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In Italia i dublinanti, in UK manuale per immigrati che elenca i reati

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In Italia i dublinanti, in UK manuale per immigrati che elenca i reati

I danni del politically correct verso gli immigrati caldeggiato dalla sinistra

Li chiamano dublinanti, ma sono il cascame dell’immigrazione. Sono quelli che nessuno vuole nelle proprie strade. Così ce li rispediscono indietro.

Dopo anni di invasione, perché di quello si tratta, il limite è stato superato e l’Europa non ha più paura di ammettere che la situazione è ingestibile.

Sei governi in una settimana hanno annunciato che rimanderanno in Italia i richiedenti asilo sbarcati sulle nostre coste e poi scappati al nord.

Non aspetteranno ottobre e neanche le confuse decisioni di Bruxelles. Se ne buggerano delle procedure d’infrazione. Fuori e subito.

Gli Stati che hanno tanta fretta di liberarsi di qualcuno, non stanno sbrigando una pratica. Si stanno togliendo di casa qualcosa che hanno giudicato pericoloso.

Nel frattempo, da Londra arriva un’altra notizia stupefacente. Il governo laburista britannico ha pubblicato un manuale di nove pagine per i richiedenti asilo.

Un manuale, di fatto, dedicato ai musulmani, dato che elenca come reati il matrimonio forzato e le mutilazioni genitali. E nessuno scrive quelle righe pensando ai norvegesi.

Il libretto spiega che il sesso deve essere consensuale anche tra moglie e marito, senza minacce o pressioni. Che, diversamente, si tratta di stupro e porta in prigione.

Che le donne hanno gli stessi diritti degli uomini e non devono chiedere il permesso al marito o al fratello per lavorare o per uscire.

È un’ammissione implicita che la situazione è drammatica.

Il giorno in cui un governo mette nero su bianco che una donna è una persona e va rispettata, non sta educando. Sta certificando di avere in casa, in quantità tale da richiedere un manuale, uomini che non lo sanno.

Fino a ieri scriverlo era razzismo. Oggi è carta intestata del Home Office.

Cosa è cambiato? Sono cambiati i numeri e al Nord li hanno letti prima di noi. Nel Regno Unito gli stranieri sono il 14% dei condannati per reati sessuali, in crescita del 62% dal 2021.

Ma non basta, dopo anni di resistenza “culturale” è stata appena aperta un’inchiesta di Stato su trent’anni di bande pakistane musulmane coperte per paura dell’accusa di razzismo.

I dati fanno impallidire. Secondo le stime del rapporto indipendente Lowe sarebbero oltre 250.000 le vittime in almeno 149 distretti. Numeri che ora dovranno essere confermati dalle indagini.

Quelli già certi bastano: 1.400 bambine nella sola Rotherham tra il 1997 e il 2013, e quasi 19.000 minori identificati ogni anno in Inghilterra come vittime di sfruttamento sessuale.

Per decenni la Gran Bretagna ha volutamente trattato tutto questo come una serie di scandali locali, mentre era un fenomeno nazionale.

Questa gravissima omissione è il frutto dell’autocensura imposta dal politically correct verso gli immigrati e dalle paure delle conseguenze per chi avesse violato la congiura del silenzio.

In nome di una farlocca privacy in Svezia non viene mai indicata la nazionalità e provenienza di chi commette i reati. Le conseguenze sono devastanti sotto il profilo della coscienza nazionale.

Ora in Italia stiamo facendo il bis. La Procura Generale di Perugia ha vietato di indicare la nazionalità degli indagati, salvo casi di stretto interesse pubblico.

Con gli stranieri responsabili del 35% dei reati, nascondere l’origine dei criminali limita il diritto di essere informati in modo compiuto.

In Italia, secondo la banca dati del Viminale, gli stranieri sono il 43% dei denunciati e arrestati per violenza sessuale contro un 9% della popolazione. Cinque volte il loro peso.

A Milano sono il 55 per cento, a Firenze il 57. Era il 39% nel 2021, oggi è il 44% mentre il numero assoluto dei reati scende, la quota straniera sale.

E i dublinanti hanno questo profilo: maschio, giovane, solo, sbarcato.

Eurostat: nel 2025 l’Europa ha chiesto all’Italia di riprendersi 24.152 persone, l’Italia ne ha chieste all’Europa 5.279. Cinque a uno. Il Nord non applica una norma, restituisce un rischio che ha già misurato.

Ma come siamo diventati la discarica degli indesiderabili? Grazie alla sinistra, ovvio.

Tra il 2014 e il 2016 il governo Renzi accettò un’operazione europea, Triton, il cui piano prevedeva che tutti i naufraghi soccorsi nel Mediterraneo sbarcassero in Italia.

Accettò gli hotspot sotto controllo di Frontex con l’obbligo di prendere le impronte a chiunque toccasse terra e mise l’immigrazione sul tavolo della trattativa con Bruxelles come contrappeso della flessibilità finanziaria.

Lo ha affermato Emma Bonino: “Renzi ha barattato i soccorsi in cambio della flessibilità sui conti”.

Lo ha confessato Valeria Fedeli, ministra di quel governo: “Abbiamo negoziato la flessibilità perché facevamo un’operazione sugli immigrati”.

Per uno 0,2 per cento di PIL l’Italia schedò tutti. Il Nord Europa, in cambio, promise di prendersene una quota. Ne prese 1.300 su 39.000. Le impronte vendute per un decimale sono oggi l’etichetta sul bagaglio di ritorno.

Una follia. E, Matteo Renzi, l’artefice della genialata, oggi grida all'”autogol clamoroso” e accusa Meloni di aver “rotto la solidarietà europea” sospendendo Schengen con la Spagna.

Schengen, però, c’entra come i cavoli a merenda. I trasferimenti riprendono perché dal 12 giugno sono in vigore le nuove regole europee sull’asilo e perché a marzo la Corte di giustizia ha stabilito che l’Italia non può più rifiutarli.

Ma a Renzi serve una colpa di Meloni per coprire la propria e nella foga si è lasciato sfuggire la frase vera: il Nord ci rimanda “persone che altrimenti non sarebbero mai tornate in Italia”.

Altrimenti. Cioè, finché gli altri fingevano di non avere le impronte che lui aveva consegnato. La solidarietà europea che rimpiange è quella dei 1.300 su 39.000.

Schlein e Conte seguono a ciclostile: “boomerang”, “i rimpatri funzionano, ma contro di noi”.

Per dieci anni non hanno detto una parola sui 37.700 che il Nord si era impegnato a prendere e non ha mai preso. Parlano ora, il giorno in cui il Nord ce li rispedisce.

La sinistra italiana è l’unica opposizione d’Europa che festeggia l’arrivo di quelli che sei governi hanno messo per iscritto di non volere più in casa.

Il Nord Europa ha compilato gli elenchi, ha comprato i biglietti e ha scelto la stazione d’arrivo. All’Italia restava una cosa sola da decidere: chi firma la ricevuta.

Il governo ha detto no. Tocca alla sinistra: il pacco l’ha spedito lei.

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