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CON QUESTA SPESA PUBBLICA CI VORREBBE QUINTINO SELLA

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di Gianvito Caldararo

In Italia continua a crescere il debito pubblico. Nel giro di qualche anno raggiungerà la vetta dei 3 mila miliardi di euro e il pagamento di interessi per circa 100 miliardi di euro.  Un terzo di tale debito è nelle mani di istituzioni finanziarie estere, che sono una vera e propria spada di Damocle, cioè una minaccia permanente.

L’Italia avrebbe bisogno di un ministro come Quintino Sella, che divenuto ministro del governo Rattazzi, prima, e del governo La Marmora, dopo, fu il ministro con il compito di conseguire il pareggio di bilancio. I costi rivenienti dall’unificazione del nuovo Stati italiano, rischiavano di mandare in default il nuovo Stato. Di fronte a tale rischio e minaccia, il ministro Quintino Sella, dette seguito ad una politica di economie, cioè quella che oggi chiamiamo “Spending review”, ovvero la revisione della spesa pubblica, e di inasprimenti fiscali sui consumi e i redditi, ricorrendo a provvedimenti anche impopolari.

Una politica diametralmente opposta rispetto a quella che portano avanti i nostri diversi governi italiani, con il conseguente aumento del debito pubblico quale risultato di una politica di bonus e agevolazioni varie.

“Il superbonus 110% è stata una misura insensata, troppo generosa e priva di controllo”, ha dichiarato l’ex presidente dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, il prof. Giuseppe Pisauro, professore universitario di Scienza delle finanze.

L’Italia rischia che l’Unione Europea apra una procedura per deficit eccessivo, con il rischio che il governo venga sollecitato a porre fine a tutta una politica fatta di “bonus”, che per la mancanza di controlli e per la permeabilità della normativa. Le truffe hanno raggiunto la enorme cifra di circa 15 miliardi di euro, come ha riferito il direttore dell’Agenzia delle entrate, il dott. Ernesto Maria Ruffini, durante l’audizione alla Commissione Finanze del Senato.

I 15 miliardi di euro di truffe sono così suddivisi: 8,6 miliardi di euro sono stati oggetto di sequestri preventivi e 6,3 miliardi di euro sospesi o scartati dalla piattaforma dei crediti da quando è stata attivata. Il Superbonus, insieme al bonus facciate, e, in misura minore, gli incentivi alle imprese Transizione 4.0 hanno inciso marcatamente sui conti pubblici degli ultimi anni lasciando anche una pesante eredità sul futuro.

I loro effetti finanziari risultano a oggi superiori a quelli attesi nelle stime ufficiali, per l’intero periodo di validità delle misure. L’Ufficio Parlamentare di Bilancio, rileva che “al 1 marzo 2024, data di pubblicazione del conto economico delle Amministrazioni pubbliche, l’ammontare del Superbonus nel periodo 2020-2023 è stato pari a 170 miliardi di euro.

Quanto rilevato in termini di competenza economica nel quadriennio 2020-2023 inciderà, a livello di debito, soprattutto sul triennio 2024-2026: a un impatto in media annua pari allo 0,5 per cento del Pil nel triennio 2021-2023, seguirà un onere più elevato pari a circa l’1,8 per cento in quello successivo”. Una situazione che obbligherà il governo e i governi italiani a rivedere tutta la normativa sulle agevolazioni (bonus), sulla flat tax e sulla nota Spending review, sempre annunciata e mai attuata, ma soprattutto a dare battaglia alla lotta all’evasione fiscale, l’altro grave male della nostra Italia.

Il problema vero è se l’Italia ha una classe dirigente all’altezza di un così gravoso compito.

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  • Redazione

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