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Immigrazione e integrazione, basta con lo strabismo

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Impariamo a guardare la realtà in modo oggettivo

Leggo da un post: «Si dice che i giornali orientati a ‘sinistra’ omettono la nazionalità di coloro che delinquono se sono islamici. La motivazione è per non aizzare al razzismo. E se fosse che sono indirettamente finanziati da fondi arabi?»

Domanda a mio parere che, al di là se giusta o meno, finisce per falsare il possibile dibattito, riducendone l’ampiezza e spostandolo fuori dal nucleo di un problema che invece c’è.

Direi: e chi se ne frega.

Un finanziamento in più non cambia molto: il problema non è chi finanzia ma di chi lo accetta, se il finanziamento è subordinato a qualcosa che il giornale o il giornalista deve fare.

Forse qualcuno ricorderà la miccia che si accese con ‘penne d’oro’ prima di ‘Mani pulite’. E mi fermo qui.

Ma la questione non è di ‘moralità. È politica a tutto tondo.

Che senso avrebbe chiarire la nazionalità di chi delinque e poi negare che c’è una questione critica non di immigrazione ma di integrazione visto da molti, soprattutto a ‘sinistra’ (virgolette d’obbligo), con una superficialità che fa paura. Anzi, di più.

Questo è il centro dei problemi: una società multietnica si sta formando in Italia, ma con una visione di subordinazione alle altrui culture. E, in particolare, a quella islamica.

Ed è diventato un fatto ‘culturale’, la definizione di un insieme di diritti che, in realtà, non esistono, ma la cui accettazione è segno di distinzione dell’appartenenza politica. Lo considero quanto di più becero possa immaginarsi.

Non è solo la questione del presepe da non fare, o del Cristo in aula da togliere, o della Pasqua da non festeggiare, o della mensa che costringe tutti a mangiare come la fede islamica (e altre) impongono; o delle moschee da fare o non fare magari ‘in deroga’ a ogni piano urbanistico.

È qualcosa di più profondo.

Perché in presenza del mantenimento di culture e visione della società non solo diverse ma contrapposte alla luce della stessa Costituzione – che per alcuni è santa solo a giorni alterni – si consente la formazione di partiti di cultura islamica?

E si inneggia ai sindaci islamici negli USA?

Con la negazione, a detta dagli stessi fondatori e interessati, di alcuni presidi della nostra cultura. A iniziare dal testo sul quale giurare: cioè un gesto dal significato politico e simbolico fortissimo.

Insomma, se quegli stessi giornali indicassero la ‘provenienza araba’ di reati ma poi tacessero e, anzi, negassero l’islamizzazione non più solo strisciante in atto nel mondo e in Italia, cosa ne guadagnerebbe la comprensione di una difficoltà sociale che tutti noi avvertiamo?

E, infine, una provocazione: se gli ebrei ortodossi chiedessero e facessero, in Italia, quello che viene considerato un diritto per gli islamici, lo accetteremmo?

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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