto la guida di Rappuoli.
Il Biotecnopolo, pertanto, non è stato costruito nel vuoto. A Siena esisteva già un ecosistema vaccinale industriale e scientifico.
Di Toscana Life Sciences (TLS) la Regione Toscana è fondatore e detiene il 29,2% del fondo di dotazione. Altri altri fondatori e sostenitori comprendono Fondazione Monte dei Paschi di Siena (36,5%), Banca Monte dei Paschi (14,6%), università toscane, Scuole Sant’Anna e Normale, Comune e Provincia di Siena, Camera di Commercio e Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese.
Ed è proprio questo che rende interessante ricostruire la storia di TLS dal 2004 al 2022, soprattutto i rapporti con Sclavo, Chiron, Novartis, GSK, Rappuoli, ReiThera, CEPI e i finanziamenti europei: lì si può vedere come l’ecosistema vaccinale senese sia progressivamente passato da una dimensione locale-industriale a una dimensione nazionale e poi internazionale.
La radice è l’Istituto Sieroterapico e Vaccinogeno Toscano, fondato a Siena da Achille Sclavo nel 1904. Da quella tradizione si sviluppa nel tempo un ecosistema industriale e scientifico che passa attraverso Sclavo, Chiron, Novartis, GSK. È la stessa genealogia che oggi il Biotecnopolo indica per spiegare perché Siena sia stata scelta per il polo nazionale.
La cosa importante è che non si tratta soltanto di una successione di società: rimane nel territorio un patrimonio di ricercatori, laboratori, brevetti, competenze e relazioni industriali.
Non è quindi corretto rappresentare il Biotecnopolo come qualcosa che arriva improvvisamente a Siena nel 2022. C’era già una infrastruttura scientifica e industriale costruita nel corso di oltre un secolo.
Nel 2004, soggetti istituzionali, universitari, clinici, industriali e finanziari toscani costituiscono la Fondazione Toscana Life Sciences.
Nel 2006 viene aperto il bioincubatore con laboratori e piattaforme tecnologiche, con un investimento iniziale di circa 12 milioni di euro.
TLS diventa progressivamente qualcosa di più di un incubatore: ricerca, laboratori, startup biotech, trasferimento tecnologico, rapporti con università, rapporti con industria farmaceutica, finanziamenti europei.
Oggi TLS dichiara oltre 214 milioni di euro di finanziamenti attratti dal 2007 e 76 brevetti concessi complessivamente.
Nel 2011 TLS viene designata soggetto gestore del Distretto Toscano Scienze della Vita, mettendo insieme imprese, università, centri di ricerca, fondazioni e strutture sanitarie.
Nel 2014 entra nel processo di consolidamento del cluster nazionale ALISEI e ottiene il riconoscimento europeo di cluster di eccellenza.
Nel 2018 ospita un ERC Advanced Grant e consolida la propria attività di ricerca diretta.
Il passaggio decisivo arriva nel 2020.
Con COVID cambia completamente la funzione di TLS
Con l’arrivo del COVID, TLS avvia un programma per sviluppare anticorpi monoclonali umani contro SARS-CoV-2.
Nasce inoltre TLS Sviluppo, partecipata da TLS e Invitalia, con l’obiettivo di sviluppare il progetto. La stessa TLS identifica questa esperienza come il precedente che conduce verso la creazione di un centro antipandemico nazionale.
Nel 2020, a guidare Invitalia in qualità di amministratore delegato era Domenico Arcuri, in carica dal 2007 e confermato anche in quell’anno, nel quale assunse pure l’incarico di commissario straordinario per l’emergenza Covid-19.
L’incarico di commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 è stato conferito a Domenico Arcuri dall’allora Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte.
La nomina formale è avvenuta il 18 marzo 2020 tramite un apposito decreto del Presidente del Consiglio (DPCM), in attuazione di quanto previsto dall’articolo 122 del Decreto Legge “Cura Italia” (D.L. 17 marzo 2020, n. 18).
Nel periodo COVID viene sviluppato il Monoclonal Antibody Discovery Lab (MAD Lab).
Il laboratorio parte dal sangue dei guariti: oltre 4.000 cellule B isolate, selezione degli anticorpi, circa 450 anticorpi monoclonali prodotti e caratterizzati, clonazione e ingegnerizzazione, test della capacità di neutralizzare SARS-CoV-2. Questa non è ricerca teorica: è una piattaforma di discovery biotecnologica.
E soprattutto crea competenze immediatamente riutilizzabili per altre minacce virali.
A guidare la piattaforma è ancora una volta Rappuoli.
Nel progetto originario del Biotecnopolo TLS diventa il quinto socio fondatore del Biotecnopolo, insieme ai quattro ministeri. Il Biotecnopolo stesso spiegava che questa collaborazione permetteva di utilizzare immediatamente laboratori e competenze già presenti a Siena.
Successivamente la posizione formale di TLS nella governance del Biotecnopolo è cambiata, ma le convenzioni e le collaborazioni scientifiche sono rimaste; ancora oggi documenti del CNAP mostrano personale TLS messo a disposizione attraverso la convenzione.
Un dato particolarmente interessante è il progetto PROACTIVE, un ERC Advanced Grant vinto da Rappuoli.
TLS è l’host institution. L’obiettivo è sviluppare vaccini e anticorpi monoclonali contro SARS-CoV-2 e altri coronavirus presenti e futuri. Il progetto è iniziato nel novembre 2023 e dura cinque anni, con un contributo complessivo a TLS di circa 2,5 milioni di euro. Quindi il sistema non si è fermato alla pandemia COVID.
