Home Opinioni DUBITO ERGO SUM

DUBITO ERGO SUM

0

di Raffaele Romano

Lo confesso sono sempre stato d’accordo con Umberto Eco sul definire i social.

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.

Molto probabilmente mi inimicherò qualche persona che li ama ma, pazienza, ormai il limite non esiste più basta leggere cosa è scoppiato su tutti i social media da ieri per quell’incontro di pugilato a Parigi. A ruota sono partite le Tv e le radio anticipate e supportate da orde di politici o sedicenti tali e, a seguire, atleti, ex atleti, imprenditori artisti o sedicenti tali ecc. ecc. La logica, si fa per dire, era e rimane quella antica: guelfo o ghibellino, in un’alternanza di accuse incrociate in cui ognuno rivendica di avere la verità assoluta in tasca. Purtroppo, fatte poche eccezioni, in Italia non prevale il motto “dubito ergo sum!” ma “chi è convinto di possedere la “Verità” è per forza di cose portato ad attaccare tutti coloro che non concordano con i suoi schemi mentali e concettuali. Ogni pretesa di verità assoluta lede la libertà mia e quella altrui, mettendo così in pericolo il bene più prezioso che gli esseri umani possiedono” definizione che condivido del prof. Michele Marsonet ordinario di Filosofia a Genova, Fellow, Center for Philosophy of Science, University of Pittsburgh, USA e tante altre cose.

Orbene mentre sul bel paese, il minuscolo non è un errore, si impegnavano a cotanta battaglia nel mondo accadeva che all’aeroporto di Ankara, in Turchia, avveniva il più grande scambio di prigionieri tra Stati Uniti e Russia dalla fine della Guerra Fredda. È arrivata, così, la giusta risposta agli italici social con i loro iscritti che tifano, nel senso calcistico più negativo, per Washington o per Mosca. La risposta vuol dire che, al di là di loro attacchi verbali che fanno parte della coreografia geopolitica in cui noi siamo assenti da 30 anni, esistono canali diretti di comunicazione che i rispettivi tifosi ignorano completamente. Così c’è stata la liberazione di 26 persone detenute a vario titolo ufficiale tra Russia, Bielorussia, Stati Uniti, Germania, Polonia, e Slovenia. Sono stati liberati fra tutti, per usare un eufemismo, soggetti di vario ordine e grado vicini agli ambienti delle più importanti intelligence mondiali come Vladimir Kara-Murza, Oleg Orlov e Lilia Chanysheva, Ilya Yashin, Evan Gershkovich, Paul Whelan, Alsu Kurmasheva, Vadim Krasikov, Ludwig Gisch e Maria Rosa Mayer Munos, Alexander Vinnik, Vladislav Klyushin, Vadim Konoschenko e Maxim Marchenko.

Agli affezionati seguaci e scrittori dei social questi nomi non diranno niente ma sono pieni di storia e fatti spesso cruenti che hanno fatto sfiorare o nascondere crisi di livello planetario, ma loro preferiscono, mi sia consentito, il cazzeggio che si tinge di una narrazione accattivante che alimenta i manettari dei social. Per cui la narrazione sostituisce la “Storia” la scienza che raccoglie documenti e non propina proprie idee o pregiudizi ma lascia alla riflessione del singolo lettore farsi un’idea sulla base dei documenti esposti.

Altro evento vitale è avvenuto nelle stesse ore allorché ucciso il capo di Hamas Haniyeh e alle minacce di Teheran e al grido “Nulla accade senza il coordinamento e il sostegno dell’America criminale” e “a morte Israele, a morte gli Stati Uniti” gli americani hanno cominciato a schierare 12 navi da guerra in tutto il Medio Oriente. Un vero e proprio schieramento di guerra per rispondere alle minacce degli ayatollah.  

La USS Roosevelt era già nel Golfo Persico già da mercoledì affiancata da sei cacciatorpedinieri. Mentre la USS Cole, la USS John S. McCain, la USS Daniel Inouye, la USS Russell, la USS Michael Murphy e la USS Laboon stanno per arrivare. Senza dimenticare che nel Mediterraneo, fra Cipro e Malta, ci sono tre navi anfibie: la USS Wasp, la USS Oak Hill e la USS New York. Nel frattempo stanno già da giorni attaccando basi delle milizie terroriste legate a Teheran.  

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui