Stefania Craxi, più volte ha chiarito che a Bettino Craxi “due cose lo facevano arrabbiare sinceramente”. La prima riguardava il sospetto che lui anche per un solo momento avesse pensato ad arricchirsi o a condurre una vita sfarzosa. Proprio lui che era la semplicità fatta persona. La seconda, molto grave per lui, era di ordine storico: respingeva assolutamente che fosse sua la responsabilità della mancata unità a sinistra.
Come sottolinea Stefania Craxi, nella prefazione al libro di Paola Sacchi, “I conti con Craxi”, Bettino Craxi “ha provato seriamente a capire se ci fossero le condizioni perché si giungesse finalmente a realizzare un’alternativa di sinistra , tanto da aggiungere al simbolo del Psi, quello del garofano per intenderci, la dicitura “unità socialista”. Craxi, con la caduta del muro di Berlino “pensò che la storia avrebbe condotto in modo naturale i post comunisti a compiere la svolta e a diventare socialisti”, un nome – come evidenzia Stefania Craxi – ” che ancora oggi resta impronunciabile in una sinistra che si è inventata come “democratica” e oggi vagheggia un Ulivo 4.0 dopo essere passata negli anni da cose e cosette con numerazioni progressive e fallimentari”.
Ci credeva talmente tanto Craxi che fece entrare il PDS nell’Internazionale socialista e in un incontro con Occhetto disse: “Achille quando io parlo di unità socialista faccio sul serio, comincia a preparare l’ipotesi di una federazione tra i nostri due partiti”. In un successivo incontro Occhetto gli confessò che una parte importante del suo partito pensava ancora all’alleanza con la DC, cioè al “compromesso storico” e ai governi di “solidarietà nazionale”.
Craxi ci credeva talmente alla “unità socialista e della sinistra”, al punto da evitare le elezioni nel ’91 proprio dietro richiesta dei comunisti, perché non voleva distruggerli, ma solo convincerli al riformismo e alla socialdemocrazia. E Craxi, anziché di essere ringraziato per la sua generosità, è stato, invece, violentemente attaccato sotto ogni aspetto.
Craxi era un uomo di sinistra anticomunista, combattuto in maniera feroce da Enrico Berlinguer che, come ricordava lo stesso Craxi, in “Io parlo e continuerò a parlare”, lo definì “un pericolo per la democrazia”. Il portavoce di Berlinguer, Antonio (Tonino) Tatò, “principe” del catto-comunismo dette a Bettino Craxi del “bandito politico” e “dell’avventuriero”.
Durante il suo esilio ad Hammamet, Craxi, ricordava, a proposito della sua iniziativa di far entrare l’ex PCI ora PDS nella Internazionale socialista, le perplessità manifestate dal leader socialista del Portogallo, Mario Soares, dicendo: “Bettino, ma chi te lo fa fare a far entrare gli ex Pci ? Ne sei proprio sicuro”? Craxi era orgoglioso che per la prima volta l’Italia avesse avuto con Sandro Pertini e con lui, un presidente della Repubblica e un presidente del Consiglio entrambi socialisti. E su Pertini , diceva: “Quel presidente mi difese sempre da tutti gli attacchi negli anni del mio governo”.
Craxi, per tutti coloro che lo hanno conosciuto e trattato, era un uomo sincero, di gustosa ironia, di grande umanità e che apprezzava chi non era ipocrita. Un uomo che nella migliore tradizione del socialismo liberale e umanitario era molto più solidale e alla mano di quanto volesse apparire.
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.