Lo Stato italiano ha costruito il Biotecnopolo sopra un ecosistema scientifico-industriale senese preesistente, nel quale Rappuoli rappresenta un ponte personale e professionale tra Sclavo/Chiron/Novartis/GSK, TLS, ricerca accademica, ricerca COVID e la nuova infrastruttura nazionale di pandemic preparedness.
Questa è una continuità documentabile.
Nel 2020 Invitalia entra in TLS Sviluppo srl per sviluppo e acquisto vaccini
Nel 2020 TLS crea TLS Sviluppo S.r.l. per sviluppare terapie a base di anticorpi monoclonali. Inizialmente TLS è socio unico. Poi interviene Invitalia, guidata da Domenico Arcuri.
La documentazione di Invitalia è molto chiara: l’Agenzia acquisisce il 30% di TLS Sviluppo utilizzando risorse del Fondo per le emergenze nazionali, previsto dall’articolo 34 del DL 104/2020.
La stessa norma destinava: 80 milioni di euro nel 2020 e 300 milioni di euro nel 2021
alla ricerca e sviluppo, all’acquisto di vaccini e anticorpi monoclonali, anche attraverso acquisizioni di partecipazioni societarie.
Nel 2020 viene stipulato un accordo con il Commissario straordinario COVID, ossia Domenico Arcuri, che comprendeva: 200.000 dosi di anticorpo J08 e un progetto industriale da circa 10,4 milioni di euro per realizzare la capacità produttiva, più un progetto di ricerca industriale e sviluppo sperimentale da circa 27,66 milioni di euro. Totale: circa 38,06 milioni di euro tra progetto industriale e R&D.
E nello stesso accordo è prevista proprio l’acquisizione da parte di Invitalia di una partecipazione di minoranza.
Quindi, non parliamo soltanto di un finanziamento a fondo perduto. Lo Stato entra nel capitale dell’impresa.
Ma da dove arriva il capitale internazionale?
Qui entra un altro elemento interessante: EU Malaria Fund.
Nel 2020 AchilleS Vaccines, società biotech incubata in TLS, ottiene 10,8 milioni di euro dal EU Malaria Fund.
Il fondo coinvolge: Commissione Europea, Banca Europea degli Investimenti, Bill & Melinda Gates Foundation, Fondazione MPS. L’operazione era destinata anche a sostenere il progetto COVID MAbCo19, sviluppato dal gruppo di Rappuoli presso TLS.
La cosa interessante è che TLS prevedeva che l’operazione potesse attrarre fino a 46 milioni di euro in cinque anni sul parco scientifico senese.
Già nel 2016 TLS lavorava all’interno del GSK Vaccines site e utilizzava piattaforme tecnologiche per contratti di servizio con GSK. Nel 2019 TLS cita GSK tra i principali partner industriali insieme a Menarini e Alfasigma.
E GSK ha investito direttamente 259 milioni di euro a Siena e Rosia nel periodo 2015 – 2021 in infrastrutture e impianti produttivi. Nel 2021 il polo aveva oltre 2.000 collaboratori e produceva circa 30 milioni di dosi.
E Novartis? Qui il rapporto è soprattutto storico-industriale. Nel 2011, nel Polo toscano delle Scienze della Vita coordinato da TLS, tra le aziende aderenti figuravano Novartis Vaccines, Eli Lilly, Kedrion e altre grandi imprese.
Nel 2015, inoltre, Novartis Oncology sponsorizzò un premio per Lead Discovery Siena, spin-off dell’Università di Siena destinato all’incubazione presso TLS. (toscanalifesciences.org)
Quindi Novartis è soprattutto un nodo della continuità industriale e scientifica senese.
Il Biotecnopolo introduce poi una massa finanziaria completamente nuova
La legge istitutiva assegna alla Fondazione Biotecnopolo: 9 milioni €/anno nel 2022, 12 milioni nel 2023, 16 milioni/anno dal 2024 per il funzionamento della Fondazione.
E soprattutto il PNC/PNRR assegna al CNAP 190,56 milioni di euro per il periodo 2022-2026
Quindi il sistema pubblico italiano sta creando una domanda di ricerca e produzione biotech che inevitabilmente interagisce con imprese private.
Fauci continua ad essere consulente del Biotecnopolo?
Oggi Anthony Fauci continua a svolgere il ruolo di consigliere strategico informale di Rino Rappuoli presso il Biotecnopolo di Siena?
Un ex direttore del NIAID e figura centrale della politica sanitaria statunitense, oggi contestato dalla giustizia USA, continua ad avere un rapporto strategico diretto con il direttore scientifico del principale hub italiano dedicato alla preparedness pandemica? O non è più così, come è sperabile che sia.
Fauci, dopo le confessioni di David Morens ha perso ogni credibilità personale e scientifica.
Nel giugno 2023 Fauci è venuto fisicamente a Siena per la cerimonia della laurea honoris causa e, secondo la documentazione contemporanea, ha visitato per la prima volta i laboratori e l’area del Biotecnopolo.
Al momento del conferimento della laurea honoris causa a Fauci (Siena il 17 giugno 2023), Rappuoli ha tenuto una lectio magistralis (I vaccini del futuro e la conquista di traguardi impossibili), dopo che lo stesso Fauci aveva tenuto la sua sul tema: Pandemic Preparedness and Response: Lessons from COVID-19.
Oggi quella lectio magistralis di Fauci è carta straccia e la sua laurea honoris causa è un’offesa al mondo.





