
di Gianvito Caldararo
La Camera dei deputati ha dato il via libera al” Decreto Sicurezza”, che prevede un inasprimento delle pene e la nascita di nuovi reati. Ora si attende il voto del Senato per la sua entrata in vigore, cui seguirà la firma del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il decreto ha stabilito il nuovo reato di”occupazione abusiva delle case”. Il nuovo reato rubricato al 634 bis del Codice penale è denominato: l’occupazione arbitraria di un immobile destinato a domicilio altri”. La relativa pena detentiva va da un minimo di 2 anni ad un massimo di 7 anni. Una norma che rischia anche di coinvolgere anche quelle famiglie che per tutta una serie di motivi reali, tipo la perdita di lavoro, non sono in grado di pagare il canone di fitto, situazioni denominate di ”morosità incolpevole” (ovviamente da verificare seriamente).
Prendendo in esame tale nuovo reato, si rileva di come la risposta ad un problema sociale, cioè al problema della casa, si dà solo una risposta repressione con il Codice penale, nel mentre la risposta giusta e doverosa sarebbe anche una politica edilizia in grado di affrontare il grave problema casa. La risposta sarebbe quella di riattivare politiche abitative, abbandonate da anni, di edilizia residenziale pubblica e di social housing per fronteggiare l’avvertito disagio abitativo.
Il Governo dovrebbe sapere che negli ultimi trent’anni, di fronte a una crescita delle abitazioni di proprietà, si è quasi abbandonata e ignorata la realizzazione di abitazioni popolari per le fasce più deboli. Il risultato di una tale politica è che la disponibilità di abitazioni economiche e popolari è divenuta di molto inferiore alla domanda. Una situazione di una gravità tale che ha contribuito a incrementare (ovviamente riguardo le persone per bene e veramente bisognose ndr) il grave fenomeno delle occupazioni abusive e in molti casi la gestione del patrimonio edilizio pubblico da parte di gruppi malavitosi.
La spesa complessiva per le politiche abitative in Italia è molto bassa, cioè di appena 9 euro per abitante a fronte dei 112 euro che mediamente vengono spesi nei 27 Paesi dell’Unione Europea. Per quanto riguarda i Comuni, il social housing che funziona come strumento per allentare la pressione abitativa e aiutare le famiglie escluse dall’accesso agli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica, è stato notevolmente trascurato e mai fatto decollare. Come noto, il Social Housing è uno strumento che prevede il ricorso al capitale privato in partneriato con il capitale pubblico. La realtà è che i Comuni e gli enti pubblici preposti (ex IACP oggi Arpa) non sono stati in grado di saper mobilitare il capitale privato per significativi programmi di edilizia sociale.
I Comuni tra il 2007 e il 2022 hanno bandito gare per la realizzazione di progetti di Social Housing di appena 383 milioni di euro. Tra il 2009 e il 2017 gli investimenti pubblici nel comparto degli Enti Locali si sono ridotti del 40%. Considerando le sole Amministrazioni Comunali, come pubblicato dal Centro studi di Intesa Sanpaolo, i mancati investimenti annotati dal 2007 al 2020 ammontano al considerevole importo di ben 74 miliardi di euro. Quindi, la risposta ad un problema come la casa non è solo il reato penale e la pena di reclusione severa, ma una politica di investimenti.
Ed è in tale direzione che si doveva lavorare, con le opposizioni che dovrebbero sostenere quanto sopra. Invece, le opposizioni parlamentari si sono caratterizzate con un quasi” silenzio complice”; le stesse come è stato fatto osservare da diverse parti, ”al di là di un voto contrario puramente di bandiera non hanno mosso un dito per contrastare realmente le nuove leggi che vanno in direzione solo verso uno ”Stato di Polizia”, con evidenti peggioramenti finanche rispetto al codice Rocco. E a proposito di battagli parlamentari, le opposizioni su circa 160 parlamentari che i vari gruppi contano, al momento del voto erano presenti solo 91 deputati.
Non solo, prima della votazione finale del decreto sicurezza, sia il Pd che il M5S hanno presentato ordini del giorno, recepiti dal Governo, che impegnavano quest’ultimo ad incrementare la spesa per l’aumento degli organici delle forze dell’ordine e della polizia penitenziaria. Ora la parola passa al Senato, il quale sicuramente approverà questa inutile legge sulla sicurezza, che non affrontando le questioni sociali i problemi subiranno un ulteriore aggravamento, nel mentre il famoso ”Campo Largo” non saprà mobilitare la gente per scendere in piazza a contrastare una legislazione di stampo autoritario.
Piero Sansonetti, direttore dell’Unità, ha osservato che l’opposizione ha votato contro, ma” un po’ tiepidamente”. Una volta, sottolinea Sansonetti, ”bastava un inutile lodo Alfano per chiamare in piazza fiumi di persone”. La verità è che la gente ha perso fiducia in questa politica, al punto che il 50% degli elettori non si reca più a votare. E la cosa che preoccupa maggiormente è che sono i giovani a disertare la politica e le urne.
Sicuramente si sente il bisogno di un maggior rigore e di una maggiore sicurezza, ma che non possono essere garantite da leggi un po’ autoritarie o liberticide. E a proposito di libertà, non dimentichiamo quanto affermava Piero Calamandrei, ”la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale solo quando comincia a mancare”. E il rischio reale di questo decreto sicurezza è quello di limitare la libertà di studenti e lavoratori e inefficace a combattere i veri problemi della sicurezza nelle nostre città, dove spadroneggiano gruppi malavitosi e baby gang.





